Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Manuale di pittura e calligrafia” (José Saramago)

sdr

Nascere, vivere, morire, sono verità universali e sequenza naturale. Se vogliamo trasformarle in verità personale e sequenza culturale, dobbiamo scrivere molto di più di quei tre verbi, in quell’ordine disposti, e ammettere che tra i due estremi di un nulla e un nulla, il vivere possa racchiudere in sé certe nascite e certe morti, non solo quelle di coloro che in qualche modo ci possono toccare o riguardare, ma tante altre, anch’esse nostre: simili alle pelle del serpente, anche noi cambiamo pelle quando non vi rientriamo più, oppure ci vengono a mancare le forze e ci atrofizziamo, ma questo capito solo agli esseri umani. Una pelle vecchia, risecchita, sgretolabile, ricopre queste pagine con quelle pellicole bianche e nere che sono le parole e gli spazi tra una parola e l’altra.”

(José Saramago, “Manuale di pittura e calligrafia”, ed. Feltrinelli)

Il protagonista-narratore di questo romanzo di Saramago è H., un pittore privo di talento, che vivacchia eseguendo ritratti e che, a un certo punto, per uscire da una crisi artistica e umana, decide di passare alla scrittura. Si rende conto, però, che anche attraverso le parole gli è impossibile afferrare la realtà attorno a lui, mutevole e sfuggente.

I suoi scritti sono “tentativi di autobiografia” nei quali descrive con ammirazione diverse città italiane che ha visitato, da Milano a Firenze, passando per Bologna, Padova, Siena, sempre alla ricerca della bellezza rappresentata dalle opere d’arte di altri pittori e scultori che lui può solo ammirare, senza poter emulare.

Il romanzo è ambientato a Lisbona, dove H. vive e sperimenta la solitudine dopo esser stato lasciato da Adelina. Soprattutto, però, l’azione si svolge alla vigilia della cosiddetta “rivoluzione dei garofani”, che libererà il Portogallo dalla dittatura militare instaurata nel 1926 e durata fino al 1974, la gran parte sotto il potere di Salazar.

Nel retro di copertina del libro c’è scritto che Saramago ha definito questo libro “forse il più autobiografico”, ma indipendente da questo, il romanzo è rappresentativo della crisi ed evoluzione di in singolo uomo, all’interno di una rivoluzione collettiva, ma è soprattutto una lunga riflessione sull’arte, in particolare sulla pittura e sulla scrittura.

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