Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il profeta muto” (Joseph Roth)

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“Quando egli stava sul podio degli oratori e parlava davanti ai giovani, lo opprimeva il peso delle sue vicende, si sentiva vecchio e si sarebbe dato cent’anni. A volte, a casa, si guardava nello specchio e si convinceva che la sua faccia non era più vecchia di dieci anni prima. La gioventù e la salute degli altri non sembravano però qualità fisiche, ma un modo di sentire. Erano più giovani di lui di sei, otto o dieci anni. Capivano bene quello che diceva loro. Eppure lui a ogni frase pensava: io qui rappresento un pezzo di storia e neppure di quelli autorizzati. Talvolta una sua parolina tradiva il vecchio ribelle. Allora sentiva un brivido correre rapido per la schiena dei suoi ascoltatori. Faceva una pausa. Gli sembrava di doversi interrompere tutt’a un tratto, per mancanza di parole. La passione si sentiva colta sul fatto. Di quei giovanotti nessuno aveva percorso come lui, solitario e truce, le strade della città. Loro marciavano con canti e bandiere verso feste, conferenze e adunate. Prendevano possesso dell’eredità di un nuovo mondo come conquistatori, e non avevano conquistato nulla, ed erano solo eredi. Non avevano più bisogno di ricambiare l’odio con l’odio. Non uno di loro sarebbe stato senza patria e infelice. La tristezza, un’istituzione reazionaria, era scacciata. Una nuova generazione sarebbe sorta, anzi c’era già, con muscoli vivaci, sole negli occhi, impavida perché non c’erano terrori, e coraggiosa perché non c’erano pericoli a minacciarla. Lui non era invecchiato, il mondo però era diventato così nuovo come se lui avesse vissuto mille anni.”

(Joseph Roth, “Il profeta muto”, ed. Adelphi)

Nel risvolto di copertina dell’edizione Adelphi è scritto che Joseph Roth definì questo libro un “romanzo su Trockij”, ed è anche ricordato che l’autore, dopo la divulgazione, nel 1929, di alcuni estratti del romanzo, , evitò di stamparlo, visto che lo stesso aveva creato “soltanto confusione”, tanto che l’intera pubblicazione avvenne solo nel 1966.

Il romanzo è ambientato nell’Europa dei primi del Novecento,  ma è moderno nel descriverci il percorso di formazione, illusione e disillusione del giovane Friedrich Kargan, che cresce odiando i simboli di un mondo che sente opprimente e si lascia trascinare da ideali rivoluzionari, mentre intanto stanno scoppiando la Prima guerra mondiale.

Friedrich lotta in nome di un odio assoluto verso la “borghesia” e si batte per parole come “rivoluzione”, “libertà” e “mondo nuovo” con ingenua convinzione, salvo poi realizzare che quelle stesse parole non hanno impedito al mondo di restare, più o meno, orrido come prima, redimibile, forse, solo grazie a quell’amore per una donna che lui, preso dalle sue lotte, non aveva saputo cogliere e dare.

Kargan, insomma, diventa alla lunga un uomo cui è rimasta solo “l’aspra e fiera malinconia di un solitario che vaga ai margini delle gioie, delle follie e dei dolori” e che, infine, deve accettare di fuggire da ciò per cui avrebbe dato la vita e che, invece, la vita gliel’ha tolta.

“Gli altri, che durante la guerra civile già avevano scritto e trascritto manifesti, ordinanze, programmi, testi, opuscoli, continuarono a tenere le penne in mano, le penne, questi sottili arnesi d’acciaio, gli strumenti più forti del potere. Ma risultò che gli uomini ai quali era stato consentito di dimostrare il loro talento e la loro forza non possedevano alcun talento e solo la forza bastante a scacciare a gomitate dalla scrivania l’avversario di uguale valore e a ricomparire alla scrivania nel caso che l’altro fosse riuscito a scacciare loro.” 

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