Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“La lettera scarlatta” (Nathaniel Hawthorne)

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“La scena non mancava di un certo senso di terrore, quale sempre effonde lo spettacolo della colpa e della vergogna di un nostro simile, laddove la società non sia tanto corrotta da sorriderne, invece che rabbrividirne. Gli spettatori dell’onta di Hester Prynne non avevano ancora superato la fase della semplicità. Erano abbastanza severi da poter contemplare la sua morte, se tale fosse stata la sentenza, senza mormorare contro l’eccessiva crudeltà; ma non possedevano l’indifferenza di un’altra condizione sociale, che avrebbe trovato solo motivo di scherzo in una esibizione come quella. Quand’anche vi fosse stata una disposizione a volgere la cosa in ridicolo, questa sarebbe stata repressa e annullata dalla presenza nientemeno che del governatore e di parecchi suoi consiglieri, di un giudice, di un generale e dei pastori della città, i quali tutti sedevano o stavano in piedi in un balcone della chiesa, che dava sul palco. Quando siffatti personaggi potevano costituire una parte dello spettacolo, senza in nulla offuscare la maestà o la reverenza dovuta al rango e all’ufficio, si poteva senza timore inferire che l’esecuzione di una sentenza legale avrebbe avuto un significato grave ed efficace. Infatti la folla era cupa e severa. L’infelice colpevole si sostenne meglio che donna potesse, sotto il peso di migliaia d’occhi spietati, fissi tutti su di lei, tutti puntati sul suo petto. Continua a leggere…

“Tutti i racconti” (Nathaniel Hawthorne), con Poe e Melville recensori.

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Scrivo quest’articolo quasi al buio, ma illuminato da fari abbastanza rassicuranti. Fino a ieri non avevo mai letto nulla di Nathaniel Hawthorne. Circa due settimane fa, vedendo il volume “Tutti i racconti” esposto in libreria, avevo pensato di acquistarlo, salvo poi rinunciare. Passati alcuni giorni, ho sognato di essere in quella libreria e comprare il libro, allora mi sono deciso e adesso le 1100 pagine che lo compongono sono qui davanti a me. Al momento, ho letto solo un paio di racconti, la prefazione autoironica di Hawthorne stesso, ma soprattutto i tre saggi di Edgar Allan Poe e quello di Hermann Melville, cioè i due fari che con le loro parole mi hanno rassicurato circa il mio acquisto. Dopo aver detto che nell’edizione “Universale economica Feltrinelli” che ho acquistato sono raccolti, come da titolo, tutti i racconti pubblicati in vita da Hawthorne e anche alcuni da lui abbandonati, cedo la parola ai due illustri recensori e all’autore stesso.

Nell’aprile del 1842, Edgar Allan Poe, a conclusione di un breve articolo riguardante la raccolta “Racconti narrati due volte”, scrive:

“Lo stile di Mr. Hawthorne è la purezza in quanto tale. Il suo tono è straordinariamente efficace: fantastico, malinconico, pensieroso e in piena armonia con gli argomenti. Abbiamo solo da obiettare che proprio in questi argomenti, o piuttosto nel loro carattere, c’è scarsa varietà. La sua originalità sia di episodio sia di riflessione è davvero notevole, Continua a leggere…

“Più libri più liberi 2013” – Brevi considerazioni non troppo pertinenti.

più_libri_più_liberi2013A differenza dell’anno scorso, quando scrissi un intero articolo delirante, quest’anno mi limito a brevi considerazioni sparse, non troppo pertinenti, sulla fiera “Più libri più liberi”, che si sta tenendo a Roma in questi giorni. Ci sono andato oggi e invito anche gli eventuali lettori di queste pagine a farlo.

– la madre degli scalpellini non è più incinta; alle ore 8.00 di mattina, alla fermata dell’autobus, un anziano mi racconta che una volta gli scalpellini del mio paese erano rinomati, anche all’estero, che lui ha cercato di tramandare il mestiere senza successo. Poi osserva gli autobus carichi di studenti e aggiungi, quasi consolato, che in fondo è giusto così, che senza studiare il lavoro non si trova. Segue mio silenzio imbarazzato e impotente;

– i bambini/ragazzi che mi precedono via Stendhal e via Montaigne, in direzione Fiera, sono un segnale luminoso; gli stessi bambini/ragazzi che m’intralciano nei corridoi tra gli stands non mi appaiono più così ammantanti di luce;

– con la penna e il foglietto in mano, nel giro di ricognizione prima di scegliere quali libri comprare, sembravo un detective male in arnese;

– l’idea di distribuire qualche curriculum agli addetti s’infrange subito quando mi rendo conto che non solo potrebbe essere inutile, ma soprattutto che gran parte (ma magari mi sbaglio, me lo auguro) di quei ragazzi sono stagisti, precari, che giustamente del mio curriculum avrebbero fatto una bella palla per il proprio animaletto di fiducia, oberati come sono da richieste di aspiranti collaboratori e aspiranti scrittori; Continua a leggere…

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