Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Delitto e castigo

“Tutti gli eroi di Dostoevskij interrogano se stessi sul senso della vita, ed è sotto questo aspetto che sono moderni: essi non temono il ridicolo…nei romanzi di Dostoevskij, il problema è posto con tale intensità, da non poter impegnare che a soluzioni estreme…se Dostoevskij si accontentasse di questo esame, sarebbe filosofo. Ma egli illustra le conseguenze che quei giuochi dello spirito possono avere nella vita di un uomo, ed è in ciò che egli è artista”.

(Albert Camus, “Il mito di Sisifo”)

“Delitto e castigo” (o “Il delitto e la pena”), oltre che un capolavoro, è il libro che tanti anni fa mi aprì a una certa letteratura, tant’è che accingermi a rileggerlo a distanza di tempo e dopo aver attraversato tanti altri ‘sentieri’ letterari e di vita, mi destava già di per sé una certa emozione. La lettura ha confermato quanto sospettavo, cioè che non solo non mi sarei annoiato a rileggerlo, ma che avrei colto molti più riferimenti di quanto non avessi fatto tanti anni fa.

Come poter descrivere un romanzo del genere? Non è di per sé limitante la definizione di ‘romanzo’? Ovviamente non mi sobbarco un compito del genere, mi limito a riportare qualche impressione in maniera piuttosto frammentaria.

Dostoevskij è uno scrittore ‘ideologico’, lo è in maniera potente ma non nel senso deleterio che questa parola può assumere quando indica cecità di vedute. Sarebbe ingiusto negare questo carattere ai suoi scritti, magari perché non si condivide la sua percezione del mondo, ad esempio la sua particolare religiosità, magari lasciandosi attrarre da personaggi che invece negano Dio. Qualcuno, a tale riguardo, ha parlato di romanzi a più voci, per sottolineare come egli riuscisse a incarnare in figure indimenticabili tesi e antitesi su un determinato argomento (e circa il tema ‘Dio’ non si può non pensare alle figure dei vari fratelli Karamazov).

A me sembra che la grandezza di Dostoevskij sia la ‘problematicità’ dei suoi personaggi, il loro perpetuo interrogarsi, i loro tormenti interiori. In altre parole, Dostoevskij espone le sue ‘tesi’, ma non lo fa costruendo una struttura comoda e placida sulla quale poggiare la propria tesi a scapito di quelle avverse. Del resto non poteva farlo, le vicende della sua vita (di per sé probabilmente più interessanti e drammatiche di qualsiasi romanzo) non potevano condurlo a scrivere alcunché di rassicurante, di dimostrato.

“Delitto e castigo” ha in sé numerosi spunti, seppure tutti imperniati sulla figura centrale del romanzo, che è indubbiamente Raskòl’nikov. Orgoglioso, ipocondriaco, cupo, scontroso, irascibile, ex – studente ridotto in miseria, abietto ma capace di slanci emotivi insospettabili, Raskòl’nikov è l’assassino che già si presenta come tale dalle prime pagine del libro. Sì, non maleditemi se ho svelato questo segreto, nel caso non abbiate letto il libro, perché tanto ‘non’ è un segreto. Il tema principale del romanzo, infatti, non è la ricerca di un misterioso killer, quanto invece il processo interiore all’assassino stesso, prima ma soprattutto dopo l’omicidio. Dostoevskij costruisce impareggiabili pagine attorno ai travagli interiori, al castigo, alla pena insostenibile che Raskòl’nikov sente. Un crescendo di tensione di straordinaria efficacia.

Quando Dostoevskij scrisse questo romanzo Freud era ancora un bambino, le teorie psicanalitiche sull’inconscio erano lungi dall’essere sviluppate, ma non si può non ‘sentire’ (mutatis mutandis), nella pagine di “Delitto in castigo”, una sorta di eco rovesciata, un’anticipazione di quanto verrà espresso, sotto veste diversa, da Freud. La battaglia tra cervelli che a un certo punto del libro si svolge tra Raskòl’nikov e Porfirij Petrovic è magistrale.

Raskòl’nikov è il personaggio cardine, ma attorno a lui pullula un ‘universo’ variegato, colmo di perdizione, di squallore, di bettole, di ubriaconi, prostitute minorenni, traffichini, usurai. Dostoevskij aveva visto con i propri occhi, in Siberia, gli abissi dell’uomo, aveva capito che il ‘bene’ e il ‘male’ sono concetti troppo spesso banali per definire ciò non può essere definito: l’uomo. La miseria è orribile, non è la povertà di chi, pur tra enormi difficoltà materiali, comunque conserva la dignità. La miseria abbrutisce gli essere umani, li corrompe nei gesti quotidiani, li porta ad atti abietti, tanto che a un certo grado di svilimento la pietà si mescola all’orrore, non è più così semplice, ammesso che lo sia mai stato, capire perché si compiono certe scelte di vita. Ciò non significa stabilire un’equazione per la quale miseria è uguale ad abiezione e ricchezza a salvezza, tutt’altro. Il denaro nei romanzi di Dostoevskij è presente, e lo è sia come mezzo per sopravvivere sia, se non soprattutto, come simbolo di corruzione.

Da tutto ciò Dostoevskij non scappa, non può, perché tutto è nei suoi occhi, nella sua mente. Le figure che ci dipinge sono eterogenee, spesso ci fanno ribrezzo, talvolta ci fanno ridere, altre volte ancora ci commuovono. Certi ritratti femminili sono indimenticabili. Le pagine su Sònja, per esempio, non possono che toccare l’animo del lettore, ma anche qui è bene lasciare della lettura e dell’emozione.

Ho scritto che Dostoevskij è ‘ideologico’. Ora, per comprendere al meglio molti riferimenti bisognerebbe essere storici, e più specificamente profondi conoscitori della Russia ottocentesca. Rimando ciascuno agli approfondimenti che riterrà opportuno fare, per esempio sulla questione dei cosiddetti ‘circoli progressisti’, che inizialmente Dostoevskij frequentò salvo poi prenderne le distanze, sulle critiche al socialismo utopico, ai nichilisti, a un certo modo di trattare la ‘questione femminile’, all’etica utilitaristica, e così via. Sarebbe inutile qui, ora, elencare i riferimenti letterari che ho colto. Basti dire che la vicenda di Raskòl’nikov catalizza tutta una serie di questioni che fanno di questo romanzo ben più che un’indagine di carattere poliziesco.

Personalmente, ammetto che la figura del personaggio principale, Raskòl’nikov appunto, che indubbiamente affascina il lettore (seppure nella sua abiezione) ha lasciato spazio, nella mia mente, ad un altro paio di personaggi, dei quali ho colto la ‘grandezza’ solo ora, in questa rilettura, a riprova ulteriore che la comprensione non è mai data in maniera definitiva, e che rileggere certi romanzi è tutt’altro che uno sterile esercizio.

Tanto per non sfuggire a ciò che è più evidente dinanzi agli occhi e non solo (sin dal titolo), non mi esprimo granché sul carattere religioso dell’espiazione di Raskòl’nikov, non perché voglia eludere il tema, quanto perché il discorso su Dostoevskij e la sua religiosità è troppo ampio e complesso, e lo banalizzerei, più di quanto non abbia fatto con il resto.

Per concludere quest’indegna presentazione, aggiungo che leggere Dostoevskij è anche ‘divertente’. In questo non posso che essere d’accordo con David Foster Wallace, il quale ha sottolineato, in un mirabile saggio (è in “Considera l’aragosta”), questo aspetto.

“Cristo e Dostoevskij. Tutto il resto sono balle”, scrisse Pavese, che non era un vescovo. Aveva esagerato, certo. Ma neanche poi di molto.

Annunci

8 pensieri su “Delitto e castigo

  1. Pingback: Tg Letterario (edizione straordinaria) « Tra sottosuolo e sole

  2. Pingback: Il primo incontro non si scorda mai? « Tra sottosuolo e sole

  3. Pingback: “Il villaggio di Stepànčikovo e i suoi abitanti” (Fëdor M. Dostoevskij) « Tra sottosuolo e sole

  4. Pingback: L’omicidio di un calabrone (un caso giudiziario) « Tra sottosuolo e sole

  5. Pingback: “Dostoevskij” (Stefan Zweig) | Tra sottosuolo e sole

  6. Pingback: “L’uomo che guardava passare i treni” (Georges Simenon) | Tra sottosuolo e sole

  7. Pingback: Alberto Moravia su “Memorie dal sottosuolo” di Dostoevskij. | Tra sottosuolo e sole

  8. Pingback: “Dostoevskij. Poetica e stilistica” (Michail Bachtin) | Tra sottosuolo e sole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: