Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Nella colonia penale e altri racconti

“Sono in piedi sulla piattaforma del tram e sono profondamente incerto per quanto è della mia posizione in questo mondo, in questa città, nella mia famiglia. E neanche incidentalmente potrei precisare quali pretese, in qualsiasi direzione, avrei il diritto di avanzare. Non posso dare nessuna giustificazione del fatto di trovarmi su questa piattaforma, di reggermi a questo sostegno, di farmi portare da questa vettura e che la gente eviti la vettura o se ne vada tranquillamente o sosti davanti alle vetrine. Nessuno me ne chiede ragione; ma è lo stesso.

La vettura si avvicina a una fermata, una ragazza si porta accanto al predellino, pronta a scendere. Mi appare con tale chiarezza che è come se l’avessi toccata. È vestita di nero, le pieghe della sottana sono quasi immobili, la blusa è attillata ed ha un colletto di trina bianca a traforo minuto, la mano sinistra si appoggia alla parete, nella destra l’ombrello punta sul secondo gradino. Il viso è bruno, il naso, appena stretto ai lati, si fa tondo e largo sulla punta. Ha capelli scuri folti e ciuffi mossi sulla tempia destra. L’orecchio è minuscolo e aderente; ma le sono tanto vicino che posso vederle tutto il lato posteriore del padiglione e l’ombra, là dove si innesta.

Allora mi sono domandato: come è possibile che non sia stupefatta di se stessa, tenga chiusa la bocca e nulla dica che a quello stupore si convenga?”

(Franz Kafka, “Il passeggero”, in “Nella colonia penale e altri racconti”, ed. Einaudi)

Stavolta segnalo un libro che non ho appena finito di leggere, ma che mi è ricapitato tra le mani mentre ero intento a modificare la disposizione di alcuni scaffali nella mia stanza, proprio per fare spazio ad altri libri, operazione che comporta sempre qualche rischio a livello mentale (vedi articolo delirante a riguardo).

Si tratta di “Nella colonia penale e altri racconti”, una raccolta di scritti di Franz Kafka, pubblicati dalla Einaudi nella collana “Scrittori tradotti da scrittori”. Nello specifico, Franco Fortini, anch’egli scrittore nonché critico, ha tradotto le prove narrative che Kafka raccolse in volumi o di cui ebbe almeno la possibilità di rivedere le bozze, con esclusione, dunque, di romanzi come “Il processo”, “Il castello” o “America”. Il libro si apre con i mini-racconti contenuti in “Contemplazione”, prosegue con il racconto breve “La condanna”, una perla forse poco conosciuta anche dagli amanti di Kafka, prosegue con i più noti “La metamorfosi” e “Nella colonia penale”, poi con un’altra serie di racconti di diversa lunghezza, raccolti sotto il titolo di “Un medico di campagna” e si chiude con “Un digiunatore”.

Questo libro mi capitò tra le mani mentre frugavo su una bancarella di testi usati. Il rivenditore me lo vendette per un solo euro, dicendomi che lo aveva da anni lì con sé e nessuno se n’era mai interessato. Costatato che il caso (?!?) aveva voluto premiarmi, elargii la moneta e mi tuffai nella lettura. Nel corso degli anni ho riletto alcune pagine più volte, sempre apprezzando la tragica ironia di uno degli scrittori che più mi hanno segnato nel corso della mia esperienza da lettore. Prima di riporlo nella nuova sezione della mia libreria, ve lo consiglio senza aggiungere altro.

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