Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Opinioni di un clown

“Tutto ciò che è profondo ama la maschera; le cose più profonde hanno per l’immagine e l’allegoria perfino dell’odio…un tale uomo riservato, che istintivamente si serve delle parole per tacere e per celarle ed è inesauribile nello sfuggire alla comunicazione, vuole ed esige che al suo posto erri nei cuori e nelle menti dei suoi amici una maschera; e anche ammesso che egli non voglia tutto questo, un bel giorno gli si spalancheranno gli occhi sul fatto che a onta di ciò v’è laggiù una sua maschera – e che è bene che le cose stiano a questo modo. ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera; e più ancora, intorno  a ogni spirito profondo cresce continuamente una maschera, grazie alla costantemente falsa, cioè superficiale interpretazione di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che egli dà”.

(F. Nietzsche, “Al di là del bene e del male”, Lo spirito libero, af. 40)

“Lo so, credere a questa religione è difficile. Resurrezione della carne e vita eterna. Spesso Maria mi leggeva la Bibbia. Dev’essere difficile credere a tutto questo. Più tardi ho letto persino Kierkegaard (una lettura utile per un individuo prossimo a diventare un clown). Era difficile, ma non faticoso. Non so se ci sia gente che ricama tovaglie su disegni di Picasso o di Klee. A me quella serata fece questa impressione, come se quei cattolici progressisti si lavorassero all’uncinetto dei grembiuli di Tommaso d’Aquino, Francesco d’Assisi, Bonaventura e Leone XIII. Grembiuli che naturalmente non arrivavano a coprire le loro nudità, perché non c’era nessuno fra i presenti (all’infuori di me) che non guadagnasse almeno i suoi millecinquecento franchi al mese. Era così imbarazzante anche per loro, che più tardi si sfogarono diventando cinici e snob…”

(Heinrich Böll, “Opinioni di un clown”).

Ho scelto di iniziare la stesura di queste mie impressioni riportando un brano di Nietzsche sul concetto di “maschera” e uno tratto dal libro di Böll, dai quali si possono evincere alcuni nuclei tematici dello stesso romanzo. Hans Schnier ha 27 anni, ne ha da percorrere ancora 23 prima di giungere ai 50, da lui ritenuta un’età degna per il declino artistico; si è formato in scuole cattoliche ma non è religioso, è di professione un attore comico, un clown per la precisione, ma è caduto in disgrazia perché incapace di conformarsi al pensiero dominante. “Malinconico, indolente e predisposto alla monogamia”, così si definisce il protagonista, che ci narra in prima persona la sua storia. Lo troviamo già all’inizio del libro alle prese con problemi pratici evidenti, dovuti alla cancellazione di alcune serate di esibizione. Una feroce stroncatura di un critico lo ha colpito, e tra le cause ci sono la birra che ha cominciato a bere in maniera troppo frequente e soprattutto la sua incapacità di accettare che Maria, la ragazza che egli riteneva legata a sé per sempre, lo abbia lasciato per “passare ai cattolici” e andare a vivere con Herbert Züpfner.

Il cattolicesimo, l’amore e il denaro sono tre cardini attorno ai quali ruotano tutte le riflessioni del protagonista, in un intrecciarsi di ricordi, pensieri rivolti al futuro e incombenze imminenti da affrontare sempre sull’orlo del precipizio. Il cattolicesimo è un bersaglio grosso per Böll, e lo è non perché il clown si erga ad ateo irriducibile, bensì perché è proprio la posizione di clown, di emarginato dalla società, che gli consente di smascherare, in maniera irriverente e sarcastica, tante meschine ipocrisie che i personaggi che ruotano attorno a lui incarnano. In tal senso il primo bersaglio di Schnier è la madre, che dirige un “Comitato Centrale della Società per la conciliazione dei contrasti razziali”, e che però ha mandato la propria figlia, sorella di Hans, a morire in nome della causa nazista, per la “sacra terra tedesca”. Böll solleva, sia pure senza addentrarsi in un’analisi sociologica – politica, un problema che sempre si ripropone allorché una dittatura (e di quella specie) cessa: che fine fanno tutti i sostenitori del regime? Si riciclano, magari fondano “Comitati per la Salvaguardia di Qualche Cosa”, così da presentare al mondo una coscienza innocente. Ma tali trucchi non bastano per ingannare il clown Schnier, che si maschera per professione, e che dunque riconosce, a sua volta, i travestimenti mal riusciti. La morale cattolica è attaccata specialmente in riferimento all’ipocrisia in materia sessuale, perché Hans non riesce a digerire che Maria, la ragazza che gli si è concessa ancora giovane, lo abbia lasciato e di questo egli incolpa anche taluni personaggi che a suo avviso l’hanno traviata a suon di riunioni, lavate di cervello, discorsi altisonanti sulla “colpa”, sul “desiderio carnale”, sul peccato, salvo indurla poi a commettere quello che egli ritiene il reale adulterio, cioè tradire lui per Züpfner. Il punto che ha segnato la rottura tra lui e Maria è stato proprio il suo rifiuto di sottoporre eventuali figli a un’educazione rigidamente cattolica. Su questo Hans non transige, e la sua scelta, coerente fino in fondo, lo pone tuttavia in una condizione inevitabilmente pericolosa, tant’è che non mancano, da parte sua, segnali di follia. Va specificato che l’anticattolicesimo del protagonismo non si riduce a una bieca opposizione, e anche i momenti di maggiore rabbia lasciano sempre sullo sfondo la percezione che il clown soffra proprio perché, paradossalmente, è più “credente” (lui che si dichiara agnostico, non ateo) dei ferventi frequentatori di chiese. “E’ esistito un solo vero cristiano ed è morto sulla croce”, scrisse sempre Nietzsche in quel pamphlet terribile che è “L’Anticristo”. Hans Schnier potrebbe fare sue queste parole. Più in generale, però, al si là del bersaglio di specie, la requisitoria del clown ben si adatta a qualsiasi tipo di assolutismo ideologico che conduce all’annebbiamento dello spirito critico che dovrebbe albergare in ciascuno di noi.

Il denaro in tutto il romanzo ha un ruolo decisivo. Böll descrive una società in cui tutto ruota attorno ad esso, anche i sentimenti faticano a ritagliarsi spazi in un contesto sociale ove l’immagine, l’apparenza, la maschera appunto, assume un ruolo prepotente e incontrastabile. Il Dio Denaro è tale perché il suo possesso è decisivo, e a nulla vale ergersi contro il sistema che impone determinati ritmi, consumi, scadenze da onorare. Hans ci prova, lavora anche sottopagato, sa di essere sfruttato persino dai suoi agenti di lavoro, ma non molla su certuni princìpi che ritiene inderogabili. Tuttavia le impellenti necessità quotidiane, il mangiare, il bere, pagare le bollette, a mano a mano diventano sempre più stringenti ed egli si trova nella scomoda e terribile situazione di dover chiedere aiuto proprio a coloro dei quali detesta l’ipocrisia, la menzogna quotidiana, i voltafaccia. A questo punto si tratta di vedere quale sarà la scelta di Hans messo di fronte a bivi che toccano le sue convinzioni nel profondo, ma qui lascio al lettore il piacere di scoprire da sé quale piega prenderanno gli eventi narrati dal protagonista.

Il romanzo nel suo complesso è un atto di accusa verso la società tedesca dei primi anni Sessanta del Novecento, ma potrebbe benissimo essere trasposto in altre epoche e luoghi. Colui che voglia imbarcarsi in una lotta “donchisciottesca” contro antichi pregiudizi ormai radicati è destinato, quasi inevitabilmente, alla solitudine e alla disperazione assoluta. Pasolini scriveva che “una società destinata a perdersi è fatale che lo faccia, un individuo mai”.

In chiusura, aggiungo che si tratta di un libro la cui lettura scorre in maniera piacevole, nonostante quanto abbia scritto sopra possa far apparire il contrario. Böll non si concede voli pindarici, descrizioni poetiche, ma con stile sarcastico, secco, pungente, riesce a farci riflettere e sorridere, seppur amaramente.

A mio avviso, un capolavoro da leggere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: