Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Morte di un commesso viaggiatore” (Arthur Miller)

Miller

“E che succede nel cervello di un uomo che torna a casa da un viaggio di duemila chilometri, senza aver guadagnato un centesimo? Non può parlar da solo? Perché? Quando è costretto a farsi prestare da Charley cinquanta dollari alla settimana, e a fingere con me che li ha guadagnati? Quanto si può andare avanti così? Quanto, ancora? Lo capite cosa mi aspetto io, da un momento all’altro? E dite che non ha carattere? Lui che non ha mai smesso un momento della sua vita di lavorare per voi?”
(Arthur Miller, “Morte di un commesso viaggiatore”, ed. Einaudi)

(Il tragico eroe protagonista di quest’opera teatrale è Willy Loman, sessantenne rappresentante di commercio, vittima di un sistema economico che non ammette cali di produttività, nonché padre dal rapporto conflittuale con i due figli.
Rappresentata per la prima volta nel 1949, ebbe grande successo in tutto il mondo e in Italia andò in scena nel 1951, con la regia di Luchino Visconti e Marcello Mastroianni tra gli interpreti.)

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