Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Chesil beach”

“Certe volte è imbarazzante scoprire che il corpo non vuole, o non sa mentire a proposito delle emozioni. Chi è mai riuscito, per ragioni di decoro, a rallentare un cuore che batte forte, o a ricacciare indietro un rossore? Il muscolo ribelle di Florence fremeva scomposto: pareva una falena intrappolata sottopelle. Le capitava a volte la stessa cosa alla palpebra. Forse però il tumulto si stava placando: non era sicura. Ricapitolare la situazione in base alla logica l’aiutava, perciò procedette con sistematica ottusità: la mano di lui stava lì perché Edward era suo marito; e lei lo lasciava fare perché era sua moglie. Certe amiche, come Greta, Hermione e soprattutto Lucy, sarebbero state nude tra le lenzuola da ore a quel punto, avrebbero anzi consumato quel matrimonio in chiassosa allegria ben prima delle nozze. Nella loro affettuosa magnanimità, avevano perfino l’impressione che anche per lei fosse andata proprio così. Pur non avendo mai mentito, Florence non aveva nemmeno specificato come stavano veramente le cose. Se pensava alle amiche, riconosceva nella propria esistenza un sapore unico e particolare: la solitudine.”

(Ian McEwan, “Chesil beach”, ed. Einaudi)

 

A un certo punto stavo abbandonando la lettura di “Chesil beach”, ovvero mentre leggevo il secondo dei cinque capitoli nei quali è suddiviso questo romanzo, piuttosto breve, di Ian McEwan, autore già presente in questo blog con altri e superiori libri, quali “Bambini nel tempo”, “Primo amore, ultimi riti” e soprattutto “Espiazione”. Quella parte del testo, infatti, non solo non mi era parsa all’altezza del promettente inizio, ma mi aveva fatto sospettare un proseguimento non tanto appassionante; e invece si è confermata un’eccezione all’interno di un romanzo che, pur non toccando le altezze delle altre opere citate, è comunque divertente ma non solo.

I protagonisti sono Florence ed Edward, ventiduenni neo-sposi, lei violinista, lui aspirante storico, in luna di miele e in procinto di consumare la loro prima notte di nozze, che per entrambi, poi, dovrebbe costituire la prima esperienza sessuale completa. Il condizionale è d’obbligo, perché il romanzo è proprio incentrato sull’enorme difficoltà, per i due, di superare determinate barriere nelle quali si sono ingabbiati, ciascuno dei due per cause proprie. La storia è ambientata nel 1962, prima che la rivoluzione sessuale (sic!) di quel decennio liberasse (?) da paure, tabù e inibizioni varie (ma qui eviterei di aprire parentesi, specie di carattere personale; e infatti non la chiudo).

I due si amano, ma al loro amore manca ciò che forse avrebbe dovuto fondare il loro amore prima del matrimonio, e che adesso essi cercano tra mille dubbi, insicurezze e soprattutto silenzi reciproci. Si ritrovano schiacciati tra il desiderio e la paura che la realizzazione di questo desiderio possa rivelarsi un fallimento totale. La libertà teorica di cui dispongono resta paralizzata in una terra nella quale si mescolano gioia per l’aspettativa e un certo disgusto per il contatto fisico, al quale nessuno dei due è abituato. Il tono della narrazione, comunque, non è drammatico, o comunque è costantemente condito dalla vena divertita e divertente dell’autore.

Oltre al fattore puramente fisico, però, ciò che condanna all’ineluttabile distanza la storia d’amore tra i due, è l’incomunicabilità a un livello più profondo. I due recitano delle parti e non riescono, per vergogna ed egoismo, a comunicare all’altro quali sono i problemi e/o cercare una soluzione; la goffaggine dei loro approcci fisici, quindi, è solo un’inevitabile conseguenza della loro scarsa capacità di sentire l’altro, delle maschere che indossano da tempo, del continuo parlare d’altro, eludendo ciò che, forse, avrebbe potuto salvare la loro storia e, magari, permettere loro anche di avere una più soddisfacente vita sessuale.

Se dovessi consigliare un romanzo di McEwan, non comincerei da questo, che comunque, tirando le somme, mi è piaciuto. Nel caso doveste leggerlo, non fatevi abbattere dal secondo capitolo (che poi, magari, sarà quello che a voi piacerà di più).

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