Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La guarderò tutto il tempo negli occhi, senza sbattere nemmeno una volta le palpebre” (Beppe Fenoglio)

fenogli

“Ma Milton non dormiva. Ripensava alla custode della villa di Fulvia e si sentiva disintegrare il cervello. <<Ma io non ho sbagliato tutto? Non ho esagerato? Ho capito bene, interpretato bene? Ho il cervello disintegrato, ma bisogna che mi riconcentri. Che ha detto la custode? Ha proprio detto quelle parole riguardo a Fulvia e a Giorgio? Non me le sarò per caso sognate? Ma sì, le ha dette. Ha detto “…” ancora “…” Riesco ancora a rivedere le pieghe della sua bocca mentre lo diceva. Ora, non può darsi che io abbia capito male? Che vi abbia dato un senso anziché un altro? Ma no, il senso era quello, quello era l’unico senso possibile. Una specifica… relazione… intima. Un momento. La custode voleva arrivare fin lì, o sono io che l’ho fatta arrivare fin lì? Non ho esagerato io? No, no, lei ha parlato chiaramente ed io ho capito giustamente. Ma perché ha voluto che io sapessi? Sono cose che normalmente si tacciono proprio agli interessati. Lei sapeva che io ero e sono innamorato di Fulvia. Non poteva non saperlo, proprio lei. Lo sapevano il cane di guardia, i muri della villa, le foglie dei ciliegi che ero innamorato di Fulvia. Figurarsi lei, che oltre tutto sentiva mezzi i discorsi che le tenevo. E allora perché ha voluto disilludermi, farmi mettere il cuore in pace, aprirmi gli occhi? Per simpatia? Certo, mi aveva un pochino in simpatia. Ma basta la simpatia a indurre a una parte del genere? Doveva sapere che quelle sue parole mi passavano da parte a parte come baionette. Che necessità ha avuto, così all’improvviso, di passarmi da parte a parte? Forse ha pensato che quello era il momento più adatto, meno pericoloso per me. Non volle dirmelo fintanto che ero soltanto un ragazzo. Ma rivedendomi ha dovuto pensare che ero ormai un uomo, che la guerra mi aveva fatto uomo e che ormai potevo sopportare… Oh sì, ho sopportato bene, veramente, mi ha passato da parte a parte come un bambino nudo e inerme. Voglio sperare che abbia parlato sinceramente, in spirito di verità, purché non mi abbia fatto costruire un mondo di dubbio e di sofferenza su certe parole dette tanto per dire, approssimativamente. Così come, forse, Fulvia mi ha fatto costruire tutto un mondo di amore su certe parole dette pure così per dire…

Basta, basta, basta. Stavo male per non saper che fare, dove andare, cosa risolvere, domani. Ma ora so cosa farò domani. Ritorno alla casa di Fulvia, rivedo la donna, mi faccio ripetere tutto per filo e per segno. La guarderò tutto il tempo negli occhi, senza sbattere nemmeno una volta le palpebre. Dovrà ridirmi tutto, e aggiungere anche quello che non mi disse l’altra volta>>.”  

(Beppe Fenoglio, “Una questione privata”, ed. Einaudi)

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2 pensieri su ““La guarderò tutto il tempo negli occhi, senza sbattere nemmeno una volta le palpebre” (Beppe Fenoglio)

  1. Senza sbattere le ciglia. Una percossa, una durezza che nasconde un cuore di carne intendo. Io questo libro non riesco a non rileggerlo…

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