Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Peggio che nudo – più disarmato diciamo.”

“La chiave per la soluzione è che dovresti essere onesto al 100%. E questo non significa semplicemente sincero ma pressoché nudo. Peggio che nudo – più disarmato diciamo. Indifeso. <<Questa cosa che sento, non so definirla chiaramente ma sembra importante, la senti anche tu?>> – questo genere di domanda diretta non fa per i pudibondi. Tanto per cominciare, è pericolosamente vicina a <<Ti piaccio? Vorrei tanto piacerti>>, e sai benissimo che il 99% di tutta la manipolazione interumana e degli stronzissimi colpi bassi che avvengono, avvengono proprio perché l’idea di dire chiara e tonda una cosa del genere in qualche modo è considerata oscena. In effetti uno degli ultimissimi tabù interpersonali che ci rimangono è questo tipo di interrogazione diretta oscenamente nuda rivolta a un altro. Sembra patetica e disperata. È così che sembrerà alla lettrice. E così deve essere. Non c’è verso. Se ti fai avanti e le chiedi se e cosa sente, non ci può essere niente di lezioso o di retorico o di finto-onesto-per-piacerle nella cosa. Lo liquida in partenza. Lo capisci? Un briciolo meno della sincerità inerme patetica nuda e cruda e ti ritrovi dritto nel funesto rompicapo. Ti devi presentare a lei con la coda tra le gambe al 100%.”

 (David Foster Wallace, “Brevi interviste con uomini schifosi”, ed. Einaudi)

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