Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Tre sentieri per il lago

“Lei sapeva benissimo che, una volta di più, si trattava di un <<tema>> importante, molto importante, ma quel che ne veniva fuori era soltanto una spaventosa accozzaglia di luoghi comuni che avrebbe potuto inventarsi benissimo a tavolino, e invece Elisabeth, che non credeva più a nessuno, doveva tirarne fuori un reportage con fotografie e testi impressionanti, pur rendendosi conto che tutto ciò non la riguardava, men che mai quelle donne e quei medici, e un giorno, mentre conversava con un ginecologo, una persona elegante e piena di sensibilità, era stata colta a un tratto da una furia assurda, avrebbe voluto scattare in piedi e gridargli in faccia che andasse pure al diavolo, tanto a lei della sua comprensione e delle sue caute dichiarazioni non gliene importava assolutamente niente. Che cosa le importava di tutte quelle donne con le loro difficoltà, i loro problemi e i loro mariti, e la loro incapacità di dire anche una sola parola autentica sulla propria vita, e a un tratto avrebbe voluto domandare a quel medico: E chi fa mai delle domande a me, chi ne fa mai a qualcuno che si permette di vivere e pensare in maniera autonoma, che cosa avete fatto di me con questa vostra pazzesca comprensione per ogni problema? non è mai venuto in mente a nessuno di voi che si uccidono le persone se gli si toglie la possibilità di esprimersi e quindi di vivere e di pensare a modo loro?

Naturalmente non aveva gridato, al contrario aveva ringraziato con cortesia e poi aveva consegnato un magnifico servizio che le faceva orrore, e quando aveva ricevuto il premio il reportage era già dimenticato e finito nel cestino.”

(Ingeborg Bachmann, “Tre sentieri per il lago”, ed. Adelphi)

Dopo aver scoperto la grandezza di un romanzo come “Malina”, eccomi qui a scrivere su un libro di Ingeborg Bachmann che mi è parso persino superiore per efficacia, intensità, capacità di muovermi dentro. Mi riferisco a “Tre sentieri per il lago”, raccolta di cinque racconti di rara bellezza. Qualche libro l’ho letto e non mi è accaduto spesso di trovarmi commosso o sul punto di esserlo. Leggendo i racconti della Bachmann mi è successo sia con “ll latrato” sia con quello che dà il titolo alla raccolta, il più lungo.

Scrive Pietro Citati in un brano riportato sul retro-copertina dell’edizione Adelphi: “I racconti di Tre sentieri per il lago sono una delle grandi raccolte narrative del nostro secolo. Senza saperlo e volerlo, la Bachmann si allontanò un poco da se stessa: cancellò o sfumò l’ossessione con cui aveva vissuto; e l’ultimo, elegantissimo racconto, che dà il titolo alla raccolta italiana, è in qualche modo una riconciliazione con la figura paterna e con l’Austria materna, sebbene l’incontro e l’addio siano così dolorosi”. Chi ha letto “Malina” o altre opere precedenti della Bachmann potrà notare come questi cinque racconti siano attraversato da una malinconia feroce che quasi mai sfocia in rabbia, da una profondità d’introspezione e una lucidità che non sono inficiate da visioni allucinate; si ha davvero la sensazione di trovarsi di fronte a una scrittrice che è riuscita a distillare dai suoi dèmoni interiori il meglio, conservando la capacità di ferire il lettore ma al tempo stesso fargli cogliere la bellezza dell’atto narrativo.

“Il latrato”, che mi ha colpito in modo particolare, è un breve racconto, di poco più di venti pagine, con il quale l’autrice analizza il rapporto tra una madre e un figlio. Da solo, questo racconto, varrebbe la lettura dell’intero libro, che pure è arricchito da altre storie stupende. “Simultaneo” è la descrizione di una fugace relazione tra un’interprete e un funzionario della Fao; “Problemi problemi” è incentrato su una giovane donna che ha eretto il sonno a sommo appagamento, e che trova conforto solo nelle visite settimanali alla parrucchiera; in “Occhi felici” la protagonista, alla quale mancano diverse diottrie, sceglie di togliersi gli occhi per non vedere di continuo la realtà circostante che la ferisce; infine “Tre sentieri per il lago”, il più lungo, è la storia di una donna di mezza età che, tornata al paese per visitare il padre e i luoghi d’origine, rivive la sua intera esperienza sentimentale, le perdite, rendendosi conto di essere destinata a un’estraneità irrimediabile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: