Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Sì” (Thomas Bernhard)

sì bernhard

“Lo svizzero e la sua compagna erano entrati dall’agente immobiliare Moritz proprio nel momento in cui tentavo non solo di chiarirgli, e in definitiva di spiegargli in termini scientifici, i sintomi della mia infermità psicoaffettiva, ma a lui, a Moritz, in quel periodo certo la persona che probabilmente mi era più vicina, gli ero capitato in casa per rovesciar fuori tutto d’un colpo, nel modo più brutale, la parte interiore della mia esistenza, non solo aggredita ma già completamente stravolta dalla malattia, esistenza che fino a quel momento lui conosceva soltanto da un aspetto superficiale che non lo inquietava particolarmente e quindi non lo colpiva per nulla, e dovevo spaventarlo e sgomentarlo mediante la diretta brutalità del mio esperimento se non altro per il fatto che in quel pomeriggio da un istante all’altro avevo svelato e rivelato a Moritz quello che per tutti i dieci anni della mia conoscenza e amicizia con lui gli avevo tenuto nascosto, anzi per tutto questo tempo gli avevo in fondo sempre più celato con matematica cavillosità, gli avevo occultato incessantemente e senza pietà verso me stesso perché lui, Moritz, non potesse gettare neanche la più piccola occhiata nella mia esistenza, questo lo aveva profondamente sconvolto…”

(Thomas Bernhard, “Sì”, ed. Guanda)

“Sì” è una parola che, pronunciata in risposta a una domanda, implica un’accettazione, una conferma, un’adesione a qualcosa che ci è stato chiesto e che ci siamo chiesto. Tutto sta, però, in cosa ci è stato o ci siamo chiesti. Il che pronuncia il protagonista-narratore del romanzo di Bernhard è, al principio, un tragico, un’idea di rifiuto dell’esistenza, in certi momenti addirittura un al suicidio. Studioso di scienza naturali e vivente in un sonnolento villaggio austriaco, il narratore parte dall’intenzione di volersi confessare all’agente immobiliare Moritz, che già in passato lo ha aiutato a superare momenti difficili; stavolta, però, vuole metterlo davvero al corrente della sua infermità psico-affettiva, svuotarsi senza peraltro risparmiare colpi al suo ascoltatore. La crisi che sta vivendo è, a suo dire, quasi irreparabile, definitiva.

A sorpresa, però, il suo incontro con Moritz è disturbato dall’arrivo di una coppia, lui ingegnere svizzero, lei persiana. La donna appare subito silenziosa, succube del compagno. Nel corso di una passeggiata, il narratore e la persiana scoprono di avere una uguale tendenza a filosofeggiare, e soprattutto sembra che dal dialogo ciascuno dei due possa trarne giovamento per uscire fuori dallo stato mentale catastrofico nel quale entrambi si trovano.

“Sì” è un romanzo nel quale Bernhard ci guida all’interno di una mente ossessionata e ossessionante, in un vorticoso avanzare di lunghi periodi che rendono difficile al lettore fermarsi per una pausa. Il cervello del narratore è un turbine, perché egli percepisce la catastrofe imminente ma non riesce a trovare rimedi, e quando pare trovarlo, nuove complicazioni insorgono. Il tutto, mentre attorno si muove la solita ottusità di un paesello gelido, che gli amanti di Bernhard riconosceranno come tipica ambientazione dei suoi romanzi.

“Ma tutto ciò che deve essere scritto deve sempre essere ripreso da capo e sempre ritentato, finché almeno una volta riesce approssimativamente, anche se mai in maniera soddisfacente. E fosse pure inutile, fosse pure terribile, fosse pure senza speranza, tuttavia si dovrebbe sempre provare quando abbiamo un oggetto che ci tormenta di continuo con il massimo accanimento e non ci lascia in pace. Pur essendo coscienti che assolutamente nulla è certo e assolutamente nulla è completo, dobbiamo, anche nella massima insicurezza e con i più fondati dubbi, cominciare e portare avanti ciò che ci siamo proposti. Se rinunciamo sempre, prima ancora di aver cominciato, finiamo nella disperazione e infine e definitivamente non usciamo più da questa disperazione e siamo perduti. Come ogni giorno dobbiamo svegliarci e cominciare a portare avanti quello che ci siamo proposti, insomma vogliamo continuare ad esistere, così dobbiamo cominciare a portare avanti anche un proposito come quello di fissare il ricordo della compagna dello svizzero e non lasciarci scoraggiare già dai primi e probabilmente sempre ricorrenti pensieri di dover fallire in questo proposito. In fondo esistono solo propositi falliti.”

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