Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Nietzsche e la filosofia

“A chi chiede a che cosa serva la filosofia, bisogna rispondere aggressivamente perché la domanda è volutamente ironica e caustica: la filosofia non serve né allo Stato né alla Chiesa, che hanno altre preoccupazioni, e non è al servizio di nessuna potenza consolidata. La filosofia serve a rattristare: una filosofia che non rattristi, che non riesca contrariare nessuno, che non sia in grado di arrecare alcun danno alla stupidità e di smascherare lo scandalo, non è filosofia.”

(Gilles Deleuze)

“Nietzsche e la filosofia” è uno di quei libri che dovrò rileggere più volte, innanzitutto perché la comprensione di certe parole non è mai data in maniera definitiva (sarebbe terribile il contrario, sarei morto qualora pensassi d’aver compreso tutto) e in secondo luogo perché è uno di quei testi che stimola in me l’attività, la creatività, la vitalità, spingendo lontano, almeno momentaneamente, gli istinti nichilistici, da schiavo, la passività, il risentimento. Mi fa stare “bene” anche quando mi fa “male”, e non è poco.
A parte gli effetti più meno benefici su di me, il libro di Deleuze è una delle più approfondite analisi del pensiero di Nietzsche, quanto meno di alcuni aspetti dello stesso. Scritto nel 1962, s’inserisce appieno nella cosiddetta “renaissance” di Nietzsche, vale a dire la riscoperta, la rivalutazione ma soprattutto la necessaria interposizione di una cesura tra il pensatore tedesco e il nazismo, cui troppo avventatamente, ed artatamente, era stato accostato mediante opportune manipolazioni dei suoi testi. In quest’ottica, oltre all’universalmente nota edizione delle Opere curata dagli italiani Giorgio Colli e Mazzino Montinari, è bene segnalare alla lettura degli appassionati del settore anche questo testo di Deleuze, che può essere letto anche da un neofita, come ottima introduzione alla successiva letture delle opere di Nietzsche. Consiglio, tuttavia, il percorso inverso.
Deleuze analizza molti aspetti dell’opera nietzschiana, dal concetto di tragico, dall’apollineo al dionisiaco, alla volontà di potenza, al superuomo (oltre-uomo), all’origine della morale, fino all’eterno ritorno.
Particolarmente curata la sezione dedicata all’analisi della “Genealogia della morale”.
Oltre all’analisi dei testi di Nietzsche, Deleuze arricchisce il tutto con considerazioni di carattere personale, che svilupperò negli anni successivi. Non si limita, insomma, a una pur curata e appassionata esegesi dell’opera del filosofo con il martello.
Una lettura non semplice, certo, ma che arricchisce e stimola ulteriori approfondimenti, su argomenti che, a prescindere da Nietzsche e Deleuze, toccano il nostro vissuto, quanto meno quello di chi, almeno una volta nella sua esistenza, si è fermato un secondo e si è chiesto: “L’esistenza ha un senso?”.

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