Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Commento alla vita di Don Chisciotte” (Miguel de Unamuno)

bdr

(Libro molto particolare e interessante per chi abbia amato il romanzo di Cervantes, al netto di qualche forzatura nel parallelismo tra il Cavaliere della Mancia e Sant’Ignazio di Loyola. Non è un romanzo, non è un saggio, non è una recensione, non è una biografia di un personaggio di fantasia, ma al tempo stesso è un po’ di tutto ciò.)

“Sei caduto, signor mio Don Chisciotte, per la fiducia riposta nella tua forza e nella forza di quel ronzino al cui istinto affidavi la scelta della via. La tua presunzione, quella di crederti figlio delle tue azioni, ti ha perduto. Sei caduto, mio povero idalgo, e le tue armi sulla terra ti sono di impaccio più che di aiuto. E tuttavia non importa, poiché il tuo trionfo fu sempre nell’osare, non nel successo. Quella che i mercanti chiamano vittoria sarebbe stata indegna di te: la tua grandezza era nel non riconoscerti vinto. Sapienza del cuore non scienza dell’intelletto è quella che ignora la sconfitta e sa servirsene. Oggi sconfitti sono i mercanti toledani e la gloria è tua, nobile Cavaliere, di te che caduto, pur tra gli sforzi per rialzarti li affrontavi chiamandoli ‘gente schiava e codarda’; mostrando loro in tal modo che non per tua colpa, bensì per colpa del tuo cavallo fossi in terra disteso. Anche noi, tuoi fedeli, non per nostra colpa, ma per colpa dei ronzini che ci guidano per i sentieri della vita siamo in terra distesi né possiamo rialzarci, tanto ci impaccia il peso dell’antica armatura. Chi ce la toglierà di dosso?”

(Miguel de Unamuno, “Commento alla vita di Don Chisciotte”, ed. Corbaccio)

Don Chisciotte

“Don Chisciotte” di Miguel de Cervantes Saavedra non ha bisogno di molte presentazioni, anche chi non l’ha letto probabilmente sa cosa significa un “atteggiamento donchisciottesco” o “lottare contro i mulini a vento”. Per la mia rubrica “Punti di tangenza”, che in qualche modo, visto che l’ho iniziata, devo condurre avanti, propongo due canzoni che fanno riferimento al romanzo.

La prima è l’omonima “Don Chisciotte” di Francesco Guccini, la seconda “Amen” dei Marlene kuntz. Guccini mette a confronto lo slancio idealistico di Don Chisciotte con il realismo del suo fido scudiero Sancho Panza, evidenziando, con un testo dialettico, come le diversità tra i due non impediscano loro di unirsi nella lotta contro le ingiustizie. Godano focalizza la sua attenzione unicamente sul “cavaliere dalla triste figura”, evidenziando le paure e l’impossibilità di una lotta destinata a spegnersi in maniera fatale.

“Ma quando cala la sera
e abbuia la città intera
rubente s’illumina
d’immensa ebetudine…
E affronta assurde paure
in nebulose avventure
il guitto dell’anima
che sbronzo si spegnerà.”

“Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
cavalier senza paura di una solitaria guerra
cominciata per amore di una donna conosciuta
dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
ma credendo di aver visto una vera principessa,
lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.”

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