Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“La chimera” (Sebastiano Vassalli)

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“Antonia crebbe rapidamente, e, secondo quanto possiamo desumere dagli atti del suo stesso processo, crebbe bene: fin troppo, per la sua condizione e per i gusti dell’epoca. Nell’unanime riconoscimento della bellezza di Antonia da parte dell’inquisitore, dei giudici, dei compaesani e di quanti al processo parlarono di lei sembra quasi affiorare un turbamento, un’indignazione come in presenza di una colpa: che diritto aveva una ragazza del popolo – sembrano chiedersi in sostanza tutti costoro di cui s’è detto – e per giunta esposta, d’essere così bella? Non era forse implicito, in tale bellezza eccessiva e fuori luogo, un elemento scandaloso e diabolico: la ricorrente lusinga dell’antico tentatore dell’uomo manifestantesi “nella piccola voglia, ò neo, posta di lato del labro superiore sinistro”, nel “passo andante”, nell’armonia delle forme del viso e di tutta la persona? Perciò l’inquisitore Manini, al termine del processo, iniziò la sua arringa accusatoria con citazioni del Libro del Proverbi (“Exaltatio oculorum est lucerna impiorum peccatorum”, tutto ciò che piace troppo ai nostri occhi ci induce a peccati di empietà); e da un autore pagano, Giovenale. Che in una delle sue famosissime Satire aveva scritto “rara est adeo concordia formae atque pudicitiae”, cioè: bellezza e onestà raramente vanno d’accordo tra loro. Proseguendo l’arringa, l’inquisitore sviluppò poi il tema del carattere innaturale della bellezza di Antonia: che se non fosse stata opera del Diavolo – disse – non avrebbe potuto manifestarsi…”

(Sebastiano Vassalli, “La chimera”, ed. Bur)

Sia pure con qualche difficoltà, considerata la mole di opinioni, facezie e volgarità nel quale è immerso, il “mondo virtuale”, del quale questo blog fa comunque parte, riesce a regalare, talvolta, delle perle di bellezza, come nel caso della (mia) scoperta di Sebastiano Vassalli, autore che già conoscevo “di nome” e che più volte avevo sfiorato, senza mai decidermi a leggerlo. L’occasione, infine, oltre che dalla sua morte, mi è stata offerta da un frammento pubblicato, appunto, da una mia conoscenza “virtuale”, che stava leggendo “La chimera”, romanzo che ora, terminato dopo una tre giorni di immersione totale in esso, mi appare bello, nel senso più ampio che si può dare a questa parola che può apparire banale ma che in certi casi è quanto di più appropriato mi riesca di dire circa qualcosa che mi ha colpito.

“La chimera” è ambientato a Zardino, paesino scomparso del novarese, tra il 1590 e il 1610. Quando avevo letto il riassunto della trama mi ero lasciato un po’ scoraggiare proprio dalla dimensione cronologica, non essendo molto portato verso romanzi storici. Com’è giusto che fosse, il mio pregiudizio è stato spazzato via dalla prosa di Vassalli, che narra la storia di Antonia, nata appunto nel 1590 da genitori ignoti, abbandonata presso un istituto religioso, quindi etichettata come un’esposta, da lì tratta via da due contadini, Bartolo e Francesca, che la portano a Zardino e infine assurta al ruolo di strega da ardere, sulla base di invenzioni, dicerie, superstizioni, insomma quanto di peggio può esserci in un qualsiasi paesino (e non solo) anche oggi, ma che nel Seicento era evidentemente più terrificante.

In una bassa novarese sottoposta alla dominazione degli Spagnoli e al potere della Chiesa, Antonia paga la colpa di essere attraente e persino un neo sopra le labbra diventa un simbolo della sua stregoneria, dei suoi appuntamenti notturni con il Diavolo; ogni suo atto, sottoposto alla lente delirante dell’Inquisitore, è riletto contro ogni evidenza, al fine di dimostrare, appunto, la sua presunta qualità di strega. La sua sorta, a quel punto, è inevitabile e alla feroce folla, salvo qualche sparuta eccezione, non pare vero di riversare su di lei la colpa di un raccolto andato male, di una caduta, di qualsiasi evento avverso. L’ipocrisia tocca vette altissime negli esponenti della Chiesa, impegnati in lotte clandestine per il potere, ben più interessanti a raccogliere fondi dai contadini che alla cura delle loro anime, pronti a inventarsi un commercio di false Reliquie per farsi strada verso Roma. Il romanzo è spietato, sotto questo profilo, in pochi si salvano. Non certo il vescovo Bascapè, di fronte al quale la piccola Antonia svenne, e che vorrebbe trasformare tutti i cittadini in Santi. Sullo sfondo, a fare da partecipe contorno alla vicenda drammatica di Antonia, vi sono le razzie dei briganti, non sempre gentiluomini.

Antonia, quindi, è una di quelli che pagano colpe non proprie, una bellezza considerata eretica per ragioni ridicole, inesistenti, per esempio quella di rifiutare i nobiluomini del paese che avrebbero voluto farla propria e che, non accettando che lei possa essersi innamorata di un camminante (vagabondo, peraltro ben lungi dall’essere un benefattore), le rinfacciano ogni gesto, a loro parere sintomatico del suo essere strega.

In uno scritto del 2014, che è in coda nell’edizione Bompiani che ho letto, Vassalli spiega come fosse nata in lui l’esigenza di scrivere un romanzo che andasse a svelare la parte oscura del Seicento, un’epoca in cui la Provvidenza di manzoniana memoria, sulla quale già oggi sarebbe bene interrogarsi, non giunge a salvare un’innocente, e si palesa per un Nulla, che non a caso è il titolo del capitolo iniziale e di quello finale di “La chimera”.

“Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata d’ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo.

Tutto finito?

Tutto finito, sissignore. O forse no. Forse c’è ancora da rendere conto di un personaggio di questa storia, in nome del quale molte cose si dissero e molte altre si compirono, e che in quel nulla fuori dalla mia finestra è assente come è assente ovunque, o forse è lui stesso il nulla, chi può dirlo! È lui l’eco di tutto il nostro vano gridare, il vago riflesso d’una nostra immagine che molti, anche tra i viventi di quest’epoca, sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuare la paura che hanno del buio. Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per quest’unico motivo, così futile!: che non esiste. Come scrisse un altro poeta, di questo secolo ventesimo: “Questi, che qui approdò / fu perché non era esistente / Senza esistere ci bastò. / Per non essere venuto venne / e ci creò”.

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6 pensieri su ““La chimera” (Sebastiano Vassalli)

  1. un colpo al cuore, ho sofferto per Antonia ogni parola

  2. alessiofabbri in ha detto:

    L’ho adorato, molto ben fatto. Vassalli mi è piaciuto subito perchè ho scoperto in lui uno stile narrativo che è molto in sintonia con me. Fra gli autori contemporanei è certamente il mio preferito 🙂

  3. Che voglia di leggerlo!

  4. Pingback: “Marco e Mattio” (Sebastiano Vassalli) | Tra sottosuolo e sole

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