Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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Rettitudine e misantropia

castello misantropo

“Ma questa rettitudine, che voi esigete in tutto e per tutto con tanta intransigenza: questa assoluta dirittura in cui vi rinchiudete, la riconoscete in colei che amate? Visti i pessimi rapporti in cui siete col genere umano, io mi stupisco che con tutto ciò che ve lo rende odioso, abbiate trovato nel suo ambito di che affascinare i vostri occhi; e ciò che ancor più mi sorprende, è questa strana scelta in cui il vostro cuore è caduto. La sincera Eliante ha un debole per voi, la saggia Arsinoè vi guarda con occhi dolci; ma il vostro animo si rifiuta ai loro voti e si lascia invece prendere al laccio dalle vane lusinghe di Selimene, che mi pare, per la civetteria e il gusto della maldicenza, perfettamente in tono con le usanze del giorno d’oggi. Come mai, voi che odiate mortalmente queste usanze, le tollerate nella bella Selimene? Forse, in una così bella persona, non sono più dei difetti? Oppure non li vedete? Oppure li perdonate?”

(Molière “Il misantropo”, ed. Bur)

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Il misantropo (Molière)

ALCESTE

                Costi quel che costi, pur d’arrivare a questa dimostrazione, sarò contento di perdere la causa.

FILINTE

                Davvero, Alceste, la gente riderebbe di voi, se vi sentisse parlare a questo modo.

ALCESTE

                Tanto peggio per chi riderebbe.

FILINTE

                Ma questa rettitudine, che voi esigete in tutto e per tutto con tanta intransigenza: questa assoluta in cui vi rinchiudete, la riconoscete in colei che amate? Visti i pessimi rapporti in cui siete col genere umano, io mi stupisco che con tutto ciò che ve lo rende odioso, abbiate trovato nel suo ambito di che affascinare i vostri occhi; e ciò che ancor più mi sorprende, è questa strana scelta in cui il vostro cuore è caduto. La sincera Eliante ha un debole per voi, la saggia Arsinoè vi guarda con occhi dolci; ma il vostro animo si rifiuta ai loro voti e si lascia invece prendere al laccio dalle vane lusinghe di Selimene, che mi pare, per la civetteria e il gusto della maldicenza, perfettamente in tono con le usanze del giorno d’oggi. Come mai, voi che odiate mortalmente queste usanze, le tollerate nella bella Selimene? Forse, in una così bella persona, non sono più dei difetti? Oppure non li vedete? Oppure li perdonate?

“Il misantropo” di Molière è un capolavoro, almeno a mio avviso. Ho scelto i passaggi soprascritti perché in poche parole sono sintetizzati alcuni dei temi principali della commedia teatrale che ebbe la sua prima rappresentazione nel 1666. Molière la scrisse in un periodo particolarmente sfortunato della sua esistenza: Continua a leggere…

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