Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

I fratelli Karamazov

“Il problema adesso è questo, pensava il mio giovane filosofo: è possibile che un’epoca simile un giorno si avveri, oppure no? Se si avvererà, allora tutto è deciso e allora l’umanità si organizzerà in modo definitivo. Ma siccome, per via della radicata stupidità umana, forse non ci arriveremo neppure fra mille anni, a ogni uomo che già fin da ora abbia coscienza delle verità è lecito organizzarsi come gli pare e piace, secondo i nuovi princìpi. In questo senso a lui ‹‹tutto è permesso››. Non basta: anche se un’epoca simile non dovesse avverarsi mai, tuttavia, poiché Dio e l’immortalità comunque non esistono, all’uomo nuovo, fosse pure a uno solo in tutto il mondo, è lecito diventare l’uomo-dio, e naturalmente nella sua nuova qualità gli è lecito scavalcare a cuor leggero tutte le barriere morali dell’antico uomo-schiavo, se ciò dovesse essere necessario. Al di sopra di Dio non ci sono leggi! Dove si mette Dio, lì è il suo posto! E dove mi metterò io, quello sarà subito il primo posto…‹‹Tutto è permesso›› e basta! Tutto ciò è molto carino; però, mi sembra, se uno ha voglia di fare il furfante, perché cercare anche la sanzione della verità? Ma il nostro ometto russo contemporaneo è fatto così: senza questa famosa sanzione non si sa decidere nemmeno a essere un furfante, tanto si è innamorato ormai della verità”.

(Fëdor Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”)

Le parole che ho tratto, al di là dell’evidente affinità con alcune tematiche di fondo del pensiero di Nietzsche (pure sotto altri profili così lontano da Dostoevskij), esemplificano al meglio uno dei temi di fondo de “I fratelli Karamazov”. La filosofia del “se non c’è Dio, allora tutto è permesso” è la terribile molla alla base di tanti avvenimenti narrati nel romanzo, l’ultimo scritto dall’autore russo. Il “nichilismo”, già analizzato sotto il profilo individuale in “Delitto e castigo” e sotto quello collettivo ne “I demoni”, qui assurge a vera e proprio “rivolta metafisica”, con tutto il suo carico di drammatiche conseguenze.

È difficile parlare dei Karamazov senza rischiare di svelare elementi della trama, e sarebbe anche impossibile, a meno di non voler scrivere un trattato (e non è questa la sede, al di là della mia incompetenza al riguardo) su argomenti enormi quali l’esistenza o meno di Dio, il rapporto tra fede e ragione e così seguitando. Qui mi limito a dire che la rilettura di questo romanzo, a distanza di anni, con una maggiore consapevolezza e soprattutto conoscenza di determinati riferimenti storico – filosofici, è stata un’esperienza nuova, trascinante e appagante. Personalmente mi sono accorto, ad esempio, di essermi sottratto al fascino dell’intellettuale ateo Ivàn e di essere stato preso di più dall’eroe di Dostoevskij, Alëša.

A parte le mie preferenze circa i singoli personaggi, è bene dire che “I fratelli Karamazov” è un romanzo avvincente. I temi sono ‘alti’, ma la grandezza di Dostoevskij consiste proprio nell’essere un romanziere – filosofo, nel riuscire a far sì che le ‘idee’, le ‘tesi’ filosofiche, pur esplicitate grazie ai dialoghi, alle interpolazioni del narratore, non vadano mai a detrimento della scorrevolezza del racconto.

Un padre (Fëdor Karamazov) dissoluto che abbandona i figli quando sono piccoli, un beone, mangione, buffone consapevole, donnaiolo impenitente, che si scontra con un figlio (Dmitrj) per questioni di denaro e proprio per una donna maliarda (Agrafena); un figlio (Dmitrj) lussurioso, spendaccione anch’egli, rivale del padre e disposto a tutto, ignorantello, capace di slanci passionali nel bene e nel male; un altro (Ivàn), studente precocissimo, filosofo del “tutto è permesso”, logico, razionale, freddo; il più piccolo (Alëša) religioso, filantropo precoce, apparentemente destinato a una vita monacale; un servo (Smerdjiakov) epilettico e incattivito. Più un’altra marea di personaggi, ciascuno problematico, mai cristallizzato.

Non posso aggiungere molto altro sui rapporti tra questi personaggi e sulle loro vicende, altrimenti svelerei troppo a chi non avesse ancora letto il romanzo.

Aggiungo che all’interno del romanzo vi è una piccola novella sul “Grande Inquisitore”, che a mio avviso costituisce una delle vette della letteratura mondiale di tutti i tempi, o quanto meno di ciò che ho letto.

Chiudo con due piccole curiosità. Alberto Moravia, messo di fronte a una scelta tra questo romanzo e “Delitto e castigo”, sostenne che preferiva il secondo, perché in questo vedeva un certo schematismo e una certa stanchezza, pur ritenendolo comunque un romanzo di grande valore. Mi permetto, umilmente, di dissentire circa l’eccessivo schematismo. Carlo Emilio Gadda, al contrario, affermava di essere rimasto particolarmente attratto dai Karamazov, in particolare da Alëša e dall’episodio del cane (che non svelo, ovvio).

Annunci

14 pensieri su “I fratelli Karamazov

  1. Pingback: Tg Letterario (edizione straordinaria) « Tra sottosuolo e sole

  2. Pingback: Letteratura e Approcci « Tra sottosuolo e sole

  3. Pingback: Germania anno zero (R. Rossellini) « Tra sottosuolo e sole

  4. In genere ne penso e ne dico parecchie sugli autori, ma con Dostoevskij ho sempre il timore di dire troppo e non dire nulla, per cui mi fa sempre piacere leggere su di lui.

    p.s. concordo anche io con Gadda 🙂

    • Sì, infatti anch’io quando scrivo su di lui ho lo stesso terrore, ma poi mi faccio forza, perché lo faccio da appassionato, senza ambizioni da critico o filologo, e mi dico che se anche riuscissi a incuriosire una persona che non l’ha mai sentito nominare per me sarebbe una felicità. 🙂

  5. Pingback: “Il villaggio di Stepànčikovo e i suoi abitanti” (Fëdor M. Dostoevskij) « Tra sottosuolo e sole

  6. Pingback: “L’Unico e la sua proprietà” (Max Stirner) « Tra sottosuolo e sole

  7. Pingback: “Il sosia” (Fëdor Dostoevskij) | Tra sottosuolo e sole

  8. Pingback: “Il sogno di un uomo ridicolo” (Fëdor M. Dostoevskij) | Tra sottosuolo e sole

  9. Pingback: “Avevi un bel nome. Romanzesco” | Tra sottosuolo e sole

  10. Pingback: “Dostoevskij” (Stefan Zweig) | Tra sottosuolo e sole

  11. Pingback: Orhan Pamuk su Dostoevskij | Tra sottosuolo e sole

  12. Pingback: Alberto Moravia su “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. | Tra sottosuolo e sole

  13. Pingback: “Dostoevskij. Poetica e stilistica” (Michail Bachtin) | Tra sottosuolo e sole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: