Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“L’umiliazione” (Philip Roth)

6291_lumiliazione_1267734674

“Non era più capace di fare uno Shakespeare a bassa intensità e non era più capace di fare uno Shakespeare ad altra intensità, e pensare che aveva fatto Shakespeare per tutta la vita. Il suo Macbeth era ridicolo, e quelli che lo videro lo dissero senza eccezione, e altrettanto fecero molti che non lo avevano visto. <<No, non hanno neanche bisogno di esserci stati – diceva lui – per insultarti>>. Molti attori, per aiutarsi, si sarebbero dati al bere; c’era sempre una vecchia barzelletta su un attore che beveva sempre prima di andare in scena, e che quando lo esortarono a non bere replicò: <<Come, dovrei andare là fuori da solo?>> Ma Axler non beveva, e così invece crollò. Il suo crollo fu monumentale.

La cosa peggiore era che vedere il proprio crollo con la stessa lucidità con cui si vedeva recitare. La sofferenza era atroce, e tuttavia lui dubitava che fosse genuina, il che la rendeva ancora peggiore. Non sapeva come passare da un minuto all’altro, era come se la mente gli si stesse liquefacendo, aveva il terrore di stare da solo, non riusciva più a dormire più di due o tre ore per notte, mangiava appena, ogni giorno pensava di ammazzarsi con l’arma che aveva in solaio – un fucile a pompa Rennington 870 che teneva nella casa isolata per autodifesa – e nondimeno gli sembrava tutta una commedia, una commedia recitata male. Quando reciti la parte di uno che sta crollando, la tua interpretazione ha un ordine e una coerenza; quando la persona che vedi crollare sei tu, e quella che stai recitando è la tua fine, è tutta un’altra cosa, una cosa spaventosa e terrorizzante.”

(Philip Roth, “L’umiliazione”, ed. Einaudi)

Simon Axler è un grande attore teatrale, ma superati i sessant’’anni sente di aver totalmente perso la capacità di recitare, ma soprattutto avverte che questa crisi attoriale è sintomo di una più generale inabilità ad ascoltare gli altri e a parlare. Simon si sente smascherato, umiliato ancora di più dall’impossibilità di trovare una spiegazione razionale a ciò che gli sta accadendo. L’incontro con Pegeen, una lesbica di trent’anni più giovane di lui, sembra ridonargli una nuova vitalità, in virtù di una passione erotica estrema che però si rivela, alla lunga, essere un’altra falsa illusione, una nuova maschera sotto la quale nascondere il vuoto che inesorabilmente lo sta inglobando.

Fin qui la trama ridotta all’osso, il resto sta nella penna tagliente di Philip Roth, ormai una garanzia per me (e non solo per me).

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: