Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Amras” (Thomas Bernhard)

amras

“Non osavamo riflettere sulla nostra sorte così a fondo da permetterci di fare un passo avanti, meno che mai di chiarirne le cause… Evitavamo ogni parola, ogni concetto che potesse ferirci… ma non riuscivamo, neppure temporaneamente, a liberarci dal dolore, ci veniva inflitto di continuo il più intollerabile di tutti i dolori: il ricordo dei nostri genitori… Walter spesso andava alla finestra, guardava fuori e diceva: <<Non è nulla!>>, mentre invece là fuori, sotto la finestra della torre, qualcosa per lui c’era stato, un rumore, una voce… era ben stata una voce ad attirarlo alla finestra… la voce di nostra madre, i passi dei nostri genitori in giardino, in qualsiasi ora del giorno, spesso della notte, sempre di nuovo… ma ogni volta il solito <<Non è nulla…>>, la cosa si ripeteva tutti i giorni a intervalli sempre più brevi, Walter balzava su di colpo dal pagliericcio e si precipitava alla finestra… poi il suo silenzio, quella sorta di terribile rassegnazione… La nostra infanzia, ch’era legata ai nostri genitori dal più profondo affetto, proprio perché non avevano mai esercitato su di noi alcuna violenza, ma ci avevano sempre affidati a noi stessi, non senza impartirci un’educazione, un’educazione molto libera e perciò anche severa… la nostra infanzia in queste settimane è stata più presente che mai… sebbene anch’essa folle, era di consolazione alla nostra follia… Spesso eravamo seduti l’uno di fronte all’altro, senza rivolgerci lo sguardo, nel nostro catastrofico stato fisico e mentale, dopo lunghi periodi di sconvolgimento dei nostri cervelli, quand’ecco che il mio Walter all’improvviso correva alla finestra, spaventato da un richiamo… un richiamo che, a partire da un certo momento, udivo anch’io… ma nel giardino non vi era mai neppure l’ombra di qualcuno che ci chiamasse… eppure, per molte settimane, continuammo a udire il richiamo nello stesso momento… molto distintamente, le voci dei nostri genitori che ci chiamavano.”

(Thomas Bernhard, “Amras”, ed. SE)  

“Amras” è lo straziante ricordo che il narratore si infligge, riguardante il suicidio dei suoi genitori e il mancato suicidio del narratore stesso e di suo fratello, scampati per “errore” alla morte, che avevano concordato con la madre e il padre. In realtà Walter, già epilettico come la madre, poi è deceduto, lasciando così il narratore in una tetraggine che ormai mina in maniera inesorabile la sua esistenza. Tutto il romanzo (o racconto lungo) è attraversato da un’atmosfera cupa, non c’è traccia, qui, del sarcasmo spesso divertente, sebbene cattivo, che caratterizza le altre opere di Bernhard. Nel ricordo, scorgiamo i due fratelli “dopo la disgrazia”, rintanati in un torre dallo zio per evitare che le autorità li rinchiudano in un manicomio, conviventi in uno stato crepuscolare, prede del dolore, avvinti anche nel dissidio.

Benché Thomas Bernhard, in un’intervista del 1984, avesse dichiarato che “Amras” era il romanzo a cui si sentiva più legato, debbo dissentire dall’autore, che a mio avviso ha scritto opere di gran lunga superiori. “Amras” resta comunque una lettura che consiglio, ma non ai neofiti di Bernhard, che qui, a mio avviso, non ne apprezzeranno in pieno la capacità vorticosa di scrittura. Ciò detto, però, resta pur sempre un libro di Thomas Bernhard, ovvero una “garanzia”.

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: