Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Indagini di un cane

“Le mie domande servono ormai a ossessionare solo me stesso, a farmi spronare dal silenzio che intorno a me è l’unica risposta. Quanto sopporterai ancora che il genere canino, come le tue indagini ti portano a riconoscere con sempre maggiore consapevolezza, taccia e continui per sempre a tacere? Quanto lo sopporterai ancora: è questa, al di sopra di tutte le singole domande, la vera e propria questione vitale, essa è rivolta solo a me e non affligge nessun altro. Purtroppo è una domanda a cui posso rispondere più facilmente che a tutte le altre: è presumibile che io resista fino alla mia fine naturale, all’inquietudine del domandare si oppone sempre più la calma della vecchiaia. Probabilmente morirò in silenzio, circondato dal silenzio, quasi pacificato, e a questa attesa vado incontro preparato. Noi cani abbiamo ricevuto quasi per cattiveria un cuore mirabilmente forte e dei polmoni che non si logorano anzitempo, resistiamo a tutte le domande, anche alle nostre, bastioni del silenzio quali siamo.

Sempre più spesso in questi ultimi tempi ripenso alla mia vita, cercando l’errore decisivo causa di tutto, che forse ho commesso e che non riesco a individuare. Eppure devo averlo commesso, giacché se non l’avessi commesso e ciononostante non avessi raggiunto in seguito all’onesto lavoro di una lunga vita ciò che desideravo, avrei la prova che ciò che desideravo era impossibile e la conseguenza sarebbe la perdita di ogni speranza”.

(Franz Kafka, “Indagini di un cane”).

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2 pensieri su “Indagini di un cane

  1. Pingback: Tg Letterario (edizione straordinaria) « Tra sottosuolo e sole

  2. E’ il racconto più indefinibile del libro, quasi come l’ambiguità di Odisseo e delle sirene. L’apparente inutilità e pesantezza di tante pagine, lasciano alla fine il dubbio di aver letto qualcosa di singolare e di uno strano interesse. Questo cane ricercatore e filosofo che per 26 interminabili pagine elucubra su se stesso e il mondo canino, ci spossa, ci fa dimenticare che a scrivere sia Kafka e ci sembra che a scrivere sia davvero un cane.

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