Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il silenzio del mare” (Vercors)

il silenzio

“Che avrei da aggiungere? La gola chiusa dal dolore e dall’amarezza, cercai di far capire a Stani che quei singhiozzi, quella grida non furono espressione di una folle paura. Ma espressione – e ne ho il cuore a brandelli – dell’angoscia, della disperazione, dell’orrore, dell’agonia di un amore assassinato.

Mio Dio, perché non avete accecato Thomas fino alla fine? Perché avete voluto che nel fuggevole secondo dell’ultima occhiata egli vedesse un volto orribile – quel volto orribile che portiamo tutti in noi, uomini o nazioni – quello della parte disperata che fu sempre mammona? Di cosa l’avete punito? O di cosa mi avete punito? Poiché da quando egli non è più, ogni giorno la realtà della sua esistenza mi schiaccia – della sua esistenza nel secondo mortale che non seppi, che non sapemmo, che coloro rimasti degni di lui non seppero risparmiargli.”

(Vercors, “Il cammino verso la stella”, in “Il silenzio del mare”, ed. Einaudi)

Da diverso tempo avevo sul mio scaffale “Il silenzio del mare”, un libro che racchiude l’omonimo romanzo breve assieme ad altri due, “Il cammino verso la stella” e “Le armi della notte”. Questo libro finì tra le mie mani grazie al gentile dono di un mio amico, ma a lungo ne ho rimandato la lettura. Oggi, non so perché, l’ho preso in mano e ho scoperto tra storie scritte con  uno stile pacato, sobrio ma al tempo stesso capace di trasmettere emozioni forti. Vercors, questo il nome di battaglia clandestino, in realtà si chiamava Jean Bruller, nato a Parigi nel 1902 e attivo nella lotta antinazista nel corso della seconda guerra mondiale, in particolare (così leggo nelle note di copertina) come fondatore di una casa editrice clandestina che pubblicava opere della Resistenza francese. I tre romanzi furono scritti rispettivamente nel 1941, 1943 e 1946, e rappresentano, ciascuno sotto un peculiare punto di vista, una preziosa e poetica testimonianza dell’epoca, specie con riferimento a vicende di singoli immersi nell’orrore della Storia.

“Il silenzio del mare” verte attorno a un ufficiale tedesco che, da invasore della Francia, è “ospitato” da due persone che non gli rispondono mai, nonostante egli tenti di spiegare loro la sua ammirazione per la Francia e gli scrittori francesi. La solitudine dell’ufficiale si palesa ancor di più quando egli realizza che aveva sottovalutato l’orrore dei propri compatrioti. Il protagonista di “Il cammino verso la stella” è invece un emigrato ebreo originario della Morava, che sin da piccolo ha avuto come icona della “libertà” la Francia, che riesce a trasferirsi lì e poi, con l’arrivo dell’orrore bellico, scopre l’ingratitudine di un destino tragico. Infine, “Le armi della notte” è una struggente descrizione dell’impossibilità di tornare a una vita “normale” per Pierre, che è sopravvissuto all’esperienza in una campo di concentramento, ma che è rimasto un’ombra una volta tornato in pseudo-libertà.

“Non appena fui a casa, mi sdraiai in una poltrona. E da allora interrogo me stesso. Invano, naturalmente. Che fare contro l’implacabile sentimento che Pierre esprimeva con quelle parole: <<Ho perduto la mia qualità di uomo>>? Chi gliela farà ritrovare, se non lui stesso? Non gioverebbe a nulla dirgli: <<Siamo noi che imploriamo il vostro perdono>>. Certo, non lo abbandonerò. Ma come convincerlo? Che sperare? Io non so. Non so. Non so.”

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