Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“A colpi d’ascia” (Thomas Bernhard)

bernhard

“Sono stato io a voltare le spalle a costoro, non loro a me, pensavo. Noi ci leghiamo a queste persone a filo doppio, poi, tutt’a un tratto le detestiamo e le lasciamo andare. Per anni corriamo loro appresso e mendichiamo la loro simpatia, pensavo, e a un tratto, ottenuta la loro simpatia, non la vogliamo più, questa loro simpatia. Noi fuggiamo e loro ci raggiungono, ci attirano di nuovo a sé e noi sottostiamo a loro e a tutte le loro imposizioni, pensavo, e ci affidiamo totalmente a loro, e non ne usciamo se non con la fuga o con la morte. Sfuggiamo queste persone ed esse ci riprendono e ci schiacciano. Le rincorriamo, le imploriamo di accoglierci di nuovo e loro ci accolgono e ci ammazzano. Due sono i casi: o usciamo fin dall’inizio dalla loro orbita e allora riusciamo a restar fuori dalla loro orbita tutta la vita, o cadiamo nella loro trappola e moriamo soffocati. O riusciamo a sfuggire queste persone e allora le denigriamo, le calunniamo, spargiamo sul loro conto ogni sorta di menzogne, pensavo, pur di salvarci le calunniamo non appena se ne presenta l’occasione, per liberarci di loro scappiamo via, e per far salva la pelle le accusiamo di continuo e in ogni luogo sostenendo che sono loro ad avere noi sulla coscienza, oppure sono loro che pur di salvarsi ci sfuggono e ci calunniano e ci accusano e spargono sul nostro conto ogni sorta di menzogna, pensavo. Crediamo di essere ormai finiti e incontriamo costoro i quali ci salvano, ma noi non gli siamo grati per il fatto che ci hanno salvato, al contrario li malediciamo, li odiamo, per tutta la vita li perseguitiamo con il nostro odio per il fatto che ci hanno salvato. Oppure noi li corteggiamo, loro ci respingono e noi ci vendichiamo, li calunniamo, li denigriamo davanti a tutti, li perseguitiamo con il nostro odio fino alla tomba. Oppure loro in un momento decisivo ci aiutano a rimetterci in piedi e noi li odiamo perché ci hanno aiutato a rimetterci in piedi, così come loro odiano noi perché li abbiamo aiutati a rimettersi in piedi, pensavo nella bergère. Poiché una volta gli abbiamo fatto un piacere, crediamo di avere diritto alla loro gratitudine eterna, pensano nella bergère. Per anni siamo stati loro amici e tutt’a un tratto non lo siamo più per il resto dei nostri giorni, e non abbiamo la minima idea del perché tutt’a un tratto non siamo più loro amici. Li amiamo così intensamente che quest’amore ci ammala, e loro ci respingono, loro odiano il nostro amore, pensavo. Tutto ciò che abbiamo ci viene da loro e per questo li odiamo. Noi non siamo nessuno, loro ci fanno diventare qualcuno, e noi per questo li odiamo. Noi veniamo dal nulla, come si suol dire, e loro sono capaci di fare di noi un genio, e noi non possiamo perdonarli di aver fatto di noi un genio come se avessero fatto di noi un grande criminale, pensavo nella bergère. Tutto ciò che abbiamo ci viene da loro e per questo li puniamo per tutta la vita con il nostro disprezzo e con il nostro odio. Tutto ciò che abbiamo lo dobbiamo a loro e non possiamo mai perdonarli di dover loro ogni cosa, pensavo.”

(Thomas Bernhard, “A colpi d’ascia”, ed. Adelphi)  

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2 pensieri su ““A colpi d’ascia” (Thomas Bernhard)

  1. Non l’ho mai letto! Direi che anche tu hai invogliato me, alla lettura però. Grazie!

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