Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Signorina Else

“Mi fermo. Perché? Siamo qui, uno di fronte all’altro. Perché non gli ho dato uno schiaffo? Non sarei ancora in tempo? Stanno passando i due inglesi. Sarebbe il momento buono. Perché non lo faccio? Mi sento vile, affranta, umiliata. Invece del milione che ho chiesto cosa pretenderà? Un bacio? Se ne potrebbe discutere. Un milione sta a trentamila come…che strana equazione. – Se in futuro avesse bisogno di un milione, Else…io non sono ricco, ma ne potremmo discutere. Ma questa volta voglio limitarmi nella mia richiesta, come lei. Questa volta le chiedo solo, Else, le chiedo solo di…poterla vedere. – È pazzo? Mi vede benissimo. Ah, in quel senso, certo! Che porco! Perché non lo prendo a schiaffi, questo porco? Sono arrossita o mi sono fatta pallida? Mi vuoi vedere nuda? Lo vorrebbero in molti. Sono bella, nuda. Perché non lo prendo a schiaffi? Che faccia mostruosa. Perché mi vieni vicino, porco? Non voglio sentire il tuo fiato sulle mie guance. Perché resto qui? Sono affascinata dai suoi occhi? Ci guardiamo fisso, come due mortali nemici. Vorrei gridargli in faccia che è un porco, ma non ci riesco. O non voglio?”

(Arthur Schnitzler, “Signorina Else”, ed. Universale Economica Feltrinelli)

Arthur Schnitzler è un autore che ho conosciuto abbastanza “tardi”, ma che poi non mi ha mai deluso. Su questo blog ci sono già le mie impressioni su altre sue opere, a cominciare da “Doppio sogno” e fino a “Fuga nelle tenebre”, passando per “Morire”. Stavolta il libro che consiglio è “Signorina Else”, scritto nel 1924. La tecnica narrativa scelta dall’autore è quella del monologo – delirio in prima persona, che consente di sviscerare i pensieri più nascosti della protagonista, la diciannove signorina Else, che non si è mai innamorata in vita sua, virginea nell’aspetto ma attraversata da pensieri sensuali, piuttosto altera, orgogliosa e, a suo dire, attratta dai tipi poco raccomandabili.

La signorina Else si trova in Italia, ospite della zia in un hotel di un paesino turistico (per la cronaca: San Martino di Castrozza). Qui lei comincia le sue sarcastiche osservazioni sui diversi personaggi che la circondano, per esempio il cugino Paul, Cissy o il ricco mercante d’arte Von Dorsday, un personaggio che le appare ambiguo e che tenta, con uscite che vorrebbero essere simpatiche ma non lo sono, di entrare nelle sue grazie. A sconvolgere la quiete del soggiorno, giunge un’accorata lettera scritta dalla madre di Else, nella quale le si chiede di rivolgersi proprio all’odioso Von Dorsday, per ottenere una somma di denaro. Il padre di Else, infatti, un avvocato, si trova in drammatiche condizioni economiche, entro tre giorni deve ottenere una somma da versare, pena il carcere. Else, pure restia a farlo, si rivolge a Von Dorsday, restando sconvolta dalla condizione che l’uomo pone in cambio del denaro: vuole vederla nuda.

La richiesta getta la ragazza in un vortice di pensieri che Schnitzler rende vertiginosi con la sua prosa. Else prova ribrezzo verso il viscido Von Dorsday, ma ripensa anche a quando, in altre occasioni, lei, che pure non ha mai mostrato ad alcuno le sue grazie, ha provato l’impulso di farlo, per esempio a quando si era mostrata, sia pure da lontano e non completamente nuda, ad alcuni marinai. La voluttà che aveva provato le si ripresenta adesso, mescolata alla ripugnanza verso la proposta di Von Dorsday. Nel corso del suo lungo e sempre più schizofrenico monologo, Else ipotizza scenari molto diversi tra loro; pensa alla condizione del padre, che potrebbe suicidarsi e che solo lei potrebbe salvare, sia pure vendendo sé stessa; pensa al proprio eventuale suicidio, ma anche, al contrario, a come potrebbe evolvere la sua esistenza se decidesse che la condizione posta dall’uomo non è così irrealizzabile. Quali conseguenze avrebbe la nudità così esposta sul resto dei suoi giorni?

Schnitzler è abile perché riesce a mostrarci la lenta ma inesorabile caduta negli abissi della disperazione, e lo fa con pagine intese, sarcastiche e che, a prescindere dalla vicenda specifica, possono offrire al lettore lo spunto per riflettere anche sul concetto di “maschera sociale” e su ciò che, pur non piacendoci, fa parte di noi.

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