Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per la categoria “Nirvana”

Litio

(Eh, ne ho dedotto che quando “m’innamoro” divento un gigantesco atomo di litio, altrimenti d’idrogeno)

Vi sono solo due stati di polarizzazione possibili per l’elettrone, per cui in un atomo con tre protoni che scambiano fotoni con tre elettroni (situazione chiamata atomo di litio) il terzo elettrone si trova più lontano dal nucleo dei primi due (che si sono presi tutto lo spazio più vicino), e scambia meno fotoni. Perciò, sotto l’effetto di fotoni provenienti da altri atomi, esso si stacca con facilità dal proprio nucleo. Quando gli atomi di litio sono molti e vicini tra loro, questo terzo elettrone viene perduto facilmente e insieme con gli altri elettroni perduti forma un mare di elettroni fluttuante tra un atomo e l’altro e pronto a reagire a qualunque forza elettrica anche piccola (fotoni), producendo una corrente di elettroni: questa è la descrizione del metallo litio, buon conduttore elettrico. Gli atomi di idrogeno e quelli di elio non cedono i loro elettroni ad altri atomi, e sono “isolanti”.

(Richard Feynman “QED”, Adelphi)

“I’m so lonely but that’s okay I shaved my head…
And I’m not sad
And just maybe I’m to blame for all I’ve heard…
But I’m not sure
I’m so excited, I can’t wait to meet you there…
But I don’t care
I’m so horny but that’s okay…”

Punti di tangenza (rubrica inutile): “Il profumo” di P. Süskind e “Scentless apprentice” dei Nirvana

suskind_il_profumo

È passato tanto dall’ultima volta che ho scritto un articolo per la mia inutile rubrica “Punti di tangenza”. L’occasione mi è data dalla lettura del romanzo “Il profumo” di Patrick Süskind. Erano quasi venti anni che volevo leggerlo, precisamente da quando ascoltai per la prima volta la canzone “Scentless apprentice” dei Nirvana, il cui testo rimanda, per l’appunto, al romanzo. Considerando che i Nirvana sono stati il gruppo della mia gioventù, e che ancora adesso mi piacciono (anche se li ascolto più saltuariamente), devo dire che questo romanzo ha sempre avuto, per me, un’aura particolare, e quindi mi ci sono avvicinato in maniera che definirei “condizionata”. Se ne sto scrivendo qui significa che nel complessomi è piaciuto, perché altrimenti non ne parlerei, in ossequio a una regoletta che mi sono dato per questo blog, cioè cercare di proporre qualcosa e non stare qui a stroncare ciò che non mi piace (salvo le opportune eccezioni).

Forse la mia attesa era eccessiva e questo m’impedisce di annoverarlo tra i capolavori letterari che non dimenticherò, ma in ogni caso non sono rimasto troppo deluso.

“Il profumo” è la storia di Jean-Baptiste Grenouille, bambino che nasce inodore e per questo rifiutato dalla madre, dalle balie e da tutti coloro che si trovano ad accudirlo nei primi anni della sua vita. Non ha odore, ma in compenso è dotato di una straordinaria capacità di riconoscere gli odori del mondo. Non sto qui a svelare a cosa condurrà questa sua terribile condizione, altrimenti toglierei il gusto a chi volesse leggere il libro e non ne ha sentito parlare. Il romanzo è scritto (tradotto) bene, l’ho letto tutto d’un fiato, fatti salvi alcuni passaggi in cui l’autore descrive le varie miscele atte a produrre profumi, ed è anche un riflessione sulla bellezza e sulla cattiveria umana, oltre che, naturalmente, sul potere degli odori. Non mi è piaciuto il finale, che peraltro forse sintetizza il senso del romanzo, ma che a me è parso francamente esagerato.

La pigrizia m’impedisce di scrivere altro, mi limito a riportarvi un passaggio del libro e la canzone dei Nirvana con relativo testo. Alla prossima puntata di questa appassionante ma vana rubrica.

“Voleva essere il dio onnipotente del profumo, così come lo era stato nella sua fantasia, ma ora nel mondo e regnando su uomini reali. E sapeva che ciò era in suo potere. Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo era fratello del respiro. Con esso penetrava negli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore, e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava i cuori degli uomini”.

(Patrick Süskind, “Il profumo”)

 

“Like most babies smell like butter

his smell smelled like no other

he was born scentless and senseless

he was born a scentless apprentice

Go away – get away, get away, get a-way

every wet nurse refused to feed him

electrolytes smell like semen

I promise not to sell your perfumed secrets

there are countless formulas for pressing flowers

I lie in the sole and fertilize mushrooms

Leaking out gas fumes are made into perfume

You can’t fire me because I quit

Throw me in the fire and I won’t throw a fit

 Go away!”

 

 

La coscienza dei pesci (Italo Svevo e i Nirvana)

(“Punti di tangenza”). Questo articolo entra abusivamente a far parte della mia sterile rubrica sulle affinità tra canzoni e libri. Sto rileggendo “La coscienza di Zeno”. Giunto a pagina 295, m’imbatto in alcune righe sulla pesca. Il mio cervello, per motivi che ovviamente conosce solo lui, mi ha ordinato di fischiettare sommessamente, senza farmi sentire dai passanti, “Something in the way” dei Nirvana, giustificandosi con il fatto che anche nel testo della canzone si parla dei sentimenti dei pesci. La domanda è: un pesce sente dolore, ha sentimenti, può comunicarcelo? Cos’è l’empatia per me, al di là della definizione che mi dà la Treccani?

Naturalmente non azzardo nemmeno a inoltrarmi su un tale sentiero, mi fermo alle domande senza cercare risposte. Non ho né le competenze né la voglia di addentrarmi in certi discorsi e poi, francamente, su certe noiose questioni è meglio interrogarsi da soli di fronte allo specchio o con la testa poggiata su un comodo cuscino.

Nell’ammettere, infine, che oggi non avevo di meglio da scrivere, vi lascio alle note dei Nirvana e ai due passaggi tratti dal libro di Svevo.

Something in the Way

Underneath the bridge

The tarp has sprung a leak

And the animals I’ve trapped

Have all become my pets

And I’m living off of grass

And the drippings from the ceiling

But it’s ok to eat fish

Cause they don’t have any feelings

Something in the way

(Nirvana, da “Nevermind”, 1991)

“Invece, una sera, spintovi dalla noia, finii con l’andare con lui a pesca. Al pesce manca ogni mezzo di comunicazione con noi e non può destare la nostra compassione. Se boccheggia anche quand’è sano e salvo in acqua! Persino la morte non ne altera l’aspetto. Il suo dolore, se esiste, è celato perfettamente sotto le sue squame”.

“E nell’acqua fosca si vide brillare l’argenteo corpo del grosso animale. Correva ormai rapidamente e senza resistenza dietro al suo dolore. Perciò compresi anche il dolore dell’animale muto, perché era gridato da quella fretta di correre alla morte”.

(Italo Svevo, “La coscienza di Zeno”, Ed. Frassinelli, pagine 295 e 300)

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