Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La ribellione” (Joseph Roth)

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“Ma Tu che stai lì, perché non Ti muovi? Contro Te mi ribello, non contro di loro. Tu sei il colpevole, non i Tuoi sgherri. Possiedi milioni di mondi, e non sai che fare? Quanto impotente è la tua impotenza? Hai da fare miliardi di cose, e alcune le sbagli? Ma che Dio sei, allora? Se la Tua crudeltà è una saggezza che noi non comprendiamo, allora sì che ci hai fatto imperfetti! Se siamo condannati a soffrire, perché non dobbiamo soffrire tutti nella stessa misura? Dato che le Tue benedizioni non bastano per tutti, distribuiscile almeno con equità! Io sono un peccatore… eppure volevo fare del bene. Per quale motivo non mi hai lasciato dare il cibo agli uccellini? Se sei Tu che li nutri, lo fai male davvero! Avrei voluto rinnegarTi e potrei ancora farlo. Ma tu sei qui, unico, onnipotente, spietato, l’istanza suprema, eterna… e non si può sperare che il castigo Ti colga, che la morte Ti dissolva in una nuvola, e neppure che il Tuo cuore si svegli. Non voglio la Tua grazia! Spediscimi all’inferno!”

(Joseph Roth, “La ribellione”, ed. Nova Delphi)

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