Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Col corpo capisco

“Nei momenti di tranquillità, lui lo sa, loro possono immaginare di avere un sacco di tempo a disposizione, di non dover soccombere all’istinto, quell’istinto così umano e comprensibile, pensa Shaul serrando le labbra, lanciarsi l’uno contro l’altra e l’uno dentro l’altra, trincerarsi, scavarsi a vicenda, sollevarsi e abbassarsi e ansimare così, come fanno ogni giorno, da anni ormai, dieci, in una frenesia disperata, costretti a sfruttare fino all’ultimo i pochi momenti di vicinanza, quando ogni cellula del corpo è come una bocca spalancata che bacia, succhia, lecca, morde.

Shaul chiude gli occhi e come se sfilasse un libro da uno scaffale stipato sceglie una giornata come quella, una giornata in cui Elisheva e il suo uomo sono del tutto rilassati. La tiene fra le mani, la apre, chiude gli occhi. Pensa a loro tranquilli, disarmati. Sono così diversi quando hanno tempo a disposizione, quando non sono tesi e frustrati dal bisogno di far presto. I loro movimenti sono diversi, e anche il respiro, le espressioni del volto. Come raccontare a Esti? Come varcare quel confine?”

(David Grossman, “Col corpo capisco”, ed. Oscar Mondadori)

Non avevo mai letto nulla di David Grossman, sia perché non si può leggere tutto, e quindi ero impegnato a leggere altro, sia per una sorta di pregiudizio dovuto ai titoli dei romanzi, che mi sembravano troppo accattivanti, furbi. Un pensiero, non c’è dubbio stupido, e soprattutto non un motivo valido per tenersi lontano dal contenuto di un romanzo. Insomma, a farla breve mi sono deciso e ho letto “Col corpo capisco”.

Il libro è suddiviso in due racconti, uno che dà il titolo all’intero volume, e l’altro, il primo, intitolato “Follia”. Tra i due, ho preferito proprio “Follia”, che mi è parso più avvincente e capace di muovermi qualcosa dentro, però anche l’altro non mi è dispiaciuto, anzi mi ha aiutato anch’esso a scoprire quest’autore che finora conoscevo solo di fama. I due racconti vertono sul tema della “gelosia”, sebbene affrontato in maniera abbastanza differente. In “Follia”, il cui titolo è già indicativo circa lo stato mentale del protagonista, accompagniamo Shaul, uomo di mezzo età, nel suo viaggio mentale, riguardante la relazione extra-coniugale che la moglie Elisheva intrattiene, o intratterrebbe, con un altro uomo. Shaul, infortunato a una gamba, è accompagnato in auto da sua cognata Esti, all’inizio all’oscuro di tutto, e alla quale, con un lento e inesorabile processo catartico, l’uomo confida la sua vicenda. Shaul racconta di come egli sappia che sua moglie, da dieci anni, tutti i pomeriggi, adducendo la scusa di andare in piscina, sia solita recarsi all’appuntamento con Paul, l’amante. L’uomo, nonostante l’ostilità pregressa tra lui e la cognata, ha bisogno di liberarsi da un peso e nel corso del viaggio inghiotte anche la donna nel suo vortice emotivo. Ciò che più lo ferisce non è tanto il tradimento in sé, l’atto sessuale, quanto piuttosto l’idea che tra la moglie e l’amante possa essersi instaurato un rapporto d’amore completo, includente anche i piccoli gesti quotidiani dai quali lui si sente escluso. Nel raccontare, abbonda di particolari ed è proprio l’arte del raccontare, unita all’immaginazione quale molla dell’agire umano, a rendere intrigante il racconto. Grossman è molto abile nell’intervallare, al dialogo che si svolge nell’auto tra Shaul e la cognata, le visioni dell’uomo. Il suo stile, inoltre, è molto particolare, impudico senza scadere nella volgarità, e riesce sia a scavare nella psiche contorta dell’uomo che a creare tensione erotica in alcuni passaggi. I temi principali, però, sono, come detto, la gelosia, il raccontare e l’immaginare.

“Col corpo capisco”, il secondo racconto, mi ha colpito di meno, anche se, ribadisco, non mi è dispiaciuto né mi ha annoiato e, in certi passaggi, è stato anche più toccante.  Qui la gelosia è di forma diversa, è quella di una figlia nei confronti di sua madre, un’insegnante di yoga alla quale è affidato un ragazzo neanche sedicenne affinché “lo renda uomo”. L’autrice della storia è la figlia della donna, che ripercorre l’accaduto anni dopo, al capezzale della madre malata. Anche in questo caso, Grossman alterna, al racconto che la figlia-scrittrice sta scrivendo, degli intermezzi nei quali le due donne parlano di ciò che la più giovane sta scrivendo, confrontandolo con ciò che è realmente accaduto e scavando ciascuna nell’altra, come mai avevano fatto in passato. L’arte del raccontare e l’immaginazione, quindi, sono anche in questo secondo racconto un ingrediente fondamentale.

In chiusura, non posso mancare di segnalare come il corpo abbia un ruolo cardine nelle due storie, come del resto si evince dal titolo del volume e di uno dei racconti. Il corpo è ciò che lega Shaul alla moglie, ma anche la moglie all’amante (o presunto tale), quindi è fonte di piacere ma anche di dolore indotto, il corpo è quello del giovane allievo che turba la più matura insegnante, è ciò attraverso cui le sensazioni più stimolanti e quelle più dolenti ci colpiscono, è ciò che, ci piaccia o meno, rappresenta il nostro contatto con gli altri e con il mondo. Sulla questione del corpo, a questo punto, potrei continuare per altre righe, senza aggiungere alcunché di significativo a quest’articolo. Col corpo per ora capisco che è il momento di chiudere il pezzo. Col corpo capirò altro in seguito. Almeno credo.

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