Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Racconti e novelle

Sto leggendo il primo dei tre volumi “Racconti e novelle” di Guy de Maupassant, ed è molto probabile che leggerò anche gli altri, o almeno sceglierò tra gli stessi le novelle da leggere. Considerata la mia recente tendenza a scrivere articoli quasi più lunghi dei libri letti, considerata inoltre la mole di ciascuno di questi tre tomi, preferisco delegare la recensione dell’opera di Maupassant al grande scrittore Henry James, che nel 1888 scrisse il saggio introduttivo presente nell’edizione Einaudi che ho tra le mani. Si tratta di una prefazione di oltre dieci pagine, non apologetica, nella quale James elenca quelli che a suo parere sono le virtù e le pecche delle novelle di Maupassant, dalle quali trae spunti per osservazioni di carattere più generale su letteratura inglese e francese; dalla prefazione, che costituisce di per sé una “perla” da leggere, vi riporto alcuni stralci, grazie ai quali mi esonero da un compito che, peraltro, nessuno mi aveva assegnato.

“Maupassant ha scritto un centinaio di novelle e solo quattro romanzi veri e propri, ma se le novelle meritano il primo posto in un’onesta valutazione del suo talento non è solo perché sono tanto più numerose: sono anche quelle che meglio lo caratterizzano, meglio ne rappresentano l’originalità, e il fatto che siano brevi, brevissime in certi casi, non impedisce che formino una collezione di capolavori”.

“Negli ultimi quarant’anni, Maupassant ha sfornato regolarmente questi componimenti condensati, dei quali un inglese a prima vista direbbe che il segno comune a tutti è la licenziosità. In realtà tale qualità è loro attribuibile in misura assai diversa, e un esame più approfondito dimostra che si possono dividere in molti gruppi…Quello che hanno di più in comune, invece, è l’essere straordinariamente forti, e, subito dopo, l’essere straordinariamente brutali. Un racconto può essere osceno senza essere brutale, e viceversa, e il disprezzo di Maupassant per quei divieti che si suppone vengano imposti nell’interesse del buon costume è solo un elemento, invero un elemento molto importante, del suo disprezzo generale…l’autore ha fissato un occhio spietato su una piccola parte dell’esistenza umana, in genere brutta, cupa, meschina, sordida, prende il pezzettino e lo spreme fino a che fa o delle smorfie o sanguina. Talvolta la smorfia è molto buffa, talaltra la ferita è orribile; ma in tutti i casi il fatto è ben vero, osservato, notato e rappresentato; non un’invenzione o un castello in aria. Maupassant vede la vita umana come una cosa terribilmente brutta, ravvivata solo dalla comicità, ma anche la commedia è per lo più la commedia della miseria, dell’avidità, dell’ignoranza, della disperazione e della volgarità”.

“Lasciando da parte per un momento i romanzi, i racconti si possono suddividere in tre gruppi: quelli che trattano del petit employé e del piccolo bottegaio, in genere parigini, quelli che trattano dei contadini normanni, e quelli vari, in cui sono rappresentate le classi sociali più alte…a queste si potrebbero aggiungere, come categoria a sé, le varie forme in cui Maupassant racconta avventure di viaggi in treno”.

“Di certo sarà il contadino normanno a far sopravvivere i suoi racconti; Maupassant conosce questo personaggio come se lo avesse fatto lui; lo capisce a fondo, lo rappresenta con pochi tocchi liberi e plastici. Egli non lo ammira, ed è talmente padrone dell’argomento, che non si addice a un estraneo suggerirgli di modificare il suo giudizio. Fa parte dello spregevole bagaglio del mondo, ma, in complesso, parrebbe il gruppo più grottesco. La sua prudenza, circospezione, astuzia innata, avarizia, la sua irritante meschinità, sono inequivocabili…Sarebbe impossibile mostrare con un più acuto umorismo la stoltezza e l’ottusità della sua ignoranza, la confusione delle sue brame contrastanti…”.

“Può sembrare che io non abbia difeso abbastanza Maupassant, in relazione ai lettori inglesi, dicendo che, dopo aver pubblicato venti volumi indecenti, ne ha pubblicato un ventunesimo che non è né indecente né cinico. Non è questo che mi ha indotto a dedicargli tante pagine, ma il fatto che, pur avendo scritto tutti gli altri, è tuttavia rimasto, per coloro che si interessano di queste cose, un autore di cui non era possibile non tenere conto…”.

Un pensiero su “Racconti e novelle

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