Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Kira Geòrgievna” (Viktor Nekrasov)

dav

“Non era che certe cose non la interessassero: il fatto era soltanto che lei viveva nel suo mondo. Una cosa le passava vicino senza nemmeno toccarla; un’altra la sfiorava appena; una terza suscitava una scintilla, un corto circuito, poi si spegneva; una quarta infine s’impadroniva completamente di lei e diventava la sua idea fissa. Probabilmente, quando il lavoro le piaceva, lavorava nello stesso modo in cui aveva visitato Kiev: correndo come una matta. Così, tutto quello che era accaduto a Vadim negli anni precedenti, l’aveva sfiorata come una cometa venuta da lontano: l’aveva toccata, aveva fatto scoccare una scintilla abbagliante e s’era spenta. Era una cosa lontana, incomprensibile, che non rientrava in nessuno schema; era un’astrazione di cui non aveva grande bisogno; e proprio questa era la cosa più tremenda. Invece i suoi versi di vent’anni prima le erano cari e, come tutti stava a dimostrare, necessarissimi. Per lui invece tutto ciò non era che <<trapassato remoto>>, come soleva dire un vecchietto in prigione.”

(Viktor Nekrasov, “Kira Geòrgievna”, ed. Einaudi)

Non avevo mai sentito parlare né di Viktor Nekrasov (semmai, in “Memorie dal sottosuolo”, avevo incontrato una citazione tratta da una poesia di Nikolaj Nekrasov) né tanto meno del romanzo “Kira Geòrgievna”, finché, spinto dalla mia volontà casuale o da chissà quale ambigua forza letteraria, mi sono ritrovato in un girone dantesco di libri usati, dal quale sono uscito con sei testi, tra i quali, appunto, il romanzo breve di Nekrasov, pubblicato nel 1961.

La protagonista è Kira, che nel 1960 troviamo, quarantaduenne, sposata con Nikolaj, stimato professore, pittore, facoltoso, ma di oltre vent’anni più grande della donna. Kira, a sua volta scultrice, sembra appagata dalla sua esistenza, immersa nella creazione di un’opera chiamata Gioventù, per la quale, come modello in carne ed ossa, posa l’aitante e poco più che ventenne Jurocka. Tra la donna e quest’ultimo la relazione diventa intima, ma a causare un vero sconquasso nell’esistenza di Kira non è questa passione, bensì il ritorno, da un passato che non è mai realmente passato, di Vadim, poeta che lei aveva sposato nel 1936 e che un anno dopo era stato internato perché “nemico del popolo”.

La riapparizione di Vadim pone la donna di fronte a una serie d’interrogativi, dubbi, ricordi e speranze che travolgono tutto ciò che fino ad allora era sembrato stabilizzarsi. In un’alternanza di sensazioni sapientemente giostrate dall’autore, assistiamo alle indecisioni di Kira, legata al marito da un affetto quieto, attratta dall’impacciata foga del giovane Jurocka e soprattutto stupefatta dal ritorno di Vadim e dal diverso peso che ciascuno dà ai ricordi comuni.

Un romanzo che ho letto in poche ore, avvinto dalla malinconica (ma non priva d’ironia) prosa di Nekrasov, al quale, se non fosse morto, chiederei perché ha deciso di attrarmi a sé in quel girone dantesco di libri usati.

Pubblicità

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su ““Kira Geòrgievna” (Viktor Nekrasov)

  1. Anch’io non conosco questo autore; da quello che dici mi pare che meriti una lettura. Ciao, Pina

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: