Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Nel mondo della fantasia…” (da Sherwood Anderson)

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“Per l’uomo che nel mondo moderno usi l’immaginazione, c’è una cosa ben chiara fin dall’inizio. La vita si spezza in due e non importa quanto a lungo si viva e dove, le due estremità continueranno a ciondolare, penzolando nel vuoto.

A quale delle due vite, vissute con un solo corpo, bisogna dedicarsi? Dopotutto, c’è una qualche libertà di scelta.

C’è la vita della fantasia. In essa talvolta ci si muove con un piano stabilito, in una sequenza di giorni o perlomeno di ore. Nella vita della fantasia non ci sono cose come bene o male. Non ci sono Puritani. Le aride sorelle della Filistia non bussano alla porta. Il Puritano, il riformatore che ammonisce i Puritani, gli aridi intellettuali, tutti quelli che desiderano elevarsi, rifare la vita in base a un qualche piano preciso e concepito con il cervello umano, muoiono di malattia polmonare. Farebbero meglio a rimanere nel mondo dei fatti e impiegare le proprie energie per catturare i contrabbandieri, inventare nuove macchine, aiutare l’umanità – meglio che possono – nella sua senza dubbio lodevole ambizione di scagliare dei corpi nell’aria a cinquecento miglia orarie.

Nel mondo della fantasia, la vita si separa in movimenti lenti ed è fatta di molte sfumature che vanno dal brutto al bello. Ciò che è vivo è opposto a ciò che è morto. L’aria della stanza in cui viviamo è dolce per le narici o è avvelenata di stanchezza? Alla fine deve diventare una cosa o l’altra.

Tutta la moralità a quel punto diventa un semplice problema di estetica. Ciò che è bello deve portare una gioia estetica; ciò che è brutto deve procurare una tristezza e una sofferenza estetiche.

Oppure si può diventare, come fanno molti giovani americani, un saccente, privo di umiltà davanti alle possibilità della vita, sicuro di sé. E così alla fine si rischia di rimanere ciechi, sordi e muti, senza sentire e vedere niente: Molti dei nostri intellettuali pensano che questa sia la strada più comoda da percorrere.

Nel mondo della fantasia, dovete capire, nessun uomo è brutto. L’uomo è brutto soltanto nella realtà. Ah, ecco la difficoltà!”

(Sherwood Anderson, “Storia di uno scrittore di storie”, ed. Mattioli)

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