Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Il compagno segreto” (Joseph Conrad)

conrad

“Abbassai subito gli occhi. Non si addiceva certo al mio ruolo incoraggiare risa di scherno a bordo della mia nave. Si aggiunga, inoltre, che conoscevo poco i miei ufficiali. A causa di alcuni avvenimenti di nessuna importanza particolare, tranne che per me, mi era stato assegnato il comando della nave soltanto da una quindicina di giorni. Né sapevo molto del resto dell’equipaggio. Tutti quegli uomini erano insieme da diciotto mesi o giù di lì, e la mia posizione era quella dell’unico estraneo a bordo. Ne ho fatto cenno perché la circostanza ha il suo peso su quanto segue. Ma ciò che sentivo di più era il fatto di essere estraneo alla nave; e se devo dire tutta la verità, ero, in certo qual modo, estraneo persino a me stesso. Essendo io il più giovane a bordo (se si eccettua il secondo ufficiale), e ancora senza il collaudo di una posizione di grande responsabilità, ero propenso ad accettare come scontata la competenza degli altri. Dovevano semplicemente essere all’altezza del compito; ma, in quanto a me, mi chiedevo se mi sarei mostrato degno di quel concetto ideale della propria personalità che ogni uomo formula nel suo intimo.”

(Joseph Conrad, “Il compagno segreto”, ed. Bur Rizzoli)

Circa l’abilità di narratore di Joseph Conrad avevo già avuto, in passato, diverse prove, da “Cuore di tenebra” e “La linea d’ombra” al romanzo “Il caso”. Con “Il compagno segreto”, anch’essa storia ambientata sul mare, ne ho avuta ulteriore conferma. Conrad si muove a proprio agio nella dimensione breve del racconto, sviluppando una vicenda che, prendendo spunto da un fatto di cronaca, si presta a interpretazioni simboliche che vanno oltre l’avventura di cui sono protagonisti il Capitano-narratore e il fuggiasco Leggatt. Il tema del doppio, che così tante volte ha trovato ospitalità nella letteratura di tutti i tempi, è oggetto di questo racconto magistrale, che forse (a mio parere) pecca solo un po’ nella parte finale, ma che comunque si legge tutto d’un fiato.

Il Capitano-narratore, di cui non a caso non scopriremo mai il nome, si sente un estraneo sulla nave che comanda da pochi giorni; giovane, sa che tutto il resto dell’equipaggio è consolidato e, pur stimolato dal ruolo, avverte un senso d’inquietudine alla vista dell’immobilità immensa delle acque dinanzi a lui. A scuoterlo da questa situazione, giunge, appunto, il suo doppio, Leggatt, che letteralmente sbuca dagli abissi marini dopo essere scappato dalla propria nave. Leggatt, ex primo ufficiale, è reo di aver ucciso un marinaio in circostanze che, tuttavia, appaiono assolverlo agli occhi del Capitano, che non solo lo accoglie a bordo, ma lo nasconde nella propria cabina. Questo dà il là agli accadimenti fattuali e mentali del racconto. La “misteriosa comunione” che s’instaura tra i due uomini, la somiglianza anche fisica, diventa per il Capitano fonte sia di paure sia di una nuova e strana vitalità, quasi che solo vedendosi nell’altro egli possa riappropriarsi anche di sé.

“Stando attaccato alla biscaglina, come un nuotatore che si riposa, la fosforescenza gli guizzava sulle membra ad ogni minimo movimento; ed egli appariva spettrale, argenteo, simile a un pesce. Era anche muto come un pesce. Né faceva mossa per uscire dall’acqua. Era inconcepibile che non tentasse di salire a bordo, e alquanto preoccupante sospettare che, forse, non lo volesse. Le mie prime parole furono sollecitare proprio da quella perplessa incertezza.

– Che è successo? – chiesi con tono normale, parlando al viso rivolto all’insù, esattamente sotto il mio.

– Un crampo, – rispose senza alzare il tono. Poi, leggermente ansioso, – Dico, non c’è bisogno di chiamare nessuno.

– Non ne avevo intenzione, – risposi.

– Siete solo in coperta?

– Sì.

Ebbi la vaga impressione che fosse sul punto di mollare la scaletta per filarsela a nuoto sotto il mio sguardo – misteriosamente come era venuto. Ma, per il momento, quella creatura che aveva tutta l’aria di essere venuta su dal fondo del mare (era certo la terra più vicina al bastimento) chiese soltanto che ora fosse.”

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2 pensieri su ““Il compagno segreto” (Joseph Conrad)

  1. Il doppio, il compagno segreto….una lettura molto affascinante e segreta 🙂 celare qualcuno dentro il nostro cuore, nasconderlo cosi bene da farlo sembrare una parte di noi, come un braccio, non volersene separare ben sapendo che occorre lasciarlo andare ma al tempo e momento giusto…penso spesso a questo libretto e mi chiedo chi sia veramente questo compagno segreto 🙂 buona domenica.

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