Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Roma senza papa

 – Oggi sono diciotto. Tutti bambini di lavoratori. Li tolgo alla strada, all’abbandono. Se non ci fossi io…

Ed è manifestamente falso. Il cortile dell’oratorio, uno spiazzo accecante, asfittiche acacie in crocchio da un lato, nell’angolo un magazzino di selci fra bianchi ciuffi di ortiche, è condiviso da due artigiani, un falegname, un materassaio o tappezziere, che ci tengono arnesi e banconi. Ma il porticato sotto la canonica risuona di chiacchiere matronali. Se mi sporgo vedo spuntare piedoni in ciabatte e gambe varicose. Sono donne che se ne stanno sedute a contemplare i ragazzini. I figli loro, e difatti ogni tanto una di esse raggiunge uno dei piccoli giocanti e vocianti, gli rialza le mutande, gli asciuga il naso. Regazzini, o piuttosto ‘ste criature’. Perché il culto dei figli si consacra nel rapporto fra il terreno e l’eterno, e i figli sono le creature per eccellenza: la gioia di possederli è dell’uomo e della donna, la responsabilità di averli messi al mondo e mantenerceli è senz’altro di Dio”.

(Guido Morselli, “Roma senza papa”)

“Roma senza papa” fu scritto da Guido Morselli nel 1966, ma pubblicato, come quasi tutta la sua produzione letteraria, solo postumo. Qualche tempo fa ho scritto le mie impressioni su “Dissipatio H.G.”, a mio avviso un capolavoro, e la lettura di quest’altro romanzo ha stimolato ulteriormente certe mie riflessioni sulle logiche editoriali anche odierne, sulle quali però sorvolo, preferendo rendere merito all’Adelphi per le edizioni dei testi di Morselli che ho potuto leggere.

Il romanzo è ambientato alle soglie del 2000, per noi passato, per Morselli futuro da immaginare. Un prete svizzero, che da giovane è stato seminarista a Roma, torna nella capitale per un’udienza dal Papa, un immaginario Giovanni Paolo XXIV, di origini irlandesi, che da qualche anno ha trasferito la sua sede a Zagarolo, fuori Roma, stravolgendo così tradizioni e consuetudini millenarie.

Come si può intuire, il romanzo è molto fantasioso, fantapolitico quando descrive un patto tra il Vaticano e l’allora Unione Sovietica. È bene precisare che Morselli non scrive un saggio filosofico – teologico sul rapporto Stato – Chiesa, anche se non mancano spunti di riflessione su argomenti tuttora attuali e oggetto di dibattito. Nell’ipotetico duemila di Morselli, il papa, dunque, s’è ritirato a Zagarolo, conduce una vita frugale per motivazioni che poi saranno chiarite, i preti hanno ottenuto il permesso di sposarsi, il Diavolo è stato messo ormai in naftalina per lasciare spazio alla “cattolicizzazione della psicanalisi”, lo Stato ha appaltato ai Gesuiti la soluzione della “questione meridionale”, Claudio Villa è il più rappresentativo parlamentare italiano, San Pietro è diventata sede di convegni e concerti e Roma, dovendo fare i conti con i danni turistici derivanti da una decisione di tal portata, è costretta a sovvenzionare le commesse dei negozi affinché assaltino sessualmente gli indifesi turisti.

Rispetto alla drammaticità di “Dissipatio H.G.”, in questo romanzo Morselli fa sfoggio di una maggiore dose d’ironia e la lettura a tratti è molto divertente, sebbene infarcita di citazioni dotte, più o meno distorte o inventate di sana pianta.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: