Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“E la vostra ironia?” (Čechov)

cechov

“E la vostra ironia? Oh, come io la capisco bene! Il pensiero vivo, libero, ardito è indagatore e imperioso; per la mente pigra, oziosa è insopportabile. Perché non turbasse la vostra quiete, voi, come migliaia di vostri coetanei, vi affrettaste fin da giovane a chiuderlo in una cornice; vi siete armato di un atteggiamento ironico verso la vita, o chiamatelo come volete, e il vostro pensiero, frenato, spaurito, non osa saltare al disopra della palizzata che gli avete posto davanti, e quando dileggiate le idee, che pretendete vi sian tutte note, somigliate al disertore che fugge ignominiosamente dal campo di battaglia, ma, per soffocare la sua vergogna, ride della guerra e del coraggio. Il cinismo soffoca il dolore. In un racconto di Dostoevskij un vecchio calpesta il ritratto della figlia diletta perché ha torto verso di lei, e voi in modo laido e volgaruccio sogghignate sulle idee del bene e del vero, perché non avete più la forza di tornare ad esse. Ogni allusione sincera e veritiera alla vostra caduta vi fa paura e voi a bella posta vi circondate di gente che sa soltanto lusingare le vostre debolezze. E non per nulla, non per nulla temete tanto le lacrime!”
(Anton Čechov, “Racconto di uno sconosciuto”, in “Tutti i racconti IX. Il monaco nero”, ed. Bur Rizzoli)

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