Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Cose trasparenti” (Vladimir Nabokov)

cose trasparenti

“Ora parleremo dell’amore.

Quali parole potenti, quali armi sono nascoste nelle montagne, in luoghi adatti, in appositi nascondigli del cuore di granito, dietro superfici di acciaio dipinte in modo da somigliare alla screziatura delle rocce adiacenti! Ma quando sentiva l’impulso di esprimere il proprio amore, nei giorni del breve corteggiamento e del matrimonio, Hugh Person non sapeva dove cercare le parole che potessero convincere Armande, commuoverla, riempirle di lacrime radiose gli occhi scuri, inflessibili! Mentre frasi che diceva per caso, senza pensare alla fitta di tenerezza, alla poesia, frasi insignificanti, provocavano improvvisamente una reazione isterica di felicità in quella donna dall’anima arida, essenzialmente infelice. I tentativi studiati fallivano. Se, come talvolta succedeva, nelle ore più grigie, senza la più remota intenzione sessuale, Hugh smetteva di leggere per entrare nella sua camera e avanzare verso di lei carponi come un bradipo estatico, di una specie non descritta e non arborea, ululando la sua adorazione, l’impassibile Armande gli ingiungeva di alzarsi e smettere di fare lo stupido. Le più ardenti apostrofi che riusciva a escogitare – mia principessa, mio tesoro, mio angelo, mio animale, mia squisita bestia – servivano solo a esasperarla. <<Perché>> domandava <<non puoi parlarmi in modo naturale e umano, come parla un gentiluomo a una signora, perché devi fare il buffone, perché non puoi essere serio, semplice e credibile?>>. Ma l’amore, diceva lui, era tutt’altro che credibile, la vita era ridicola, i bifolchi ridevano dell’amore. Tentava di baciarle l’orlo della gonna o di morderle la piega dei pantaloni, il collo del piede, la punta del suo piede furibondo; e mentre strisciava davanti a lei mormorando con la sua voce priva di musicalità dei nulla e dei tutto sdolcinati, esotici, rari, banali, mormorandoli per così dire al proprio orecchio, la semplice espressione d’amore diventava una specie di degenerato spettacolo ornitologico, eseguito dal solo maschio, senza alcuna femmina in vista – col lungo collo dritto, poi curvo, il becco abbassato, poi il collo di nuovo raddrizzato. Questo gli dava un senso di vergogna ma lui non poteva trattenersi, e lei non poteva capire, giacché in momenti del genere Hugh non trovava mai la parola giusta, la giusta erba acquatica.”

(Vladimir Nabokov, “Cose trasparenti”, ed. Adelphi)

Nell’iniziare “Cose trasparenti” non avevo grossi dubbi circa il fatto che mi sarebbe piaciuto, avendo una fiducia ormai cieca in Nabokov, sulla scorta dei diversi capolavori letti in passato. Le mie aspettative non sono andate deluse, la scrittura (traduzione) ammaliante di Nabokov ha colpito anche stavolta.

Hugh Person è un redattore di una casa editrice americana che, spinto da “qualcosa che a che vedere con le apparizioni degli spettri”, torna in un albergo di una cittadina montana in Svizzera, laddove, in due diverse occasioni del passato, aveva vissuto esperienza molto diverse ma entrambe decisive. La prima volta, a ventidue anni, c’era stato col padre, morto in circostanze originali. La seconda, invece, aveva conosciuto Armande, cioè colei che poi sarebbe diventata sua moglie e che egli, preda di “angosce oniriche” e di sonnambulismo, avrebbe poi ucciso mentre sognava di salvare un’altra donna. Scontati gli anni di detenzione e le cure psichiatriche poco efficaci, Hugh torna laddove il suo passato lo chiama, nel tentativo di rievocare quei giorni.

Nabokov, al solito, fa sfoggio di tutta la sua ironia e anche del suo sarcasmo, nel dipingerci quest’uomo piuttosto impacciato e le vicissitudini che lo portano a conoscere, oltre che la povera Armande, anche un’altra amante e il vanesio scritto Mr. R, che vive proprio in Svizzera e che, oltre ad essere la causa dei viaggi di Hugh in quella nazione, dà la possibilità a Nabokov di regalarci un ritratto pungente di uno scrittore pieno di sé.

In un continuo rimando tra sogni, immaginazione, ricordi e oggetti che, se osservati, rivelano il nostro passato in essi, Nabokov costruisce un gioiello che (ma non avevo dubbi) vale la pena di leggere.

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2 pensieri su ““Cose trasparenti” (Vladimir Nabokov)

  1. Trilce in ha detto:

    Stupendo. Grazie del post.

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