Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Nemico, amico, amante…”

“Quello che aveva pensato di fare, una volta là dentro, era di sdraiarsi a terra. Sdraiarsi all’ombra di quelle grandi ruvide foglie e non uscire finché non avesse sentito la voce di Neal chiamare il suo nome. Forse nemmeno allora. Ma i filari erano troppo vicini per consentirglielo, e lei era troppo presa dai suoi pensieri per farci caso. Era furiosa.
Non per un episodio accaduto negli ultimi tempi. Le era tornata in mente una sera in cui un gruppo di persone sedute sul pavimento del suo salotto – o sala riunioni – faceva uno di quei giochi psicologici molto seri. Di quelli che dovrebbero rendere la gente più sincera e più disponibile. Bisognava dire la prima cosa che ti passava in testa guardando in faccia ciascuno dei presenti. E una signora dai capelli bianchi di nome Addie Norton, un’amica di Neal, le aveva detto: “Mi spiace dirtelo, Jinny, ma ogni volta che vedo te non riesco a pensare ad altro che: Santarellina”.
Jinny non ricordava di aver reagito in alcun modo, al tempo. Forse il gioco non lo prevedeva. Il commento che fece ora, nella sua testa, fu “Perché dici che ti dispiace dirmelo? Hai mai notato che quando qualcuno dice che gli dispiace dire qualcosa, in realtà non vede l’ora di dirla? Non credi che dovendo essere sinceri, questo potrebbe rivelarsi un buon punto di partenza?”
Non era la prima volta che si rigirava nella mente quella risposta. E che, sempre mentalmente, faceva notare a Neal come quel gioco fosse tutta una farsa. Perché quando arrivava il turno di Addie, forse che qualcuno aveva il coraggio di dirle qualcosa di sgradevole? Oh, no. “Esuberante” la definivano, oppure “Sincera come uno scroscio di acqua gelata”. Avevano paura di lei, ecco tutto.
Ripeté “Scroscio di acqua gelata” a voce alta, in tono sarcastico.”
(Alice Munro, “Nemico, amico, amante…”, ed. Einaudi)

La emozioni che uno scrittore può suscitare in me non hanno alcuna attinenza con eventuali premi o riconoscimenti che lo stesso ha ricevuto; nello specifico, però, devo dire che il Premio Nobel per la Letteratura del 2013, assegnato ad Alice Munro, mi ha permesso di conoscere un’autrice che, per motivi vari, ancora non avevo mai letto, e che, a essere proprio onesto, forse non sarebbe entrata così facilmente nella mia lista di libri da leggere. Su queste pagine ho già scritto le mie impressioni circa “Troppa felicità”, prima opera della Munro che ho letto. Stavolta è il turno di “Nemico, amico, amante…”, raccolta che mi era stata consigliata da qualcuno che già conosceva la scrittrice canadese. Questa seconda lettura non solo ha confermato le impressioni positive derivanti dalla prima, ma mi ha convinto che dovrò leggermi anche le altre opere della Munro.
“Nemico, amico, amante…” è costituito da nove racconti magistrali, tutti di alto livello, a mio avviso “superiori” rispetto a quelli, pur pregevoli, che avevo letto in “Troppa felicità”. La Munro non ci narra avventure mirabolanti di super-eroi, ma ci mostra vicende che potrebbero benissimo essere accadute a noi o a un nostro amico. Il suo, però, non è un freddo realismo, perché la sua abilità consiste proprio nell’essere lirica, poetica, a tratti struggente, anche ironica, pur senza utilizzare parole altisonanti, trame contorte o colpi di scena improvvisi. Nonostante cìò, ma direi per ciò, non ci si annoia, leggendo la Munro, sia che tratti le imprevedibili conseguenze della curiosità di due bambine che spiano la corrispondenza altrui, sia che ci narri un improvviso e fugace amore, o piuttosto un pranzo di famiglia con tanto d’ipocrite sopportazioni reciproche, o ancora un professore malato che non molla e combatte l’ignoranza fino alla fine. Le emozioni dei protagonisti, e anche quelle del lettore (almeno le mie) sono sotterranee, s’insinuano lentamente, talvolta taciute, ma non per questo meno potenti. L’amore, il disamore, la morte, la malattia, ma anche le felicità impreviste sebbene fugaci, il ricordo di ciò che è stato e non è possibile modificare, l’importanza delle scelte di ogni momento, tutto questo, e tanto altro, lo troviamo nei racconti della Munro, che al momento (salvo future e non sperate smentite) costituisce una delle mie più liete e recenti scoperte da lettore. Non aggiungo altro, invitandovi a scoprire i suoi testi con i vostri occhi, cuore, cervello, stomaco e quant’altro a vostra disposizione.
“Comunque. Sarebbe la stessa identica cosa, se ci incontrassimo ancora. Oppure no. Un amore non utilizzabile, che sapeva stare al suo posto (qualcuno lo definirebbe non vero, perché non rischierebbe mai di farsi tirare il collo, né di trasformarsi in una battuta volgare, né di consumarsi penosamente). Un amore che non rischia niente, ma che si mantiene vivo come una goccia di miele, una risorsa sotterranea. Con il peso di questo nuovo silenzio venuto a sigillarlo.
Non chiesi mai a Sunny notizie di lui, né lui me ne diede, in tutti gli anni che la nostra amicizia impiegò a morire.”

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