Tra sottosuolo e sole

(Non) si diventa ciò che (non) si è.

Galeotto non è il libro

Circa lo sconfinato e multi-sfaccettato mondo amoroso, i libri non mi hanno insegnato pressoché nulla, e se qualcosa me l’hanno insegnato, l’ho appuntato lì, su un foglietto, per poi dimenticarlo dopo poche ore. Del resto i libri, in quanto oggetto, non possono insegnarmi nulla sulla materia, potrebbero farlo coloro che li hanno scritti quei libri, ma potrebbero solo se fossero me. Non essendolo, non possono, non è una scoperta tanto originale. Sì, qualche citazione qua e là, che porto con me come monito o speranza, quel che basta per sentire l’affinità con un altro essere che, altrimenti bardato e in altri luoghi caracollante, ha provato situazioni simili. Però nient’altro. È vero, il poeta ci racconta che il libro fu galeotto, che quei due poi non lessero più per dedicarsi ad altre faccende, ma, insomma, ce lo dice il poeta, cioè uno che mente. La colpa non è né del libro né di chi lo ha scritto, e nemmeno di chi lo ha letto, di chi lo ha regalato, di chi lo ha ricevuto, semplicemente non c’è colpa. E neanche rimedio.

Eppure, in un impeto di ottimismo che risollevi le sorti di questa caotica riflessione, mi sovviene, come lampo in cielo oscuro (eh, che metafore originali), l’idea che un paio di cosette qualche libro, anzi qualcuno che ha scritto libri, me le ha insegnate, solo che io poi me le scordo. Ad esempio, a non vergognarsi di sé stessi, a non scansare ciò che fa paura, ma queste son banalità, che con l’amore c’entrano relativamente. Ecco, se proprio dovessi trovare una chiosa finale, sceglierei (anzi la scelgo, che non si può sempre restare nel condizionale, sebbene sia bello, molto bello farlo) di chiudere affermando, sottovoce, che in trent’anni di letture sull’amore non c’ho capito niente, tranne che il disprezzo e il desiderio verso una persona hanno confini non così distanti, anzi spesso coesistono, proprio come, anzi proprio perché sono anche (e talvolta solo) lo specchio del disprezzo e del desiderio che nutro verso me stesso.

Tutto questo, però, alla data odierna. Domani cambierò idea, si sa.

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Un pensiero su “Galeotto non è il libro

  1. La poesia è una coperta più che una menzogna.
    Tiene caldi, in qualche strano modo, in qualche strano luogo.
    I libri credo che magari potranno non insegnare ma qualche percorso dentro lo tracciano, vuoi anche qualche sentiero di riflessione.
    Se cambi idea lo dici e ti credo, ma quella del confine tienila magari, che è vero che spesso di qualcuno, quel che si ama e quel che poi si arriva a detestare, coincide.
    Una cosa così.

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