Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Cime abissali

“Tutte queste sono sciocchezze passeggere, disse il Giornalista. Una va, una viene, disse il Visitatore, ma il sistema delle sciocchezze rimane. Entriamo un po’ qui, voglio mostrarvi qualcosa. Vedete questa fila? È fatta di tre uomini. Guardateli, stanno lì fermi ad aspettare. Vedete quanta gente c’è, dietro il banco? Sì, disse il Giornalista, ma perché non vendono? È impossibile rispondere alla Vostra domanda, disse il Visitatore. Non c’è una ragione. Parlare di una causa sarebbe assurdo. Guardate, sono dodici ormai le persone che fanno la fila. Cominciano a innervosirsi. Guardate quelli là, come cercano di passare davanti agli altri. Pensate che abbiano una fretta terribile? Nulla di simile. Ecco, quel giovanotto è passato davanti a tutti e adesso se ne sta lì a non far niente. Presto qualcuno della fila brontolerà contro quelli che passano. Ve l’avevo detto! E di sicuro qualcuno, dalla fila, difenderà lo sbafatore e accuserà l’altro di brontolare per una sciocchezza. Cosa gli viene, poi, a costui? Nulla. L’ha fatto per uno scopo? No. Adesso qualcuno comincerà a prendersela con i venditori. E qualche altro se la prenderà con quelli che se la sono presa con i venditori. Guardatela bene, tutta questa gente che fa la fila. Dei tipi assolutamente comuni. Se li incontraste per strada, non vi verrebbe in mente che possano diventare un elemento di un problema sociale, come Vi ho dimostrato dal vivo. Ecco, quanto tempo è stato perduto, quanto malumore accumulato? Per Voi queste sono sciocchezze. Per noi è stile di vita. Potrei accompagnarvi in tutti i punti importanti in cui gli uomini si tengono gomito a gomito e mostrarvi che queste sciocchezze riempiono tutta la nostra vita. Abbiamo a che fare con esse ogni momento. Nella grandi e nelle piccole cose. In casa e sul lavoro. Ovunque. Non si riesce a liberarsene.”

(Aleksandr Zinov’ev, “Cime abissali”, ed. Adelphi)

Scrivere delle impressioni su “Cime abissali” è molto arduo, perché è un libro che sfugge ai tentativi di definizione. Non è un romanzo, non è un saggio critico, non è un trattato filosofico né sociologico, ma è tutto questo assieme e tanto altro. Siccome, però, le definizioni non sono necessarie, basti dire, come sommaria presentazione, che fu pubblicato in Svizzera nel 1976 e valse a Zinov’ev, allora docente di logica matematica in Russia (così almeno leggo), l’espulsione dalla sua nazione, nella quale fu riammesso solo nel 1990. “Cime abissali” è una satira disperata che è ambientata in un futuro imprecisato (un paio di date ci rimandano all’anno 5900 circa) e in una nazione all’apparenza inesistente, cioè Ibania, ma in realtà ben riconoscibile (Ibania fa riferimento al cognome Ivanov).

Chi sono i protagonisti del libro? Il Padrone, il Direttore Capo, il Pittore, il Collaboratore, il Membro, il Letterato, lo Schizofrenico, il Sociologo, l’Imbrattatele, la Personalità, l’Allarmista, il Condottiero, il Pretendente, il Calunniatore, il Patriota, il Micio, il Verro, il Troglodita, il Visitatore, il Giornalista, ecc., ecc. Tutti costoro, in un coro disordinato di frammenti, scritti ora dall’uno ora dall’altro, ora dalla voce narrante, affrontano gli argomenti più disparati in dialoghi ficcanti o lunghi monologhi che sono piccoli trattati di logica, filosofia, sociologia. Zinov’ev, ovviamente facendo riferimento a personaggi reali che un lettore (come me) può ignorare totalmente, ci descrive Ibania, la sua burocrazia, il rapporto tra l’ideologia e la scienza, la Confraternita che la governa, la Commina, ovvero il carcere, la manipolazione linguistica, le leggi della “società civile” e quelle della “società ufficiale”, la censura, la calunnia, la scrittura e il suo ruolo, insomma non si lascia mancare nulla, in una rutilante e divertente carrellata che solo alla lunga (a me è capitato a pagina 600 circa su 976) fa insorgere un desiderio di uscirne fuori. Scriveva Giorgio Manganelli su questo testo: “Personalmente, ne sono rimasto assolutamente, oscuramente affascinato; mi sono divertito ed ho anche riso, essendo consapevole contemporaneamente che si trattava di un libro sinistro; sono stato irretito in un mondo d’ombre, di disossate e consunte meduse umane, avvertendo insieme che quei bizzarri profili di carta e parole erano capaci di lancinanti squisitezze logiche e di raffinate, sapienti, intollerabili sofferenze. È satira? Non lo so; forse sì, giacché la satira è il genere più ambiguo, più sordido, e sa congiungere in sé l’odio e il riso, la ripugnanza e la seduzione; sa essere disperata e furba. Questo libro è satira come il viaggio di Gulliver tra i cavalli sapienti, i nobili animali che gli rivelano come si possa tollerare d’esser uomini solo difendendosi nella follia.”

Non aggiungo altro, sottoscrivo le parole di Manganelli, rimando agli altri passi di Zinov’ev già pubblicati su questo blog e ne aggiungo un altro.

“Dal punto di vista logico la pratica linguistica della gente è uno spettacolo degno del pennello di un surrealista. I discorsi degli uomini politici, dei procuratori, degli avvocati, dei giornalisti, dei propagandisti, degli scienziati, ecc., insomma di tutti coloro che pretendono alla logica più che a ogni altra cosa, sono in realtà degli esempi clamorosi d’incoerenza e di goffaggine. Io non mi faccio nessuna illusione sulla possibilità. Io non mi faccio nessuna illusione sulla possibilità di rendere logico il linguaggio degli uomini. La voce dell’uomo che richiama a un ordine logico è una vox clamantis in deserto. Egli non ha maggiore probabilità di essere ascoltato di colui che grida: <<Non uccidere>>. Eppure, se c’è la più piccola speranza d’influire – sia pure nella maniera più insignificante, sul modo di riflettere degli uomini e sulla sorte dell’umanità, tramite un linguaggio logico – non bisogna lasciarsela sfuggire. Quando gli uomini ripetono e rimasticano una stessa cosa, si applicano, tra l’altro, a dare una forma logica ai propri pensieri. Si capisce che questo non è che un surrogato. Ma chi può proporre un altro metodo, immediatamente accessibile ai molti, sprovvisti di una particolare preparazione? A questo proposito va detto che la logica propriamente detta, i cui successi sono stati tanto reclamizzati, si è trasformata anch’essa in un tipico fenomeno sociale di massa – con ciò stesso allontanandosi dal compito di migliorare la logica del linguaggio.”

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