Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Midland a Stilfs” (Thomas Bernhard)

Midland a Stilfs

Il nostro destino si chiama Stilfs, perpetua solitudine. In verità possiamo contare sulle dita di una mano le persone che di tanto in tanto ci fanno visita in qualità di cosiddette persone gradite, ma anche di queste persone gradite abbiamo paura, abbiamo paura che possano farci visita, perché noi abbiamo paura di tutti quelli che potrebbero farci visita, abbiamo sviluppato una paura immane all’idea che in generale qualcuno posa farci visita all’improvviso, sebbene nulla aspettiamo con maggior fervore di un essere umano – e quante volte pensiamo: non importa che specie di umano, fosse pure disumano! – che venga a farci visita e a interrompere il nostro martirio d’alta montagna, i nostri esercizi spirituali a vita, il nostro inferno di solitudine. Ci siamo rassegnati a stare per conto nostro, ma continuiamo a pensare che qualcuno potrebbe venire a Stilfs e non sappiamo, quando qualcuno viene a farci visita, se sia insensato o dannoso, oppure dannoso e insensato che questa persona ci faccia visita, ci chiediamo se sia necessario che questa persona salga fin qui a Stilfs, se non sia una sleale infrazione delle nostra regola di solitudine oppure la nostra salvezza.”

(Thomas Bernhard, “Midland a Stilfs”, ed. Adelphi)

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