Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Come prepararsi serenamente alla morte” (Umberto Eco)

Non sono sicuro di dire una cosa originale, ma uno dei massimi problemi dell’essere umano è come affrontare la morte. Pare che il problema sia difficile per i non credenti (come affrontare il Nulla che ci attende dopo?) ma le statistiche dicono che la questione imbarazza anche moltissimi credenti, i quali fermamente ritengono che ci sia una vita dopo la morte e tuttavia pensano che la vita prima della morte sia in se stessa talmente piacevole da ritenere sgradevole abbandonarla; per cui anelano, sì, a raggiungere il coro degli angeli, ma il più tardi possibile.

Mi pare evidente che sto proponendo il problema di che cosa significhi essere-per-la-morte, o anche soltanto riconoscere che tutti gli uomini sono mortali. Sembra facile, sino a che riguarda Socrate, ma diventa difficile quando riguarda noi. E il momento più difficile sarà quello in cui ci renderemo conto che per un attimo ci siamo ancora e dopo un attimo non ci saremo più.

Recentemente un discepolo pensoso (tale Critone) mi ha chiesto: “Maestro, come si può bene apprestarsi alla morte?” Ho risposto che l’unico modo di prepararsi alla morte è convincersi che tutti gli altri siano dei coglioni.

Allo stupore di Critone ho chiarito. Vedi, gli ho detto, come puoi apprestarsi alla morte, anche se sei credente, se pensi che mentre tu muori giovani desiderabilissimi di ambo i sessi danzano in discoteca divertendosi oltre misura, illuminati scienziati violano gli ultimi misteri del cosmo, politici incorruttibili stanno creando una società migliore, giornali e televisioni sono intesi a dare soltanto notizie rilevanti, imprenditori responsabili si preoccupano che i loro prodotti non degradino l’ambiente e si impegnano a restaurare una natura fatta di ruscelli potabili, declivi boscosi, cieli tersi e sereni protetti da provvido ozono, nuvole soffici che stillano di nuovo piogge dolcissime? Il pensiero che, mentre tutte queste cose meravigliose accadono, tu te nevai, sarebbe insopportabile.

Ma cerca soltanto di pensare che, al momento in cui avverti che stai lasciando questa valle, tu abbia la certezza immarcescibili che il mondo (cinque miliardi di esseri umani) sia pieno di coglioni, che coglioni siano quelli che stanno danzando in discoteca, coglioni gli scienziati che credono di aver risolto i misteri del cosmo, coglioni i politici che propongono la panacea di tutti i nostri mali, coglioni coloro che riempiono pagine e pagine di insulsi pettegolezzi marginali, coglioni i produttori suicidi che distruggono il pianeta. Non saresti in quel momento felice, sollevato, soddisfatto di abbandonare questa valle di coglioni?”

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