Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Archivio per la categoria “Delacroix”

“E il punto d’arrivo, se siamo onesti…”

delacroix

“Noi cerchiamo senza sosta di scoprire dei retroscena e non facciamo un solo passo in avanti, soltanto complichiamo e ingarbugliamo ancor più ciò che è già complicato e ingarbugliato. Cerchiamo un colpevole del nostro destino, che quasi sempre, se siamo onesti, possiamo definire unicamente come sventura. Ci rompiamo la testa su cosa avremmo potuto fare diversamente o meglio e su cosa possibilmente non avremmo dovuto fare, perché ci siamo condannati, ma non porta a niente. La catastrofe era inevitabile, diciamo poi, e ci concediamo un periodo, anche se breve, di quiete. Poi ricominciamo da capo a porci domande e ci rodiamo e rodiamo fino a che siamo diventati di nuovo mezzo pazzi. In ogni momento siamo alla ricerca di uno o più colpevoli, cosicché almeno per quel momento tutto ci diventa sopportabile, e naturalmente, se siamo onesti, torniamo sempre a noi stessi. Ci siamo rassegnati al fatto che dobbiamo esistere, anche se per la maggior parte del tempo ‘contro’ la nostra volontà, perché non ci è rimasto nient’altro, e tiriamo avanti solo perché sempre e sempre ancora, ogni giorno e ogni momento, ci rassegniamo da capo a questa realtà. E il punto d’arrivo, se siamo onesti, ci è noto da tutta la vita, è la morte, solo che per la maggior parte del tempo ci guardiamo bene dall’ammetterlo. E poiché abbiamo la certezza di non fare altro che avvicinarci alla morte e poiché sappiamo ciò che questo significa, cerchiamo di metterci a disposizione tutti i possibili mezzi per evitare questa consapevolezza e così, se guardiamo bene, in questo mondo non vediamo altro che gente occupata perennemente e per tutta la vita con questa diversione. Questo processo, che in ognuno è il processo fondamentale, debilita e accelera naturalmente tutto lo sviluppo verso la morte.”

(Thomas Bernhard, “Sì”, ed. Guanda)

Opera: Eugène Delacroix “Amleto e Orazio al cimitero”

 

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Baudelaire sulle donne “di” Delacroix

Delacroix

(Eugène Delacroix, “Orfanella in un cimitero”)

“Si direbbe che esse serbano negli occhi un segreto doloroso, impossibile da celare nel profondo della dissimulazione. Il loro pallore è come una rivelazione dei conflitti interiori. Sia che si distinguano per il fascino del delitto o per l’odore di santità, sia che i loro gesti siano illanguiditi o violenti, queste donne malate nel cuore o nello spirito hanno negli occhi il grigio plumbeo della febbre o il lucore abnorme ed eccentrico della loro infermità, e nello sguardo è la luce intensa del soprannaturalismo. Ma sempre e comunque esse sono donne superiori, di una superiorità particolare; e in definitiva, e in una parola sola, Delacroix mi sembra l’artista più capace di esprimere la donna moderna, soprattutto la donna moderna nella sua forma eroica, infernale o divina. Essa possiede altresì la bellezza fisica moderna, l’aria trasognata, ma il seno florido, con un petto minuto, il bacino ampio, e braccia e gambe armoniose.”

(Charles Baudelaire, capitolo “Esposizione universale Belle Arti – 1855”, in “Scritti sull’arte”, Piccola Biblioteca Einaudi)

Stavo mettendo un po’ di ordine nei miei appunti virtuali e cartacei, quando mi sono imbattuto nelle parole e nell’immagine che ho riportato. Avevo pubblicato il tutto su Facebook (già, sono attivo anche lì) circa un anno fa, quando stava maturando l’idea di “aprire” questo blog. Ho pensato di condividere anche quassù le parole del poeta francese e il quadro di Delacroix.

La citazione è tratta da un paragrafo del libro “Scritti sull’arte” (Piccola Biblioteca Einaudi), che avevo letto in quei giorni. In alcuni passaggi non avevo capito granché, perché non conoscevo le opere nominate. Delacroix mi era (e mi è) un po’ più noto e quindi le parole di Baudelaire sullo stesso mi avevano appassionato di più rispetto ad altri passaggi di quel volume.

Il commento di Baudelaire verte sulle varie figure femminili ritratte da Delacroix nelle sue opere. C’è bisogno di precisare che è solo una delle possibili interpretazioni, sulla quale non metto bocca perché non è materia di mia specifica *competenza? Specifico altresì che questo quadro è stato scelto da me per un motivo assai banale: me ne innamorai a prima vista.

P.s.: per il nome del quadro, mi sono fidato di varie fonti virtuali, se qualcuno dovesse accorgersi che tale titolo è sbagliato, me lo faccia notare.

*Tra l’altro, mi chiedo, qual è la materia di mia competenza? C’è? (argomento da tralsciare, eventualmente da riprendere in un altro articolo)

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