Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Racconti

“Ma tutto ormai procedeva a quel modo, cioè di male in peggio. Esattamente due minuti dopo essersi seduto a tavola uno spaventoso pensiero pervase tutto il suo essere. Egli all’improvviso si accorse di essere orrendamente ubriaco, cioè non come prima, ma completamente ubriaco. La causa di ciò era stato il bicchierino di vodka bevuto dopo lo champagne che gli aveva fatto immediatamente effetto. Egli avvertiva, sentiva con tutto il proprio essere, di star perdendo definitivamente le forze. Naturalmente la sua spavalderia era molto aumentata, ma la coscienza non lo abbandonava e gli gridava: “Male, molto male, è anzi una cosa del tutto indecente!”. Naturalmente i suoi vacillanti pensieri da ubriaco non riuscivano a concentrarsi su un punto fermo: si erano d’un tratto manifestati in lui, in modo addirittura palpabile per lui stesso, come due aspetti diversi del suo carattere. Il primo era pieno di spavalderia, di desiderio di vittoria, di volontà di abbattere gli ostacoli e di un’incrollabile sicurezza che ancora avrebbe raggiunto il suo scopo. L’altro si faceva sentire attraverso una tormentosa pena nell’anima e una specie di rovello nel cuore. “Che cosa diranno? Come andrà a finire tutto ciò? Che cosa accadrà domani, domani, domani!…”. Dianzi egli aveva come sordamente avvertito di avere dei nemici in mezzo agli invitati. “È perché, probabilmente, anche prima ero ubriaco”, pensò preso da un tormentoso dubbio. Potete immaginare quale fosse il suo terrore quando egli effettivamente ora si convinse, in base a segni inequivocabili, che tra le persone sedute a tavola egli aveva effettivamente dei nemici e che di ciò ormai non si poteva più dubitare. “Ma perché! Perché!”, pensò.

(Fëdor Michailovič Dostoevskij, “Uno spiacevole episodio”, in “Racconti”, ed. Garzanti)  

Chi ha avuto la pazienza di seguirmi da più tempo, avrà notato che in questo blog c’è una forte presenza di Fëdor Michailovič Dostoevskij, a cominciare dal nome del blog stesso. Il motivo è molto semplice: si tratta del romanziere che porterei con me nella classica isola sperduta, qualora fossi costretto a scegliere. Porterei i suoi libri, almeno, non essendo possibile portare lui. I suoi romanzi li ho letti e riletti diverse volte, cercando, in maniera indegna, di scrivere anche le mie impressioni sui suoi capolavori. Ero convinto di aver letto quasi tutto, pur consapevole che mi mancassero ancora alcuni racconti ritenuti “minori”. Lo spunto per ovviare a parte di questa mancanza, me lo ha fornito Michail Bachtin, nel suo mirabile “Dostoevskij. Poetica e stilistica”; in questo saggio Bachtin cita spesso un racconto, “Bobòk”, proprio uno di quelli che mi mancava e che ho trovato nell’edizione Garzanti.

Il volume contiene sette racconti, alcuni dei quali ascrivibili a un Dostoevskij giovane, già promettente narratore, ma uomo non ancora segnato da vicende biografiche fondamentali, quali la deportazione in Siberia. La differenza rispetto agli altri racconti, e ancora di più rispetto ai romanzi, è avvertibile, ma, anche se il paragone con i capolavori sarebbe azzardato, Dostoevskij riesce già in queste sue prime prove a farci pregustare ciò che poi lo renderà un grande della letteratura. Più nello specifico, i primi tre racconti furono scritti tra il 1846 e il 1848, e sono “Il signor Procharčin”, “La padrona” e “Le notti bianche”. Su quest’ultimo mi astengo dallo scrivere alcunché, avendolo letto, in passato, almeno sette volte.

“Il signor Procharčin” è la storia di un impiegato solitario, avaro e che vive in miseria, in un angolo di una stanza, condivisa con altri inquilini; tirchio all’inverosimile, riluttante al contatto con il prossimo, Procharčin cade in un delirio, anticipando, sia pure in maniera meno efficace, altri e ben più celebri personaggi dei romanzi di Dostoevskij. I suoi coinquilini, “commiseratori”, cercheranno di capire perché Procharčin ha perso la testa. Tra quelli che ho letto, mi è parso il meno convincente, sebbene si tratti pur sempre di Dostoevskij.

“La padrona”, che fu stroncato dalla critica così come il precedente, mi è parso già migliore, anche se in certi passaggi denota una certa ingenuità o lentezza (naturalmente, dico a me stesso che questo mio “giudizio” è un po’ critico solo perché io già conosco cos’altro ha scritto Dostoevskij). Il protagonista è Ordynov, un sognatore debole, angosciato, solitario, malato, che crede di potersi sollevare dalla sua apatia esistenziale quando incontra, per puro caso, Katerina, donna tutt’altro che fatale, anzi piuttosto ingenua, che nello sguardo porta le ferite che l’esistenza le ha inferto e che diventa, qualche giorno dopo l’incontro, la sua padrona di casa. Ordynov, infatti, riesce a farsi affittare un angolo (nel racconto è spiegato cosa s’intende per “affittare un angolo”) nell’appartamento che la donna condivide con Murin, un vecchio dall’aspetto demoniaco, epilettico, del quale la donna è succube. A parte qualche eccesso lessicale, Dostoevskij è già abile, in queste pagine, nel descriverci come la passione possa divorare dall’interno una persona.

Sorvolando, come scritto, su “Le notti bianche”, ecco “Uno spiacevole episodio”, decisamente più convincente rispetto ai due racconti di cui ho appena accennato qualcosa e che, già di per sé, ha giustificato l’acquisto della raccolta. Questo scritto risale al 1862 e qui si avvertono le prime avvisaglie di ciò che, pochi anni dopo, Dostoevskij troverà nel suo e nel nostro sottosuolo. Qui, però, a differenza che nelle opere della maturità, domina una nota più divertente; il racconto, infatti, è una satira grottesca con la quale l’autore deride l’ottusità dei boriosi burocrati. Nello specifico, il malcapitato protagonista è Pralinski, un consigliere di Stato che ha avuto accesso a questa carica in età abbastanza giovanile, e che ha intenzioni di verificare certe sue idee, per dimostrare alla vecchia nomenclatura che si può essere umanitari e filantropi pur gestendo il potere. La modalità prescelta, tuttavia, non è delle migliori. Pralinski, una sera, un po’ brillo, si autoinvita a un addio al celibato di un suo sottoposto. L’idea è quella di compiere un “bel gesto” agli occhi del suo subordinato, acquisendo al tempo stesso in autorità e in stima personale. Peccato che Pralinski abbia qualche difficoltà a dominare la sua sete d’alcool. Le conseguenze saranno esilaranti.

“Bobòk” è il più breve tra i racconti contenuti nella raccolta, e come detto aveva attirato l’attenzione di uno dei più grandi studiosi di Dostoevskij, cioè Bachtin. L’espediente narrativo non è originale: i morti che parlano. Un uomo, presente a un funerale, ascolta per caso le voci dei morti che, con un certo sarcasmo, dileggiano l’ipocrisia dei vivi e le loro. Giustamente Bachtin rivela come questo racconto contenga, in pillole, un’idea fondamentale che sarà sviluppata nei grandi romanzi: la polifonia. In un breve passaggio finale, il narratore afferma: “…proprio così, bisogna ascoltare dappertutto e non soltanto da una parte, per potersi fare un concetto.” Chi conosce l’opera di Dostoevskij, sa cosa contiene quest’affermazione all’apparenza innocua.

“Bobòk” fu scritto negli anni della maturità, così come gli ultimi due racconti, cioè “La mansueta” (o “La mite”) e “Il sogno di un uomo ridicolo”, ai quali è accomunato anche dal fatto di essere tutti e tre scritti in prima persona. Questi ultimi due non li ho riletti in quest’occasione (almeno non ancora), ma avevo avuto modo di conoscerli e apprezzarli in passato. “La mansueta” trae spunto, come spesso accadeva a Dostoevskij, da episodi di cronaca, ed è una concitata, tesa, drammatica ricostruzione che un marito tenta di fare, di fronte al cadavere dalla moglie, morta suicida. “Il sogno di un uomo ridicolo” è un monologo del narratore, il quale sogna di trasportarsi in una terra ancora pura, incontaminata dalla cattiveria e dall’ipocrisia degli umani.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: