Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Il ritorno di Casanova

“Anche Marcolina lo ascoltava attenta, ma con l’espressione di chi stia a sentir leggere da un libro delle storie di scarso interesse. Nessun moto del suo viso lasciava minimamente indovinare che aveva di fronte a sé – e ne era consapevole – lo stesso protagonista di tutte quelle avventure e di altre ancora che non raccontava, l’amante di innumerevoli donne: Casanova in persona. Tutt’altra luce brillava negli occhi di Amalia. Per lei Casanova era rimasto lo stesso di sempre, e la sua voce aveva lo stesso tono seducente di sedici anni prima; Casanova dal canto suo sentiva che gli sarebbe bastata una sola parola o anche meno per riprendere l’avventura di allora appena ne avesse voglia. Ma cos’era per lui Amalia in quel momento in cui desiderava ardentemente Marcolina come nessun’altra in passato? Credette di scorgere il suo corpo nudo attraverso la veste dai riflessi opachi che l’avvolgeva; i suoi seni fiorenti erano tesi verso di lui, e quando essa si chinò una volta per raccogliere il fazzoletto che le era scivolato a terra, la sua accesa fantasia attribuì a quel gesto un significato così lascivo che si sentì vicino a svenire. Involontariamente interruppe per un attimo il suo racconto, ciò non sfuggì a Marcolina; come non le sfuggì che lo sguardo di Casanova cominciava a luccicare stranamente; ed egli lesse negli occhi della giovane un improvviso stupore, una protesta, addirittura un’ombra di disgusto”.

(Arthur Schnitzler, “Il ritorno di Casanova”)

Di Arthur Schnitzler avevo già letto e apprezzato “Il sottotenente Gustl”, nel quale è smascherata la meschinità di ufficiale dell’esercito, e “Doppio sogno”, opera che ispirò Stanley Kubrick per il suo film “Eyes wide shut”.  “Il ritorno di Casanova” mi ha confermato le qualità dell’autore e convinto ancora una volta, ma non ce n’era bisogno, che un libro può avvincermi anche se l’ambientazione, e soprattutto il protagonista, non sono oggetti dei miei abituali interessi. Sin dal titolo, è evidente che il personaggio principale della storia è Giacomo Casanova, del quale, in tutta onestà, non ho mai cercato notizie in alcun modo. Schnitzler, in una breve nota finale, avverte di aver tratto alcune notizie dalle Memorie di Casanova stesso, ma di aver inventato o modificato di sana pianta il resto.

Il Casanova che incontriamo all’inizio della storia non è più il giovane avventuriero e seduttore dei decenni precedenti, ma un cinquantatreenne ridotto quasi alla miseria dal punto di vista economico e un uomo che sente di essere avviato alla decadenza fisica, e dunque anche alla perdita di quella fascinazione che aveva sempre esercitato sulle donne, che soffre d’invidia verso Voltaire perché ritiene che le sue qualità letterarie-filosofiche non siano adeguatamente riconosciute. Il ritratto che ne fa Schnitzler non è impietoso, tuttavia appare evidente che Casanova non è il classico eroe da romanzo, anzi la sua figura, in alcuni momenti, ci appare anche ridicola, nei suoi tentativi di riaffermare, innanzitutto a sé stesso, la propria capacità di seduzione e più in generale l’arte di raggirare il prossimo.

Dopo essere fuggito da Venezia ed essere stato in esilio per anni, Casanova si appresta a ritornare nella sua città d’origine, su invito di un suo protettore, che vuole proporgli un ruolo da spia per arginare alcuni movimenti giovanili di protesta. Nel percorso di ritorno verso casa, è ospitato, nei pressi di Mantova, dal bonario Olivo, una delle rare figure trasparenti della storia, e da sua moglie Amalia, che in passato, manco a dirlo, era stata sua amante.

Ben presto Casanova scopre che la coppia, oltre che avere tre figlie troppo piccole per le sue mire, ospita Marcolina, una nipote che studia matematica, si professa libera pensatrice e all’apparenza è insensibile al fascino maschile, persino a quello del giovane Lorenzi, una sorta di Casanova con trent’anni di meno. Nella tenuta di Olivo sono ospitati altri personaggi abbastanza ambigui, come il Marchese e la Marchesa, quest’ultima amante neanche tanto segreta del Lorenzi. Le giornate scorrono in interminabili partite a carte, nelle quali è coinvolto anche Casanova, che pure, in cuor suo, bramerebbe vincere altri tipi di resistenze. L’abilità di Schnitzler, che fu anche medico e che scrive in piena era “freudiana”, è quella di renderci interessanti anche eventi che di per sé non hanno nulla di attraente, per esempio proprio le partite a carte. Casanova è il fulcro di tutto, ma anche gli altri personaggi, con le loro ambizioni e debolezze, c’inducono a riflessioni su temi come il desiderio, l’ambiguità, la maschera sociale che s’indossa di fronte al prossimo, la paura d’invecchiare.

“Rinunciare al ritorno in patria gli sembrò il più impossibile di tutti i sacrifici che il destino potesse pretendere da lui. Che ragione c’era di restare ancora in questo mondo misero e sbiadito senza la speranza, la certezza di rivedere l’amata città? Dopo anni, decenni di peregrinazioni e avventure, dopo tutta la felicità e l’infelicità che aveva provato, dopo tutto l’onore e la vergogna, i trionfi e le umiliazioni che aveva sperimentato, doveva pure infine trovare un luogo di riposo, una patria. Ed esisteva per lui un’altra patria diversa da Venezia? E un’altra felicità che non fosse la coscienza di avere di nuovo una patria? All’estero non riusciva più da un pezzo a piegare durevolmente la fortuna al suo volere. Talvolta gli era ancora concessa la forza di afferrarla, ma non più quella di trattenerla. Il suo potere, sulle donne come sugli uomini, era svanito. Solo dove viveva nel ricordo la sua parola, la voce, lo sguardo potevano ancora ammaliare: al suo presente era negata l’efficacia. Aveva fatto il suo tempo!”.

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