Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Al limite boschivo” (Thomas Bernhard)

bernhard

“Gli era sempre tornato utile non avere pretese. Certo, come ogni essere umano aveva spesso sentito il bisogno di migliorare la propria esistenza, di liberarsi dalle situazioni che gli apparivano anguste: ma non era disposto, neanche se gli fosse costato pochissimo, a fare il minimo sforzo per conquiste che sentiva e credeva non gli spettassero. Tutta la vita aveva avuto a disposizione uno spazio piccolo, insignificante, ridicolo, invisibile; ma aveva sempre cercato di riempire scrupolosamente quello spazio e alla fine, col tempo, erano rimasti solo i suoi sogni, appesi qua e là nel cielo; con essi aveva riempito, anzi addobbato, il proprio spazio e il proprio tempo. Si sarebbe potuto studiare in lui quanto sia favorevole a un essere semplice il destino diventato ragione. Ciò che pretendeva era così poco che avrebbe stupito chiunque. Il suo tenore di vita era tanto economico che trovava modo di regolare le cose concrete, adeguate, anzi superadeguate alla gente, la quale, per lui, come per ognuno, diventava talvolta una massa enorme. La sua intelligenza non era grande e neppure più profonda di quella di coloro che gli stavano intorno; non arrivava neppure ai margini di quella degli altri; ma a differenza di coloro che spesso lo sopraffacevano, la sua intelligenza era più solida. Il che, indipendentemente dalla forza e dalla dimensione dell’intelligenza, è fondamentale.”

(Thomas Bernhard, racconto “Kulturer” in “Al limite boschivo”, ed. Guanda)

Tre pillole di Thomas Bernhard, un mini-concentrato molto diverso dalle sue prose vorticose, avvolgenti, quelle dei romanzi più lunghi. In “Al limite boschivo”, edizione Guanda, sono raccolti tre racconti brevi, una settantina di pagine in totale che si divorano in poche decine di minuti. Sia pure imparagonabili, a mio avviso, alle opere principali, anche in queste tre storie Bernhard graffia come pochi.

“Kulturer”, che apre il libro, è la constatazione che la libertà può far paura più della prigione; il protagonista, infatti, vive in carcere assieme ad altre tre persone, isolato da loro, intento nella scrittura, ma sentendosi libero. Quando le porte della prigione si stanno per spalancare, avverte la paura di ritrovarsi di nuovo nel mondo, libero di non sapere più che fare. “L’italiano” e “Al limite boschivo” sono così brevi che non ha molto senso provare a descriverli qui; in ogni caso il primo verte su un incontro a un funerale con un Italiano, mentre nel secondo il narratore osserva una misteriosa coppia che è andata a passare una vacanza in montagna.

Consigliato, ma a mio parere da leggere dopo aver già conosciuto la grandezza di Bernhard in altri testi.

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2 pensieri su ““Al limite boschivo” (Thomas Bernhard)

  1. one of my favorite authors 🙂 PedroL

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