Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

“Racconti di Pietroburgo” (Nikolaj Gogol’)

gogol

“Tutto qui è diverso che negli altri quartieri di Pietroburgo: qui non ci si sente né alla capitale né in provincia; ogni giovanile desiderio e slancio, senti che per le strade di Kolomna t’abbandona. L’avvenire non si spinge fin qui, qui tutto è quiete e ritiro, qui si trova tutto ciò che s’è depositato dall’agitazione della capitale. Qui abitano impiegati a riposo, vedove, la gente modesta che ha a che fare col Senato e che perciò s’è condannata qui per quasi tutta la vita; cuoche disoccupate che girellano l’intero giorno per i mercati, cicalano coi garzoni delle botteghe e mettono insieme ogni giorno cinque copechi di caffè e quattro di zucchero, infine tutta quella classe di persone che si può definire con una parola cinerea, gente che col suo vestito, colla sua faccia, coi suoi capelli e con i suoi occhi ha un aspetto come appannato, cinereo appunto, come che non sia una giornata di tempesta né di sole ma semplicemente così, né l’una cosa né l’altra…”

(Nikolaj Gogol’, estratto da “Il ritratto”, in “Racconti di Pietroburgo”, ed. Einaudi, traduzioni di Tommaso Landolfi)

Gogol’ è sempre un garanzia per me, lo è ancora di più quando è tradotto da Tommaso Landolfi. Nell’edizione Einaudi che ho letto, sono contenuti cinque racconti: “Il naso”, “Il ritratto”, “La Prospettiva”, “Il giornale di un pazzo”, “Il mantello”. Su un paio di questi avevo scritto, tempo fa, alcune brevi impressioni. Sugli altri, complice il caldo, preferisco tacere, lasciando la parola a Gogol’ stesso. Prima di lasciarvi a un altro estratto dai suoi racconti, aggiungo che, in appendice, ci sono due scritti dedicati a Pietroburgo e a Roma.

“Ma la cosa più strana sono i fatti che avvengono sulla Prospettiva. Oh, non vi fidate della Prospettiva! Io sempre mi avvolgo più stretto nel mantello, quando ci passo, e mi studio di non guardare gli oggetti circostanti. Tutto qui è inganno, tutto delirio, tutto è altro da ciò che sembra. Voi credete che quel signore che passeggia là in un soprabito di taglio eccellente sia molto ricco; neanche per idea: tutte le sue sostanze sono investite in quel soprabito. Immaginate che quei due grassoni che si sono fermati davanti a quella chiesa ne stiano giudicando l’architettura; niente affatto: essi ragionano di due corvi che si sono appollaiati uno di fronte all’altro in modo tanto buffo. Pensate che quel tipo passionale che agita le mani narri una certa storia di sua moglie con un ufiziale; niente affatto: egli parla di Lafayette. Pensate che quelle dame…ma delle dame fidatevi meno che mai. E guardatevi dal fermarvi davanti alle vetrine dei negozi: i ninnoli che vi sono esposti, son certo bellissimi, ma ci corrono fior di banconote. Iddio poi vi preservi dal guardare sotto i cappelli delle signore. Ha un bell’ondeggiare il mantello d’una beltà, io, per me, per nulla al mondo andrò dietro di lei a curiosare. Lungi, in nome di Dio, lungi dal lampione! E presto, il più presto che potete, passate oltre! È ancora una fortuna se avrete evitato che esso lasci gocciare il suo olio graveolente sul vostro elegante soprabito. Ma anche a prescindere dal lampione, ogni cosa qui respira l’inganno. Essa mente a ogni ora, questa Prospettiva, ma più che mai quando la notte colla sua folta massa vi scende facendo risaltare le mura bianche e giallastre delle case, quando l’intera città si tramuta in tuono e lampo, miriadi di carrozze si riversano sui ponti, i postiglioni gridano e balzano sui cavalli, e quando il demonio stesso accende le luci solo per mostrare ogni cosa in un fallace aspetto.”

(estratto da “La Prospettiva”)

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