Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“I baffi” (Emmanuel Carrère)

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(Un uomo decide di tagliarsi i baffi, che ha sempre avuto. La moglie non solo non si accorge di alcunché, ma sostiene che l’uomo non ha mai avuto i baffi. Anche amici e colleghi non notano alcun cambiamento. L’uomo inizialmente pensa a uno scherzo troppo prolungato, poi entra in un turbine di ipotesi al limite tra immaginazione e realtà.)

«Che cos’è questa storia dei baffi?».

«Agnès,» mormorò «Agnès, li ho rasati. Non è grave, ricresceranno. Guardami, Agnès. Che cosa succede?».

Ripeteva ogni parola, piano, quasi canticchiando e intanto la accarezzava, ma lei si scostò di nuovo, con gli occhi sgranati, come in macchina, la stessa progressione.

«Sai bene che non hai mai avuto i baffi. Smettila, per favore» gridò. «Per favore. È stupido, per favore, mi fa paura, smettila… perché lo fai?» sussurrò alla fine.

Non rispose. Si sentiva affranto. Cosa le poteva dire? Di finirla con quella farsa? Per riprendere quel dialogo tra sordi? Cosa stava succedendo? Gli tornavano in mente certi scherzi sconcertanti che lei faceva ogni tanto, la storia della porta murata… A un tratto ripensò alla cena da Serge e Véronique, all’ostinazione con cui avevano finto di non vedere niente. Che cosa gli aveva detto, e perché? Cosa voleva?”

(Emmanuel Carrère, “I baffi”, ed. Adelphi)

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