Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Perché non te ne vai?”

“E anche le lacrime di prima che non ho saputo trattenere davanti a te, come una ridicola donnetta, non te le perdonerò mai! E anche tutto questo che ti sto confessando, non te lo perdonerò mai. Sì, soltanto tu devi rispondere di tutto ciò, perché mi sei capitata sottomano, perché io sono un mascalzone, perché sono il più spregevole, il più stupido, il più invidioso di tutti i vermi della terra, i quali in generale non sono meglio di me, ma, lo sa il diavolo perché, non si confondono mai; e così, per tutta la vita, qualsiasi pidocchio mi farà scoppiare il fegato; e anche questa è una mia prerogativa. Che m’importa se tu non ci capisci niente? E cosa vuoi che mi venga in tasca, che cosa, se tu creperai in quella casa o no? Ma lo capisci come ora, dopo quello che ti ho detto, ti odierò perché sei venuta e sei stata ad ascoltarmi? Perché un uomo può scoprirsi così solo una volta nella vita, e solo in un accesso di isteria! Che cosa vuoi ancora? Perché te ne stai ancora davanti a me, mi tormenti, perché non te ne vai?”
(Fëdor Dostoevskij, “Memorie dal sottosuolo”, ed. Bur Rizzoli)

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