Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il Maestro e Margherita” (Michail Bulgakov)

(Ho riletto per la nona volta “Il Maestro e Margherita” e ho pensato di aggiornare una pagina del mio vecchio blog che avevo dedicato al romanzo. Ricopio pressoché in modo identico ciò che avevo scritto allora e che non svela granché della trama. Aggiungerò, premettendo a un certo punto che svelerò dettagli della trama, altre considerazioni.)

Quando mi pongono la più difficile delle domande, cioè “Che libro mi consigli?”, finisco con il rispondere, quasi sempre: “Il Maestro e Margherita”. Ci sono altri autori che più hanno colpito, nel complesso delle loro opere, ed anche nei singoli racconti/romanzi, il mio immaginario, eppure rispondo in tale maniera perché “Il Maestro e Margherita” ha qualcosa che altri romanzi non hanno in modo così mescolato: la levità unità alla profondità, il tragico e il comico che s’alternano, chiavi di lettura molteplici.

Ci si può limitare a coglierne gli aspetti più fantastici, il gatto che parla, il diavolo che appare e tante altre meraviglie che accadono e che sono descritte da Bulgakov in maniera mirabile. Oppure si può scavare più a fondo, andarsi a studiare i riferimenti alla vita dello stesso Bulgakov, al travaglio di questo romanzo, scritto, bruciato, poi riscritto, venuto alla luce solo decenni dopo la scomparsa dell’autore. Personalmente l’ho letto nove volte, e la rilettura non mi è mai parsa pesante, anzi ogni volta sono riuscito a cogliere qualcosa che in precedenza mi era sfuggito.

E di volta in volta la mia immaginazione ha preso il volo, riproducendo nella mente tutti i personaggi, da Woland a Behemoth, al Maestro, a Margherita, fino a Jeshua (Gesù) e Ponzio Pilato.

Il romanzo è anche una satira sul mondo dei letterati e teatrale, dal quale l’autore fu escluso per la censura di cui scrivevo prima, ed è ovviamente un romanzo d’amore, nonché un atto di amore nei confronti della letteratura.

Fin qua le parole che avevo scritto anni fa. Ora altre considerazioni sparse, all’interno delle quali svelerò diversi momenti della trama. Chi sta leggendo queste righe (masochista), può anche fermarsi qua se non ha letto il romanzo.

  • Il romanzo si gusta a prescindere, ma secondo me molto di più se si approfondisce un po’ la biografia dell’autore, il suo rapporto con il regime sovietico, dal quale fu censurato, e soprattutto se si tiene presente che fu pubblicato solo molti anni dopo la morte di Bulgakov. Nell’edizione Einaudi che ho, quella con traduzione di Vera Dridso, c’è un’ottima introduzione. Suggerisco inoltre di ascoltare la lezione che il Prof. Alessandro Barbero ha dedicato al romanzo, magari dopo averlo letto una prima volta;
  • C’è il romanzo del Maestro (su Pilato) e il romanzo sul Maestro, tenete presente questo aspetto nel caso vi chiedeste perché ci si trova a Mosca in certi capitoli e a Gerusalemme in altri;
  • Suggerisco di segnarsi su un foglietto i nomi dei personaggi, che specie nella prima parte sono molti. Non tutti avranno poi rilevanza nel romanzo, e soprattutto alla lunga verranno fuori i veri protagonisti. Ma, ad esempio, il Maestro e Margherita appaiono solo dopo tanti capitoli.
  • Personaggio preferito: non ho dubbi, per me è il poeta Ivan Nikolaevič Ponyrëv, detto Bezdomnyj (“senza casa”). Lui appare subito all’inizio del romanzo, sta discutendo con Berlioz (quest’ultimo presidente di un’associazione letteraria) sull’esistenza o meno di Dio, quando dinanzi a loro appare uno strano professore, che poi scopriremo essere Woland, il Diavolo. Ivan nel corso del romanzo impazzisce e finisce in clinica psichiatrica, dove incontra il Maestro. A fine libro, Ivan avrà abbandonato le velleità di poeta, sarà diventato un professore di storia e filosofia, e ogni plenilunio di primavera andrà agli stagni Patriaršie, cioè dove aveva incontrato Woland, e si sentirà felicemente turbato da strani e confusi ricordi che affollano la sua mente. È per colpa di Ivan che io, ogni primavera, rileggevo “Il Maestro e Margherita” (ma stavolta l’ho riletto a novembre);
  • Altro personaggio preferito: il gatto Behemoth, che in realtà a volte non è un gatto, ma che il più delle volte è in veste di gatto parlante, collaboratore di Woland. Meravigliose alcune scene nelle quali si trova a interloquire con i “visitatori sfortunati” dell’appartamento n. 50, all’interno del quale si svolgono molte scene del romanzo. “Ritengo pure mio dovere avvertire che il gatto è un animale antico e intoccabile”, dice a un certo punto, battuta che di per sé varrebbe la lettura di questo romanzo;
  • Margherita irrompe all’inizio della seconda parte del libro, e con lei irrompe sulla scena l’Amore, quello tra lei e il Maestro, che sembrava perduto, e che poi risorgerà. Sposata con un uomo ricco, Margherita è però infelice perché ha perso di vista il suo amante, il Maestro. Con l’intercessione di Woland, che l’ha prescelta per l’annuale “ballo di Satana”, e divenuta una strega capace di volare sulla città grazie a una scopa, Margherita avrà la possibilità di rincontrarlo e far risorgere il manoscritto che il Maestro stava scrivendo su Pilato, e che aveva bruciato (ma “i manoscritti non bruciano”);
  • I personaggi che lavorato nell’ambiente teatrale, i vari Lichodeev, Rimskij, Varenucha e altri, escono a pezzi dal romanzo, ridicolizzati, messi a nudo nelle loro piccole meschinità, così come esce molto male il critico Latunskij, che aveva stroncato uno scritto del Maestro e il cui appartamento verrà devastato da Margherita in veste di vendicatrice;
  • Il romanzo del Maestro è incentrato sulla figura del “feroce quinto procuratore della Giudea, il cavaliere Ponzio Pilato” (questa frase conclude l’intero romanzo, ma noi la ritroviamo già in precedenza, e non a caso), sul suo travaglio susseguente alla condanna di Jeshua/Gesù al supplizio. Sono pagine che sembrano appartenere quasi a un altro romanzo, tanto è diverso lo stile rispetto ai capitoli in cui scorgiamo Woland e la sua truppa in azione.

Mi fermo perché altrimenti riscrivo il romanzo senza esserne all’altezza e perché sono solo un lettore e non un critico letterario. Vi lascio con le parole che m’inducevano, ogni primavera, a riprendere questo romanzo, e che descrivono Ivan.

“Sì, passarono gli anni e si dissolsero gli avvenimenti descritti veridicamente in questo libro e si spensero nella memoria. Ma non in tutti, non in tutti. Ogni anno, non appena comincia il festoso pleniluvio di primavera, verso sera sotto i tigli degli stagni Patriaršie compare uomo di una trentina d’anni. Rosso di capelli, con gli occhiali verdi, modestamente vestito. È il professor Ivan Nikolaevič Ponyrëv, collaboratore dell’Istituto di storia e filosofia. Arriva sotto i tigli e si siede sempre sulla panchina sulla quale sedeva quella sera in cui l’ormai dimenticato da tutti Berlioz nell’ultima ora della sua vita vide la luna andare in pezzi. Adesso la luna, intatta, bianca al principiare della sera, poi dorata come un che di scuro, forse un drago, forse un cavallino alato, scorre sopra l’ex poeta Ivan Nikolaevič, e al tempo stesso ristà in un sol punto, lassù, in alto.”

(Michail Bulgakov, “Il Maestro e Margherita”, ed. Einaudi).

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