Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

L’onore perduto di Katharina Blum

“Lei intanto aveva perfettamente capito che era più che giustificato interrogarla, anche se non vedeva il bisogno di <<scoprire fino al minimo particolare della sua vita>>, ma le riusciva incomprensibile come certi dettagli del suo interrogatorio – ad esempio le famose visite maschili – fossero potuti giungere a conoscenza del giornale, e poi tutte quelle dichiarazioni false e bugiarde. A questo punto intervenne il procuratore Hach e disse che, dato l’enorme interesse suscitato nel pubblico dal caso Götten, naturalmente era stato necessario diramare un comunicato stampa; non c’era ancora stata una conferenza stampa, ma sarebbe stato difficile evitarla, a causa dell’agitazione e del terrore provocati dalla fuga di Götten, che lei, Katharina, aveva reso possibile. Del resto, grazie ai suoi rapporti con Götten lei era ormai un <<personaggio di attualità>> e perciò oggetto di un giustificato interesse da parte del pubblico.”

(Heinrich Böll, “L’onore perduto di Katharina Blum”, ed. Einaudi)

Katharina Blum, ventisettenne cameriera al servizio dell’avvocato Blorna e di sua moglie Trude “La rossa”, conosce, a un ballo di Carnevale, il giovane Ludwig. Il giorno seguente, dopo averlo aiutato a scappare da casa sua, si ritrova accusata di aver favorito la fuga di un pericoloso criminale, per l’appunto Ludwig. Per gli inquirenti il sospetto che lei conoscesse da tempo l’uomo è forte, per la stampa la storia diventa una ghiotta occasione per indagare a fondo sul passato di Katharina, stravolgendo le dichiarazioni di chi la conosce, così da meglio delineare l’immagine di complice che è necessaria per una perfetta storia di sesso e crimine. La morbosità dei cronisti del GIORNALE non ha limiti, così come la faciloneria di alcuni degli inquirenti. A nulla valgono le testimonianza dell’avvocato Blorna e di chi conosceva Katharina, anzi, ogni parola, fino a prova contraria, può essere sbattuta in prima pagina in modo da avvalorare le tesi accusatorie. Katharina, dopo quattro giorni di assedio mediatico, crolla e uccide un cronista, adeguandosi così, infine, a ciò che gli altri avevano costruito su di lei.

Böll, del quale avevo già letto in passato “Opinioni di un clown” ed “E l’angelo tacque”, ricostruisce i quattro giorni che caratterizzano la discesa di Katharina, quelli tra l’incontro con Ludwig e l’assassinio del giornalista. Lo fa con quello che egli chiama “una specie di drenaggio o prosciugamento”, facendo confluire i diversi rivoli in un unico grosso fiume. I capitolo che compongono la storia sono tutti brevi, piccoli “quadri”, tessere di un mosaico che si ricompone lentamente, ma del quale già sappiamo, sin dalla prima pagina (perciò l’ho svelato in precedenza), chi ha commesso cosa.

“L’onore perduto di Katharina Blum”, infatti, non è un giallo, bensì una sarcastica riflessione sul potere distruttivo che certa stampa può avere sui destini di singoli individui, che magari, come la protagonista del romanzo, si ritrovano invischiati in vicende certo poco chiare (Ludwig è effettivamente un criminale), ma in maniera quasi del tutto casuale, e che soprattutto sono messi alla gogna pubblica attraverso una minuziosa rivisitazione di aspetti della loro esistenza che nulla hanno a che fare con la suddetta “vicenda poco chiara”. Emblematico, nel romanzo, la spietata attenzione che il GIORNALE e anche gli investigatori dedicano a certe “visite maschili” che Katharina avrebbe ricevuto nel corso degli anni, tutte da dimostrare e che, comunque, nulla hanno a che fare con il criminale Ludwig, ma servono solo a soddisfare il palato libidinoso dei lettori.

Per concludere, va detto che, nonostante l’argomento “serio” (o proprio per tale motivo), il libro si legge con piacere, perché Böll è abile nel dosare sarcasmo, ironia e fredda cronaca dei fatti.

“Uno dei grandi organizzatori del carnevale, commerciante di vini e rappresentante d’una ditta di spumanti, il quale poteva vantarsi di aver rimesso in piedi il buon umore, espresse sollievo per il fatto che i due omicidi erano stati resi noti solo il lunedì e il mercoledì. <<Una cosa del genere all’inizio dei giorni di baldoria, e addio spensieratezza, addio affari. Se viene fuori che ci si serve dei costumi per commettere delitti, è finito l’incanto, e gli affari vanno a ramengo. Sono veri e propri sacrilegi. L’allegria, la sbrigliatezza hanno bisogno della fiducia, è la loro base vitale.”

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