Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

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“Corso di Scrittura Rinunciataria” – Lezione n. 17342, “Come (non) utilizzare le lettere d’amore nei romanzi”

Mi accorgo di aver trascurato il mio ruolo di docente virtuale e il mio “Corso di Scrittura Rinunciataria” langue. L’avevo detto che le lezioni sarebbero state saltuarie e prive di coerenza, però è passato davvero molto tempo dall’ultimo incontro ed è il caso di affrontare un argomento decisivo per le finalità del nostro Corso. Per chi si fosse perso le altre lezioni e la presentazione del Corso stesso, rimando agli articoli precedenti, raggiungibili dal menù a tendina “categorie”, qui a lato nella colonna destra. Ai nuovi lettori e agli allievi con la testa fra le nuvole, riepilogo che il compito di queste lezioni è scoraggiare da velleità romanzesche, fornendo strumenti e tecniche utili a impantanarsi nei tentativi di scrittura.

Oggi parliamo, come avrete evinto dal titolo, di come le lettere d’amore possano bloccare i nostri tentativi di sublimazione artistica, respingendo all’angolo ogni volontà di trasfigurare la nostra realtà in romanzo.

In via preliminare, avviso tutti gli studenti che non hanno mai scritto una lettera d’amore che possono anche uscire dall’aula, perché questa lezione, per loro, potrebbe essere un’assoluta perdita di tempo (anche se, a pensarci bene, essendo nostro scopo frustrare aspirazioni da scrittore, questo potrebbe aiutarci). La lezione, che cercherò di riassumere il più possibile, verte sul tentativo di immettere nei romanzi le lettere spedite in passato a donne o uomini più o meno amati. Si tratta, a modesto avviso del vostro umile docente, di uno sforzo che può condurre alla paralisi assoluta, ma perché sia così, e affinché gli scaffali delle librerie siano salvati dai nostri romanzi post(?)-adolescenziali, è bene fornirvi alcuni spunti per impantanarvi definitivamente.

Innanzitutto, una volta presa la decisione ferale, cioè quella di utilizzare le lettere d’amore spedite e ricevute in passato, si pone una questione preliminare. Che cosa intendiamo per lettera? Ora, qui non è il caso di mettersi a fare i docenti di linguistica (soprattutto, perché non lo siamo), distinguendo le varie accezioni. Limitiamoci alla vaga definizione di “comunicazione scritta che una persona indirizza a un’altra”. Sì, scritta, ma con quale modalità? Faremo rientrare nella nozione solo le lettere scritte a mano, con penna e fogli di carta intrisi del nostro sudore da innamorato oppure allargheremo il raggio, come forse è più opportuno se non vogliamo respingere troppo la platea di allievi, a quelle scritte al computer? Continua a leggere…

“Corso di Scrittura Rinunciataria”. Lezione n. 42, parte I: “Come lambiccarsi il cervello alla ricerca dell’argomento accattivante”?

Lo so che il Corso non vi mancava, ma so anche che è mio dovere non lasciare incompiuto il fallimento del Corso stesso. Rimando chi si affacciasse or ora in aula (penso sia la prima e ultima volta nella mia esistenza che utilizzo la locuzione “or ora”, e sull’opportunità o meno di farlo non è il caso di indagare, quand’anche fosse un errore lo lascerei, perché mi piace. Anche “quand’anche” non l’avevo mai usato, oggi sono stucchevolmente originale e prolisso) alla presentazione e alle tre precedenti lezioni. Ricordo qui che l’obiettivo generale del “Corso di Scrittura Rinunciataria”, finanziato da Fondi Occulti del “Comitato per la Salvaguardia Degli Scaffali Delle Librerie” è fornire a voi studenti, attenti e interessanti in misura che non oso mettere in dubbio, una serie di strumenti volti a tarpare, estirpare, troncare qualsiasi velleità da romanziere.

Nelle lezioni precedenti mi sono soffermato su una serie di trucchi di carattere stilistico e formale, sulla non – scelta dell’incipit e del titolo quali metodi per un perfetto abbandono della volontà di scrittura. È il momento di cominciare ad addentrarsi nel cosiddetto “argomento – contenuto – tema – etc” del romanzo (ora non alzate la mano per dirmi che anche la “forma è contenuto”, che non si possono distinguere le due cose, che la parola “cose” è troppo generica, etc, etc. Fate i bravi, su!). Il punto è: come posso lambiccarmi il cervello alla ricerca di un contenuto, sfibrarmi in modo tale da indurmi all’abbandono, sfinito e affranto una volta constatata l’inutilità di una siffatta ricerca? Vi fornirò solo brevi spunti, dai quali potrete sviluppare ulteriori metodi per abbattere le residue speranze di scrivere un romanzo.

Per chi si chiedesse perché spingo ad abbandonare tali velleità, rimando agli articoli precedenti (ma tra parentesi aggiungo che le lezioni sono soprattutto rivolte a me stesso e che se siete così testardi, capoccioni, da voler scrivere lo stesso un romanzo nonostante il Corso, allora sappiate che non potrò impedirvi di finire su uno scaffale affianco al vostro peggior nemico. Il mercato è il mercato, ed io sono solo un misero docente del nulla).

Per incartarvi, potresti decidere (passo al “tu”, dopo avervi dato del “voi”, perché voglio che tutto sia più intimo tra noi) di:

  • scrivere di “te stesso”, in particolare della noia o dell’entusiasmo: la classica autobiografia, più o meno modificata a tuo uso e consumo, o semplicemente una parte della tua vita. A onor del vero, in (quasi) tutti i romanzi c’è anche, se non soprattutto, la presenza incombente dell’autore e delle sue più o meno misere vicende umane, ma qui il punto è un altro. Non siamo a un seminario di letteratura, dobbiamo solo capire come fermarvi sul ciglio del Burrone Creatività Auto – Imposta. Dunque, se avete una vita noiosa, per qualunque motivo, vi accorgerete che non è tanto semplice parlare della noia, perché se non siete Sartre o Moravia non vi sarà facile citare la “nausea” e la “noia”, per quanto possiate sentirla vostra. Vi consiglio, anzi, di leggere quei due libri, così otterrete sia l’effetto di sentirvi confortati nel vostro “tedium vitae”, abolendo così il Bisogno di Esprimervi Continua a leggere…

“Corso di Scrittura rinunciataria” – Lezione n. 1231 “Prima o terza persona? Discorso diretto o indiretto? Come avvilupparsi”

“Corso di Scrittura rinunciataria”

Era da un po’ di giorni che il nostro “Corso di Scrittura Rinunciataria” languiva, è il momento di riprendere le lezioni e affrontare un argomento di carattere formale e sostanziale (e non staremo qui a filosofeggiare sulla forma e la sostanza, per quanto questo potrebbe davvero allontanarci non solo da qualsiasi velleità artistica, bensì da qualunque tentativo di comprendere il mondo). Lasciamo da parte i convenevoli, disponiamoci allegramente in circolo e parliamo di ciò che potrà darci un grosso aiuto nell’abbandonare a sé i nostri romanzi.

Una prima questione che possiamo porci è se il nostro romanzo sarà scritto prevalentemente con il discorso diretto o con quello indiretto. Con il palmo della mano sotto il mento, guardiamo la luna piena e rimugiamo sui pro e sui contro di ciascuna delle due opzioni. Il discorso diretto potrebbe garantire ai nostri personaggi una certa genuinità e favorire la dialettica, ma siamo sicuri di avere la certosina pazienza di inserire le virgolette o il trattino all’inizio di ogni frase pronunciata dagli stessi? Se invece scegliamo di far prevale il discorso indiretto, siamo certi di conoscere alla perfezione la concordanza dei tempi? Alternare, mescolare le due forme? Ecco, se cominciamo a porci queste domande con una certa costanza, se riusciamo a non decidere con fermezza, allora siamo sulla buona strada per perdere tempo prezioso, il che per noi, è bene non dimenticarlo mai, è la via maestra per la nostra salvezza.

Ora veniamo al narratore e alla sua posizione. Coincidiamo con il narratore? Lui e noi siamo invece persone distinte e con convinzioni magari opposte? Il narratore è onnisciente? Lo seguiamo passo dopo passo o lo abbandoniamo con digressioni di centinaia di pagine? Vedete da voi che il terreno sul quale ci muoviamo è talmente ampio che non servono tante spiegazioni da parte mia, per cui mi limiterò a brevi spunti, che poi voi, amabili studenti – collaboratori di questo Corso, saprete con sagacia sviluppare. Continua a leggere…

“Lezione n. 389: Incipit miseria, ovvero come iniziare un libro con l’intenzione di non finirlo”

Corso di Scrittura Rinunciataria.

Oggetto della lezione di oggi è l’incipit di un libro, o meglio come sia possibile arenarsi per anni alla ricerca di un inizio, fino ad abbandonare del tutto le aspirazioni romanzesche, il che costituisce, è bene non scordarlo mai, lo scopo di questo breve, gratuito e inutile Corso. Bando alle ciance, si parte.

L’incipit può essere più o meno rilevante, fulminante, rispecchiare ciò che troveremo in seguito, illuderci o al contrario apparirci banale rispetto al resto del romanzo. A me qui non interessa tanto indagare questo aspetto, rilevare quanto e come l’incipit possa attrarre e colpire il lettore, su questo altri hanno già scritto prima e vi rimando a letture interessanti sull’argomento. Il mio compito è fornirvi strumenti affinché la ricerca dell’incipit si riveli per voi aspiranti scrittori un ostacolo insormontabile, che vi riporti sulla retta via, allontanandovi per sempre dalla penna e dalla carta. Elencherò alla rinfusa, rispettando il carattere caotico del Corso, alcune strategie che potrete adottare per perdere tempo, fossilizzarvi sull’incipit per mesi, anche anni se sarete bravi. Ovviamente, come scrivo spesso, non posso essere esaustivo in questo Corso, sta a voi usare la fantasia e l’abnegazione per trovare metodi ancora più efficaci. Perché la salvezza deriva soprattutto da se stessi, soprattutto quando il nemico si chiama ‘Velleità da Romanziere’, un morbo contro il quale non esistono ancora vaccini efficaci al 100 %. Andiamo agli esempi concreti. Continua a leggere…

Lezione n. 54: “Come impantanarsi nella scelta del titolo” (Corso di scrittura rinunciataria)

Il mio patetico “Corso di scrittura rinunciataria” inizia con la lezione n. 54, che spero fornirà utili indicazioni per l’ottenimento dello scopo che mi sono prefisso, ossia aiutare chi di voi avrà la bontà di seguirmi a recidere sul nascere qualsiasi aspirazione a diventare romanziere.

Come già detto nella presentazione, ogni lezione è indipendente e può essere seguita a prescindere dalle altre, tuttavia è chiaro che taluni ‘elementi’ di fondo si ripeteranno. Mi sento in obbligo, altresì (se volete potete non leggere il contenuto della parentesi, mi serve solo per dire che la parola ‘altresì mi affascina; volevo chiarirvelo subito, altrimenti non vi spieghereste perché l’ho usata proprio qui, ma non perdiamoci in chiacchiere, lo so che lo state pensando mentre leggete, ho già abusato di voi e magari avrete già smesso, ma siate pazienti, superate questa parentesi e tutto sarà più gradevole e utile, molto utile, e non ridete, vi vedo), di precisare che questa lezione sul “Titolo” è molto importante, perché la scelta del titolo può davvero esservi utile, farvi perdere molto tempo, portarvi allo sfinimento e farvi abbandonare le velleità di scrittura. Procediamo con calma, non troppa, lo so che avete da fare.

Innanzitutto, il primo trucco è scegliere il titolo in prima persona. Non affidatevi alle case editrici, agli esperti, a chiunque vi dica che l’importante è il contenuto del romanzo, che il titolo sarà scelto alla fine sulla scorta di considerazioni di carattere psico – socio – linguistico – pubblicitarie. No. Fate un patto con voi stessi e dinanzi allo specchio giuratevi solennemente che sarete voi a scegliere il titolo. A questo punto sarete certi di aver compiuto un primo passo verso il fallimento del Progetto Scrittura che, non dimentichiamolo mai, è lo scopo primario di questo amabile Corso (la “mission” direbbero gli anglofoni, ma noi siamo provinciali e diciamo “lo scopo”). Continua a leggere…

“Corso di scrittura rinunciataria” – Presentazione.

Oggi vi presento un’iniziativa gratuita che spero potrà essere utile soprattutto ai più giovani. Nel presentarla sarò lapidario, perché è meglio non perdersi in chiacchiere e andare al sodo. Molti di voi avranno sentito, talvolta, quella pulsione interiore, quel fuoco che li spingeva a prendere una penna in mano, o dovrei dire una tastiera sotto mano, ma non divago, ho detto che devo essere sintetico e ce la farò, lo giuro, anche se mi sto già perdendo in subordinate che prima o poi dovranno chiudersi, per esempio ora, improvvisamente, bene, quella smania di diventare uno ‘scrittore’ di romanzi, di racconti o di quel che volete voi.

Bene, questo mio Corso si propone di aiutare soprattutto i più deboli, i più giovani, proponendo una serie di consigli volti a scoraggiare questo tipo di velleità. Ovviamente i miei consigli non pretendono di avere carattere di universalità, ciascuno potrà adottare la propria strategia per uscire dal tunnel. Senza apparire presuntuoso, mi sento di dire che le lezioni, frutto di anni di esperienza, sono ‘necessarie’ a una futura realizzazione dell’intento rinunciatario. Non sufficienti, ma necessarie. Fate conto di apprendere “l’alfabeto della rinuncia”, senza il quale tutto il resto vi sarebbe oscuro.

Il Corso è gratuito, lo ripeto, non ha obbligo di frequenza, soprattutto è frammentario, saltuario, disorganico, parcellizzato, caotico. Non ci sono piani di studio, né un calendario lezioni, né propedeuticità. Le lezioni sono indipendenti una dall’altra, quindi è possibile seguirne una anche senza aver seguito quella precedente.

A dimostrazione dell’elasticità del Corso, vi annuncio che prossimamente si terrà la Lezione n. 54, ovvero “Come impantanarsi nella scelta di un titolo”. Naturalmente, non si sa quando sarà disponibile il materiale didattico.

Restate attenti e non ve ne pentirete. Riuscirete, con un po’ di applicazione, a rinunciare definitivamente a qualsiasi velleità da romanziere.

Tanti saluti a tutti.

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