Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per la categoria “H. James”

“La panchina della desolazione” (Henry James)

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“Per lui, quel sedile, termine della sua passeggiata, era sacro; se lo rappresentava da anni come l’ultimo (sebbene ce ne fossero altri, non immediatamente vicino e diversamente disposti, che avrebbero potuto aspirare a quel titolo); così che poteva, con un immediato senso d’irritazione, cogliere di lontano, distinguere mentre si avvicinava, qualsiasi occupazione accidentale, e non avvicinarsi finché la contrarietà fosse durata. Quello che non tollerava era di rompere la tradizione, non importa se per un uomo o per una donna o per una coppia di innamorati; agli imbecilli di quest’ultima categoria era più avverso che a tutti gli altri; perché s’era seduto lì, in passato, solo, vi s’era seduto interminabilmente con Nan, vi s’era seduto – sì, con altre donne, quando le donne, nelle sue ore di libertà, potevano ancora trovare interesse in lui o lui in loro, ma non aveva mai diviso il sedile con estranei irrequieti e sospirosi…”

(Henry James, “La panchina della desolazione”, ed. Passigli)

Seduto sulla panchina della desolazione, unico ristoro di un’esistenza poco soddisfacente, Herbert Dodd scorge una donna raffinata che sembra essere lì per farsi notare da lui. Sulle prime non la riconosce, ma poi si accorge che è Kate Cookham, una lucida calcolatrice che molti anni prima l’aveva ridotto sul lastrico e alla quale era stato legato sentimentalmente, prima di sposarsi con Nan, poi morta. Cosa vuole adesso Kate da Herbert? Perché, a distanza di anni, dell’antico rancore sembrano non esserci più tracce e Kate appare fiorita rispetto alla gioventù?

Henry James, con la consueta abilità nel tratteggiare elegantemente la psiche dei personaggi, ci propone un racconto sull’intreccio, il confine labile che può esserci tra odio e amore, Continua a leggere…

I romanzi brevi di Henry James

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Negli ultimi mesi le mie letture si sono orientate spesso verso la forma breve, come testimoniato anche dagli articoli che ho dedicato recentemente a Poe, Maupassant, Hawthorne e Cechov. Henry James, oltre che autore di romanzi, si espresse al meglio proprio con racconti, romanzi brevi e novelle. Su questo blog, ho già scritto articoli su “La cifra nel tappeto” e “Il bugiardo”. Stavolta scelgo, dall’ampio spettro della sua produzione, tre romanzi brevi, che per compiutezza, scorrevolezza e per tematiche trattate, mi hanno colpito rispetto agli altri contenuti nei due “Meridiani” dedicati a James.

“LA LEZIONE DEL MAESTRO”

– Guardatemi bene, e imprimetevi bene in mente la mia lezione, perché è di una lezione che si tratta. Che almeno ne venga questo di buono, che voi rabbrividiate della vostra impressione pietosa e che questo vi possa aiutare a mantenervi sulla via giusta per il futuro. Non divenite da vecchio quel che sono io ora – l’illustrazione deprimente, deplorevole dell’adorazione di falsi dei!

– Che cosa volete dire con “vecchio”? – chiese Paul Overt. Continua a leggere…

“Il bugiardo” (Henry James)

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“- Ciò che pensi non m’interessa! – rise Everina, apparendo nel mentre anche più bella di come lui non l’avesse mai vista. Era incredibilmente sfrontata, oppure di una mortificazione del tutto impenetrabile, e per lui c’erano poche possibilità di riuscire a strapparle le parole che in qualche modo era desideroso di sentire dalle sue labbra: una specie di confessione che, dopo tutto, avrebbe fatto meglio a sposare un uomo che non fosse sinonimo di quanto c’è di più spregevole al mondo, del meno eroico dei vizi. Non aveva visto, non aveva sentito, il sorriso, il sorriso spento e freddo della più profonda vergogna, correre su tutti i visi, quando suo marito si macchiava di qualche meschinità particolarmente evidente? Come poteva una donna della sua natura vivere a contatto con quell’uomo giorni e giorni, anni e anni, senza che quella natura si alterasse? Avrebbe creduto al cambiamento solamente quando avesse sentito mentire lei. L’enigma lo affascinava e al tempo stesso ne era impaziente, si faceva ogni genere di domande. In fondo, non mentiva quando lasciava passare senza batter ciglio le bugie di suo marito? La sua vita non era una complicità continua? Il solo fatto che quell’uomo non la disgustasse, non era già una collaborazione e un assenso? Ma forse ne era disgustata e solo la disperazione dell’orgoglio le aveva fatto assumere quella maschera impenetrabile”.

(Henry James,  “Il bugiardo”, Giulio Perrone editore)

Tema centrale del romanzo breve (o racconto lungo) “Il bugiardo” di Henry James è la menzogna, Continua a leggere…

“Più libri più liberi 2013” – Brevi considerazioni non troppo pertinenti.

più_libri_più_liberi2013A differenza dell’anno scorso, quando scrissi un intero articolo delirante, quest’anno mi limito a brevi considerazioni sparse, non troppo pertinenti, sulla fiera “Più libri più liberi”, che si sta tenendo a Roma in questi giorni. Ci sono andato oggi e invito anche gli eventuali lettori di queste pagine a farlo.

– la madre degli scalpellini non è più incinta; alle ore 8.00 di mattina, alla fermata dell’autobus, un anziano mi racconta che una volta gli scalpellini del mio paese erano rinomati, anche all’estero, che lui ha cercato di tramandare il mestiere senza successo. Poi osserva gli autobus carichi di studenti e aggiungi, quasi consolato, che in fondo è giusto così, che senza studiare il lavoro non si trova. Segue mio silenzio imbarazzato e impotente;

– i bambini/ragazzi che mi precedono via Stendhal e via Montaigne, in direzione Fiera, sono un segnale luminoso; gli stessi bambini/ragazzi che m’intralciano nei corridoi tra gli stands non mi appaiono più così ammantanti di luce;

– con la penna e il foglietto in mano, nel giro di ricognizione prima di scegliere quali libri comprare, sembravo un detective male in arnese;

– l’idea di distribuire qualche curriculum agli addetti s’infrange subito quando mi rendo conto che non solo potrebbe essere inutile, ma soprattutto che gran parte (ma magari mi sbaglio, me lo auguro) di quei ragazzi sono stagisti, precari, che giustamente del mio curriculum avrebbero fatto una bella palla per il proprio animaletto di fiducia, oberati come sono da richieste di aspiranti collaboratori e aspiranti scrittori; Continua a leggere…

“Racconti e novelle” (Guy de Maupassant), con Henry James recensore speciale.

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Sto leggendo il primo dei tre volumi “Racconti e novelle” di Guy de Maupassant, ed è molto probabile che leggerò anche gli altri, o almeno sceglierò tra gli stessi le novelle da leggere. Considerata la mia recente tendenza a scrivere articoli quasi più lunghi dei libri letti, considerata inoltre la mole di ciascuno di questi tre tomi, preferisco delegare la recensione dell’opera di Maupassant al grande scrittore Henry James, che nel 1888 scrisse il saggio introduttivo presente nell’edizione Einaudi che ho tra le mani. Si tratta di una prefazione di oltre dieci pagine, non apologetica, nella quale James elenca quelli che a suo parere sono le virtù e le pecche delle novelle di Maupassant, dalle quali trae spunti per osservazioni di carattere più generale su letteratura inglese e francese; dalla prefazione, che costituisce di per sé una “perla” da leggere, vi riporto alcuni stralci, grazie ai quali mi esonero da un compito che, peraltro, nessuno mi aveva assegnato.

“Maupassant ha scritto un centinaio di novelle e solo quattro romanzi veri e propri, ma se le novelle meritano il primo posto in un’onesta valutazione del suo talento non è solo perché sono tanto più numerose: sono anche quelle che meglio lo caratterizzano, meglio ne rappresentano l’originalità, e il fatto che siano brevi, brevissime in certi casi, non impedisce che formino una collezione di capolavori”.

“Negli ultimi quarant’anni, Maupassant ha sfornato regolarmente questi componimenti condensati, dei quali un inglese a prima vista direbbe che il segno comune a tutti è la licenziosità. In realtà tale qualità è loro attribuibile in misura assai diversa, Continua a leggere…

L’inespresso (H. James, W. Faulkner, Totò, Marlene kuntz e chi più ne ha più ne metta)

Sto leggendo “La bestia nella giungla” di Henry James. Ho la sensazione che mi dedicherò anche ad altre sue opere, perché mi sta “prendendo”. Forse scriverò qualcosa su quello che sto leggendo, intanto però ne riporto un passaggio. Mentre leggevo le parole di James, mi sono tornate in mente una frase di Faulkner e una scena tratta da “Che cosa sono le nuvole” di Pasolini. I due libri e il filmato probabilmente non hanno granché ad accomunarli. Nello specifico, però, ciascuno dei tre fa riferimento a qualcosa di vago, indefinito, inespresso, un ‘qualcosa’ che talvolta sentiamo ma che non riusciamo a esprimere, oppure che non ‘vogliamo’ esprimere perché ci fa paura pronunciare certe parole che renderebbero ‘reale’ ciò che ci piace conservare come sola sensazione, o ancora che è meglio non esprimere, perché una volta espresso quel ‘qualcosa’ perirebbe all’istante.

P.s.: dopo aver scritto quanto sopra mi è venuta in mente anche “Canzone ecologica” dei Marlene Kuntz. La aggiungo in coda. Poi mi fermo, altrimenti di questo passo quest’articolo, nato per essere breve, diventa un poema.

Lei non voleva dire quello che tutti e due sapevamo. “La ragione per cui non lo vuoi dire è che quando lo dici, anche a te stessa, dopo saprai che è vero. Perché non vuoi dirlo, neanche a te stessa?”. Lei non vuole dirlo.

(W. Faulkner, “Mentre morivo”).

“Beh, pensavo fosse proprio questo il punto a cui volete arrivare…il fatto che non abbiamo mancato di guardare in faccia praticamente ogni cosa.”

“Compresi noi due, l’uno con l’altra?”, May sorrise di nuovo. “Ma avete ragione voi. Ci siamo sempre scambiati grandi fantasie, spesso grandi paure; ma molte altre sono rimaste inespresse.”

“Allora, il peggio…quello non l’abbiamo affrontato. Per quel che mi riguarda, ritengo di poterlo affrontare solo se sapessi quale pensate che sia. Mi sento”, spiegò Marcher, “come se avessi perduto la capacità di concepire simili cose.” E si domandò se davvero appariva confuso come lui si sentiva. “Come se si fosse esaurita…”

“Perché allora date per scontato”, chiese lei, “che la mia non lo sia?”

“Perché mi avete dato le prove del contrario. Perché non è questione di concepire, di immaginare, di confrontare. Non si tratta ora di scegliere.” E infine si decise a parlare chiaro. “Voi sapete qualcosa che io non so. Me l’avete lasciato intendere prima.” Continua a leggere…

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