Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Fuoco fatuo” (Pierre Drieu La Rochelle)

fuoco fatuo

“Aveva incontrato Dorothy troppo tardi. Era la donna bella, buona e ricca di cui avevano bisogno le sue debolezze; ma ormai quelle debolezze erano consumate. Aveva aspettato troppo. Non aveva saputo a tempo debito gettarsi sulle donne e conquistarle quando ancora piaceva loro e ne incontrava di ogni genere, ma aveva mantenuto l’abitudine della sua adolescenza, di attenderle e guardarle da lontano. Fino a venticinque anni, per tutto il tempo che era stato sano e molto bello, aveva avuto solo fugaci infatuazioni, e subito abbandonava la presa, scoraggiato da una parola o da un gesto, temendo di non piacere più o di non riuscire ad amare abbastanza a lungo, tentato dal momentaneo piacere di un’uscita buffonesca, subito seguita, oltre la soglia, da un’inebriante amarezza. E così non aveva nessuna esperienza del cuore delle donne, né del suo, e ancora meno dei corpi”.

(Pierre Drieu La Rochelle, “Fuoco fatuo”, ed. Se)

In un percorso a ritroso non programmato, sono giunto alla lettura di “Fuoco fatuo”, romanzo scritto da Pierre Drieu La Rochelle e pubblicato nel 1931, dopo aver già visto il film che Louis Malle girò nel 1963 e aver ascoltato la canzone dei “Massimo volume” ispirata al libro e/o al film. Premesso che i paragoni tra i romanzi e i film a essi ispirati non mi appassionano più di tanto, Continua a leggere…

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